Francesco RANAGADE Iurilli.

Francesco RANAGADE Iurilli.

Il Master della settimana.

 

fra_mareCari lettori di Swim4life, parte da oggi una nuovissima rubrica: Il Master della settimana”.


Fermamente convinti che “il nuoto è fatto da noi nuotatori”, vogliamo con questa sezione dare spazio e risalto agli amici del circuito supermaster che si sono distinti per bravura, simpatia e tutte le altre qualità che li rendono dei grandi nella famiglia del mondo clorato.

Una famiglia fatta di persone che vale davvero la pena di conoscere meglio!

Con personale onore parto da chi è stato uno dei miei stimoli a crescere e migliorare nella rana.


CHI È ?

Francesco Iurilli, 12-9-1975, M35, 190 cm per 85 kg. lunghezza attuale capelli 60 cm ca. Segni particolari: ranista con una discutibile somiglianza con l’attore Lorenzo Lamas che gli è costato il soprannome di RAnagade, nel mondo dei Master.
Nato sull’appennino tosco emiliano, a Porretta Terme dove d’estate, in tenera età, nella piscina comunale giocava a pallavolo in acqua con il padre, lo zio ed amici vari… nel ruolo di palla. Vive a Pomezia in provincia di Roma. Il percorso di studi lo porta a conseguire una laurea di primo livello in ingegneria informatica che sta tentando in tutti i modi di non utilizzare. Ha la passione per il mare e gli sport estremi ad esso correlati. Ha l’hobby del giardinaggio con particolare predilezione per le rose (da qui il famoso detto “sei splendida come la peggiore fra le rose di Ranagade). Gli piace la musica, ascolta classici e neoclassici del rock, adora il Blues, venera Clapton ed odia la tv ed il freddo. Anche lo sport in tv lo sopporta poco “l’attività sportiva è come la cacca, la faccio ma non la guardo” dice.

Ciao Francesco, prima di tutto raccontaci della tua storia natatoria.

Ciao a te, a tutti i telespettatori e coloro che poi ci leggeranno su Swim4life e che si staranno chiedendo perchè mai mi stiate intervistando. D’altra parte la mia storia natatoria è breve, pur prendendo origine dai classici corsi frequentati da bambino, e povera di particolari traguardi. Ma i lettori ancora non sanno che siete lungimiranti e che sono la nuova promessa del dorso mondiale. Scherzavo. Lo sono della rana.

Ad ogni modo, a parte i corsi da anatroccolo e gli insegnamenti di mio padre che mi portava a pesca di polpi e ricci, non ho mai seguito una carriera agonistica nel nuoto, dedicandomi invece ad altri sport. Per anni ho giocato a pallacanestro fino a militare in serie C. Ma la passione era e rimane il mare. Dal surf alla vela, dal windsurf al kite, appena posso e le condimeteo lo permettono, lo sport lo pratico al mare. Tornando a noi, il mio ingresso sul piano vasca avviene un po’ per caso. Lasciata la pallacanestro per ripetuti infortuni ed un calo di interesse, avevo bisogno di allenarmi, faticare e competere. Non sapevo nemmeno dell’esistenza dei Master.

Una sera del 2006, mentre mi trovavo nella vasca idromassaggio adiacente la piscina del centro sportivo che avevo cominciato a frequentare, vidi entrare una squadra composta da giovani ed anziani, rachitici e fisici scolpiti, sobri e fuori di testa seguiti da un energumeno con due cronometri per mano che sbraitava indicazioni, numeri e tempi (che ad oggi ancora faccio fatica ad interpretare). Incuriosito ho chiesto chi fossero e cosa facessero… “siamo i Master: ci alleniamo, facciamo gare, trasferte… cene (la parola magica)” e mi hanno proposto di provare. Le prime sere mi sentivo morire, 50 metri di seguito erano un’impresa mentre vedevo gli altri che macinavano chilometri. Ma ho stretto i denti ed ora ricordo come fosse ieri, e con piacere, quella sera che ha segnato una piccola svolta nella mia vita.

 

Come definiresti il tuo allenamento e come si articola?

Ahi… tocchi un argomento delicato. So che un atleta coscienzioso dovrebbe sapere cosa fa e perchè lo fa… ma non sono un atleta coscienzioso. E non sono un tecnico. Ad ognuno i propri compiti. La mia filosofia? “il coach mi dice quello che devo fare…. e io lo faccio!” Quindi lo definirei come un “atto di fiducia nel coach”. Oh, adesso come si articola è tutt’altro discorso. Se volete farmi raggiungere un risultato, non distraetevi, tenete il cronometro alla mano e non fate sconti. Sempre per via del fatto che non sono un atleta coscienzioso, tendo a nascondermi sotto i blocchi, a mimetizzarmi con le corsie e a contrattare sul numero di ripetizioni, tempi e recuperi. E soprattutto mi lamento… “non dico che non lo faccio, ma almeno lasciame lamentà” è diventato un tormentone che sdrammatizza i momenti di tensione nelle preparazioni più intense (si, insomma… quando il gioco si fa duro).

 

Anche se sembra superfluo, ci dici qual è il tuo stile preferito e perché?

Uh… in effetti è superfluo. Chi mi conosce sa che la rana è il mio stile preferito. Perchè?! Beh…. perchè non so nuotare altro! Si, insomma, è lo stile in cui vado meno peggio e faccio meno danni. In tempi non molto lontani ero famigerato per riuscire a gareggiare nei 100 RA, 100 SL, 100 MX e 100 FA con più o meno lo stesso tempo… e ancora accade per il 200 RA ed il 200 SL. Ma poi mi piace… tanto che dove non trovo gare a rana, sovente mi iscrivo ad una gara stile libero e me la faccio a rana, fra l’ilarità di qualcuno ed il disappunto di altri. Poco mi importa del piazzamento, mi guardo il cronometro.

 

Perché gareggi e soprattutto qual è stato l’evento stimolatore dell’agonismo in te latente?

Sicuramente le ragioni per cui gareggio sono molteplici. Diciamo subito che non credo ci sia stato un particolare evento scatenante che mi ha portato a dedicarmi all’agonismo. Probabilmente è solo una caratteristica che accomuna tutti gli atleti: la necessità di misurarsi. Come ti dicevo giocavo a pallacanestro e le partite erano la cosa più bella. Venuta a mancare questa, mi mancavano l’adrenalina, il piacere di mettere alla prova gli sforzi sostenuti in allenamento, mi mancavano le emozioni contrastanti… tanto la felicità della vittoria quanto la delusione della sconfitta che ti obbliga a maggiore impegno.

Il vuoto è stato colmato egregiamente dalle gare Master dove, oltre al fatto di riuscire ad appagare lo spirito di competizione, tutto è contornato da un clima goliardico e gioviale. Un ambiente fatto di gare e feste, staffette e cene, piscine e discoteche. Dove ti capita di essere chiamato a partecipare ad una staffetta dell’amicizia da un ex olimpionico. Un mondo in cui, nonostante il livello ormai molto alto, spesso il nuoto è l’ultimo degli argomenti che si affrontano e in cui puoi scoprire che il recordman di un certo stile (per privacy resto vago) è anche campione di rutti, o che un buon stileliberista è un eccellente produttore italiano di vini, e via così.

 

La tua vittoria più bella?

Ogni vittoria, ogni podio ed ogni volta che si sigla un “miglior tempo” è una vittoria. Oh, intendiamoci per gli amati del politically correct, per me l’importante non è vincere ma divertirsi… ma io a perdere non mi sono mai divertito!

Comunque la vittoria più bella è indubbiamente quando ho stabilito il record del mondo nei 150 Rana. A Gualdo Tadino nel 2008. (hahahahahahha n.d.r.)

 

Quando finisci una gara e il cronometro ti sorride… che succede in te?

Se all’arrivo il cronometro, il nostro rivale numero uno, ha avuto la peggio, c’è l’immancabile esultanza. Seguita poi dalla presa di coscienza che, raggiunto un traguardo, questo diventa un nuovo punto di partenza.

 

La sconfitta più cocente che hai subito?

Indubbiamente nel 2008, a Gualdo Tadino, quando all’arrivo mi hanno detto che il 150 Rana non è una gara del circuito.

 

Ogni nuotatore ha un sogno… qual è il traguardo che insegui?

Avvicinarmi ad eguagliare Aldo Caputi. Se non per record stabiliti, almeno per la longevità sportiva… e non.

 

Cosa pensi del mondo Master e come lo miglioreresti?

Il mio entusiasmo nei confronti di questo ambiente te l’ho già esternato. E non sono fra i Master da tanto tempo da poter avere la presunzione di suggerire migliorie. Per ora mi sta bene così, coi suoi pregi ed i suoi difetti.

 

Impegno significa sacrificio. La rinuncia maggiore a cui ti ha costretto il nuoto?

Ogni gara a cui mi iscrivo lo vedo, anche, come un impegno preso nei confronti della squadra. E’ capitato che delle gare fossero concomitanti con delle giornate particolarmente ventose. Ecco, perdere una mitica giornata di windsurf per una gara di nuoto proprio non mi va giù. D’altra parte il mare è ancora la passione più forte.

 

E qui invece puoi dire quello che vuoi… sfogati pure!

uh, beh! sfogarsi di cosa?! Piuttosto ne approfitto per i ringraziamenti di rito… e ringrazio tutti i telespettatori e coloro che leggeranno la trascrizione dell’intervista su Men’s Health, sulle riviste patinate per sole donne e le altre riviste di settore.

Ringrazio mamma e papà per avermi fatto bello e bravo, la mia fidanzata per sopportare trasferte chilometriche ed improbabili orari di allenamento, ringrazio gli Amici, per comprare i quali non bastano tutti i cammelli del deserto, ma ringrazio anche amici e conoscenti. Ringrazio chi mi sono dimenticato di ringraziare per non essersela presa. Ringrazio i vari Montini, Rolli, Bussotti, Marussig, Ramelli, Battiston etc… insomma i grandi nostrani ranisti di livello internazionale ai quali ho rubato cogli occhi e che tanto spesso mi hanno dato suggerimenti e consigli.

Colgo l’occasione oggi per ringraziare pubblicamente Mercatelli, Giorgini e Cordame per aver tentato in tutti i modi, ai Camiponati Italiani di Palermo 2008, di portarmi a podio con la staffetta mista… podio mancato di pochissimo. Non sapete, nonostante non essere riusciti, quanto abbia apprezzato. E soprattutto ringrazio Coach Mercatelli che ha il merito di aver preso un “atleta a secco”, avergli insegnato a galleggiare, ed averlo portato in breve a rasentare i 900 punti.

…signori e signore… lui era ed è, Francesco RANAGADE Iurilli!

Antonio Izzo

Antonio

Antonio

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