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IL MASTER DELLA SETTIMANA: ANDREA PANTALEI

IL MASTER DELLA SETTIMANA: ANDREA “PANTA” PANTALEI

Andrea_Pantalei_1di Antonio Izzo 

Nome Andrea

Cognome Pantalei

nome di battaglia Panta

Oltrenuoto: dottore in economia

Categoria Master M40 ultimo anno

misure fisiche h. x p 1.82 per 70kg 46 di piede

hobby: “bradipeggio”

quello che ami troppo generico…

quello che odi …anche questo ma metterei quello che detesto, l’ipocrisia.

Ciao Andrea, prima di tutto raccontaci come è iniziata la tua passione per il nuoto.

Andrea_Pantalei_3Passione nell’accezione “cristiana” del termine. Direi a due anni, quando mio padre mi porta al primo corso di nuoto. Da lì poi è stato uno sviluppo naturale o meglio una selezione naturale, ero secco, mani e piedi enormi, capoccione e qualsiasi altro sport provato sulla terraferma comportava una coordinazione psicomotoria che cozzava altamente con il mio essere fisico e si che ho provato (mio padre mi ha portato per manina) il calcio, la pallavolo, l’atletica ed anche il tiro con l’arco. Provato si e sui risultati avuti c’è ancora chi ridere (compreso me) anche se ho una partecipazione alle finali nazionali dei studenteschi nei 110 Hs…ma dovevi vedere che pinocchio che ero! il nuoto rimaneva l’unico sport che si adattava a me e che mi venisse abbastanza bene. Dai brevetti di cormorano alla pre-agonistica e poi all’agonistica è stato un “tapìrulant” (questo scrivilo come vuoi) ringraziando sempre Romolo Considera, come primo allenatore agonistico e poi come primo spronatore alla carriera di Master e Gianfranco Regaioli il “professore” alla Sergio De Gregorio, passando per Mauro Matteucci ed Anna Alvazzi (da grande … ci metterei anche il Lococciolo e Rainman Brugiolo).

Cosa significa per te il Nantes Ostiensis e che ruolo ha nella tua vita.

E’ una “creatura” che sento un po’ anche mia, non egoisticamente ma con affetto, la squadra, il gruppo, lo spirito con cui è nato il tutto ed il modo in cui è cresciuto e si è trasformato nel tempo. Eravamo Nantes Ostiensis anche prima di chiamarci tali e di fondare la squadra; lo eravamo dal 1996 circa anche se tanti sono passati ed andati via e tanti altri sono arrivati ed alcuni anche tornati. Ci sono nantessiani sparsi per l’italico stivale. Per questo mi accaloro ed alcune volte ci rimango male personalmente se le cose prendono una strana piega. Cosa rappresenta, direi il “mio giardino” cosi come il nuoto ed il nuotare, il luogo dove mi rifugio o dove mi riprendo o meglio mi perdo, dove si stacca dal quotidiano, dove ci si rigenera e ci si ritrova e possono passare giorni e mesi, o meglio tutti gli attimi che vuoi, ma è sempre come se tutto fosse accaduto un minuto prima.

Quando non vesti costume e cuffietta cos’altro fai?

Cerco costumoni e cuffiette! Scherzo, vivo ad Ostia, dove sono nato 43 anni fa, nella casetta acquistata con tanta fatica, divisa con il fratello piccolo, arredata e ristrutturata (l’attichetto tra la pineta ed il mare, si certo, la “via del mare” a tre corsie) lavorando come responsabile dell’ufficio acquisti della banca della Renault, ufficio diametralmente opposto a dove vivo, ossia dall’altra parte del grande raccordo anulare. Condivido quindi con molte persone la transumanza nell’andare e tornare da quella scrivania, pigro e bradipo direi.

Qual è lo stile che senti più naturale e quello che invece ti risulta più ostico?

Andrea_Pantalei_2Nasco ranista da bambino, poi diventato per scelta dell’allenatore perché allora era l’allenatore che sceglieva cosa tu fossi e non si discuteva! Da Master, stilliberista (50 e 100), due volte sul podio dell’Ironmaster M40 e davanti ho sempre avuto quel mostro sacro di “Cloro” Montini, mistista ed infine dorsista (ranista in staffetta). Forse quello che non digerisco meglio e nel quale non mi cimento è il delfino. Di veramente naturale, credo di sentire lo scioglimento a bordo vasca! Sono sempre “ultimo” ad entrare ed il doccione bollente a fine allenamento con tanto di strinature violacee all’uscita. Questo mi comporta di essere sempre l’ultimo anche ad uscire dallo spogliatoio tranne quando c’è “Ranagade” Iurilli.

Parlaci dell’agonismo che c’è in te. Dove nasce la tua voglia di metterti in gioco portandoti a gareggiare per tutta la penisola?

Non so se parlerei di agonismo in senso stretto, direi più che altro il gusto della “sportellata” o meglio del confronto con gli altri e con il tempo. In giro per l’italico stivale ci vado per il piacere di stare in compagnia. Devo essere sincero sono le mie piccole minivacanze.

La tua vittoria più bella di sempre?

Potrei dire il 200 stile di Città di Castello ai Campionati Italiani Master del 1999 (preistoria) per come è maturato ed anche perchè era la prima (ed unica) volta di un oro. Nessuno si segnò a quella gara per timore di confrontarsi con Massimiliano Gialdi ed io che facevo solo 50, 100 e 200 SL, mi ritrovai incredulo primo per mancanza di partecipanti! Da lì nacque il “TotoPanta”, ricerca demoscopica a partire dal mese Aprile dei partecipanti ai Campionati Italiani per gara e categoria al fine di salire sul podio! Funziona abbastanza ed in tanti me hanno iniziato a chiedermelo. Sono diventato una sorta di database dei Campionati Italiani.

Il momento più bello e più difficile dell’ultima stagione?

Partendo dal fatto che non credo che ci siano momenti belli o difficili nel senso che il nuoto, l’allenamento, le gare, è sostanzialmente puro divertimento in tutte le sue componenti, dalla fatica ai successi od insuccessi, perché a me piace nuotare, mettere la testa sott’acqua, salire sul blocchetto e rimbalzare da un bordovasca all’altro. Dicevo, partendo da questo, dovrei dire che coincide con gli ultimi Campionati Italiani, dove, essendo arrivato in pessime condizioni fisiche, ho rischiato il collasso nei 400 misti, ma sono arrivato a podio nei 100 dorso, salvando la stagione e grazie a Peppino Tiano che ha fatto come si dice a Roma,”sega”.

Quando finisci una gara e il cronometro ti sorride, cosa accade?

Se lo vedo sorridere devo aver assunto delle sostanze tagliate male! A parte gli scherzi, diciamo che rimango sempre sorpreso di quello che ho fatto ed alcune volte non ci credo e mi viene un sorriso da ebete, come la volta in cui nei 50 dorso al Forum (con costumane gommato) arrivo, guardo il tabellone e vedo: “primo cosia 4 tempo 29”46” e dico: “mortaci, è andata forte la corsia 4…ma la corsia 4 sono io!”

La sconfitta più dura che hai subito?

Sono pleonastico (se si dice così) ma non ci sono sconfitte perché il nuoto è divertimento ed anche se perdo, mi diverto. Rosico, ma mi diverto. Potrei parlare di una delusione forte in una staffetta mista ai Campionati Europei di Kranj 2007, dove siamo arrivati quarti per tre maledetti centesimi dopo una gara passata in testa. Quando mi ricapita più di salire sul podio di un campionato europeo?

Ogni nuotatore ha un sogno. Qual è il traguardo che insegui?

Record del mondo Master 95 nei 200 dorso! Sempre che Montini continui a fare rana e misti, anche perchè l’anno dopo arriverebbe Marco Orsini e me lo toglie di sicuro!

Cosa ne pensi dell’attuale movimento Master e in cosa lo modificheresti?

Andrea_Pantalei_4Hai detto bene, “attuale” movimento master. Non lo modificherei sostanzialmente, nel senso che essendo un movimento, vive di passioni e pulsioni di coloro che vi partecipano, motivati dalle più svariate situazioni. Direi che forse attualmente è un po’ dispersivo, ma è nella natura delle cose che crescono con il tempo. Quello che cambierei è la partecipazione della “base” al governo del mondo master, se riesco a spiegarmi, le “rappresentanze” degli atleti negli organi preposti, la voce dei tesserati che la maggior parte delle volte si ritrovano ad essere passivi rispetto a tutto quello che gli viene regolamentato attorno. Proprio per questo, ironicamente, in una serata ostiense negli spogliatoi del polo natatorio, si era avuta l’idea di far nascere “Assomaster” o i Mastercobas o la ConfinMaster che dir si voglia, con il grido di slogano tipo “mai più una Laterale dopo la terza successiva”, oppure “Vogliamo Raul Bova presidente”, o ancora “Il diritto al 400 Rana è per tutti” ed infine “categorie a peso e non ad età”!

Impegno significa sacrificio. La rinuncia maggiore a cui ti ha costretto il nuoto?

Si, è impegno e sacrificio e nonostante questo, riportando un anonimo master che alla fine di un 400 sl disse “questo è proprio uno sport ingrato che non ha rispetto per tutto quello che gli hai dato in passato e per quello che gli dai ora e basta che non ti alleni per un paio di settimane che annaspi faticando”, ti dico che mi piace e non ho rinunciato a nulla non rinunciando al nuoto!

Signori, era ed è, Andrea “PANTA” Pantalei.

Antonio

Antonio

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