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VO2max: l’energia nel lavoro muscolare.

Intensità di esercizio e consumo di grassi

Quante volte abbiamo sentito parlare di VO2max? ma cos’è? C’è da fare necessariamente una spiegazione di base per arrivare alla risposta.
L’energia necessaria ai muscoli al momento di uno sforzo fisico, richiesta in automatico dall’organismo, arriva dalle scorte di carboidrati (glucosio plasmatico e glicogeno muscolare), proteine e lipidi (acidi grassi del tessuto adiposo e trigliceridi muscolari), in misure diverse a seconda di alcuni fattori e principalmente da:

tipo di esercizio (continuo o intermittente);
durata;
intensità;
stato di allenamento;
stato nutrizionale del soggetto;
stato di salute del soggetto (patologie metaboliche quali il diabete ad esempio, modificano l’utilizzo delle fonti energetiche).

Nell’attività fisica di bassa intensità, l’energia è fornita principalmente dal metabolismo lipidico con liberazione di acidi grassi dai trigliceridi del tessuto adiposo.

Gli acidi grassi vengono trasportati nel circolo sanguigno e vengono poi rilasciati nei muscoli, dove costituiscono il substrato per i processi ossidativi, ovvero i consumi energetici (nella foto a destra un allenamento in collegiale della nazionale Italiana).

Il metabolismo di acidi grassi si attiva a pieno dopo circa 20-30 minuti dall’inizio dell’esercizio fisico.  In ordine avviene il trasporto di acidi grassi dal tessuto adiposo, il trasporto nel circolo sanguigno, l’entrata all’interno delle cellule e poi nel mitocondrio.

Inoltre, all’inizio dell’esercizio vengono utilizzati principalmente gli acidi grassi ematici e solo successivamente, quando il loro livello plasmatico diminuisce, aumenta la liberazione di acidi grassi dal tessuto adiposo.

Riassumendo:

se l’attività’ fisica e’ di bassa intensità ma di breve durata, lipidi e carboidrati contribuiscono in egual misura alla richiesta energetica.

brstwidepullSe l’attività fisica è di bassa intensità ma si protrae per almeno un’ora, vi è un depauperamento delle riserve di glicogeno e maggiore utilizzazione di lipidi che arrivano a coprire l’80% della richiesta energetica.

La miscela metabolica varia in funzione dell’intensità del lavoro muscolare:

ad intensità più bassa, la principale fonte energetica e’ rappresentata dai grassi;

ad intensità più alta, l’utilizzazione dei grassi rimane costante, ma vi e’ un progressivo aumento dell’utilizzo di glucosio e glicogeno muscolare.

L’allenamento consente ovviamente di ottimizzare l’utilizzazione dei grassi a scopo energetico.

Nell’attività fisica di media o di moderata intensità, si riduce il ruolo degli acidi grassi plasmatici e aumenta l’energia derivante dal consumo dei trigliceridi muscolari fino a pareggiare il conto tra queste due fonti.

Nella transazione da riposo a lavoro sub-massimale, la maggior parte dell’energia è fornita dal glicogeno muscolare analogamente a quanto avviene nel lavoro ad alta intensità; nei successivi 20 minuti, il glicogeno di origine epatica e muscolare fornisce il 40-50% dell’energia mentre il resto viene garantito dai lipidi con un piccolo contributo delle proteine.

Col passare del tempo, durante un esercizio di intensità moderata, accade che il glucosio plasmatico diventa la principale sorgente energetica per quanto riguarda i carboidrati, ma la maggior parte di energia è fornita dai lipidi.

Se l’esercizio si protrae a lungo, il fegato non è più in grado di immettere in circolo il glucosio sufficiente a soddisfare le richieste muscolari e la glicemia scende.

In pratica:
vo2maxla fatica si manifesta quando c’è una riduzione dei liquidi estrema del glicogeno nel fegato e nel muscolo, indipendentemente dalla disponibilità di ossigeno a livello muscolare.

L’attività fisica di elevata intensità non può essere protratta per oltre 30-60 minuti anche nei soggetti allenati. Dal punto di vista fisiologico si ha liberazione di catecolamine, glucagone ed inibizione della secrezione di insulina. L’assetto ormonale che ne consegue, stimola la glicogenolisi epatica e muscolare.

Durante questo tipo di attività, il 30% della richiesta energetica è coperta dal glucosio plasmatico, mentre il rimanente 70% è coperto per la maggior parte da glicogeno muscolare (1 ora di attività porta alla riduzione dei liquidi del 55% delle scorte, 2 ore azzerano sia il glicogeno muscolare che quello epatico).

Inoltre l’elevata richiesta energetica causa l’aumento della produzione di acido lattico che si accumula nel muscolo e nel sangue inibendo la lipolisi nel tessuto adiposo.

CONCLUSIONE: il fattore limitante della prestazione sportiva è la disponibilità di ossigeno!

E quindi parliamo di VO2max: durante l’allenamento, l’atleta consuma ossigeno e tale consumo è costante. Se lo sforzo aumenta progressivamente, aumenta anche il consumo d’ossigeno. Ad un certo punto il meccanismo aerobico non sarà più in grado di fornire l’energia richiesta ed inizierà la produzione di acido lattico. Nonostante questo, il consumo d’ossigeno dell’atleta aumenterà ancora finché ad un aumento della richiesta energetica non ci sarà più incremento: a quel punto l’atleta avrà raggiunto il massimo consumo d’ossigeno e quindi VO2max!

Un allenamento che migliora il VO2max aumenta pertanto anche la capacità di utilizzare i grassi come fonte energetica primaria.

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Paco Clienti

Paco Clienti
Responsabile Redazione Swim4Life Magazine

1 Commento

  1. Paco

    C’è chi credeva che il Vo2max fosse uno sciroppo!!!

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