morosini

Doping e controlli medici insufficienti la causa delle morti bianche nello sport!

E la verità stenta sempre a venir fuori.

Piermario Morosini (nella foto a destra), centrocampista del Livorno, è morto sabato 14 aprile, a soli 25 anni, dopo aver avuto un arresto cardiaco durante la gara di calcio di Serie B contro il Pescara.
Tra le prime indiscrezioni sulle cause che hanno portato alla morte di Morosini, si era parlato di una malformazione genetica al cuore e comunque di una fibrillazione ventricolare o aritmia cardiaca.
“Non ci sono situazioni macroscopiche evidenti che ci permettano di determinare le cause della morte di Morosini” ha però ammesso il medico legale Cristian D’Ovidio successivamente all’autopsia. Soltanto esami di carattere tossicologico potranno chiarire dunque le cause della morte del giovane calciatore.
Ma c’è di più. Pare che nelle operazioni di soccorso portate sul campo da gioco al verificarsi dell’emergenza, non sia stato usato il defibrillatore per rianimare il ragazzo inerme. Quando sono arrivato sul terreno di gioco per soccorrerlo – ha raccontato il medico del Pescara, Ernesto Sabatini – c’era già in azione lo staff del Livorno insieme al nostro massaggiatore. Io mi sono occupato solo del massaggio cardiaco. Il defibrillatore non è stato usato, anzi non sapevo nemmeno che ci fosse“. Questa versione è stata confermata anche dal primario dell’Ospedale Civile di Pescara, Leonardo Paloschia, intervenuto nei soccorsi e salito sull’ambulanza che ha trasportato in ospedale Morosini.

Dopo aver preso parte alle varie Nazionali giovanili, Morosini esordisce nella Nazionale Under21 nel settembre del 2006 e fa parte del biennio 2007-2009 degli Azzurrini con cui partecipa all’Europeo Under21 del 2009 in Svezia.

veronicaNello stesso giorno della scomparsa di Morosini, il mondo dello sport ha dovuto subire un’altra perdita “bianca” con la tragica scomparsa della pallavolista venezuelana Veronica Gomez Carabali (nella foto a destra),  27 anni, morta a causa di un arresto respiratorio!
Purtroppo il 24 marzo 2012 un’altra “morte bianca” si è verificata con la perdita del centrale ed ex azzurro di pallavolo Vigor Bovolenta, 37 anni, stroncato da un malore accusato nel corso della partita di B2 che stava disputando con la sua Volley Forlì contro la Lube a Macerata.
Ma non siamo ai primi casi di morti bianche nel mondo dello sport.
Nel 2005 Alem Teschale, professionista e campionessa in atletica leggera, muore a soli 17 anni per arresto cardiaco.
Nel 2009 il calciatore capitano dell’Espanyol, Daniel Jarque, muore a Coverciano, dove la squadra catalana era in ritiro. A causare la tragedia fu un attacco di cuore, che colpì il 26enne difensore.
Nel 2010 Simone Franchini, giocatore di Rugby dell’Halley Ercole Monselice, muore per arresto cardiaco mentre giocava la 9^ giornata di Serie B Mirano-Monselice. Aveva 28 anni.
Simile sorte toccò anche al 22enne calciatore del Siviglia Antonio Puerta nel 2007 ed al camerunense M. Vivien Foé nel 2003 che morì tragicamente in diretta televisiva durante il secondo tempo della semifinale di Confederations Cup tra Camerun e Colombia.
Purtroppo la lista è davvero lunga e ne stiamo citando solo alcuni.
Nel 2007 la morte del maratoneta Ryan Shay, deceduto a New York durante i trials statunitensi per la maratona olimpica di Pechino, aveva riportato alla luce il problema dei controlli medici preventivi e delle condizioni di gara proibitive, in particolare negli USA. Shay era infatti il terzo maratoneta a morire negli Stati Uniti in meno di un mese.
Dicembre 2009, Matteo Molent, 21 anni, giocatore di Basket del Friuli Venezia Giulia in serie C dilettanti, muore a seguito di un arresto cardiaco mentre giocava a Gorizia. Pare che nell’ambulanza al palazzetto non ci fosse il defibrillatore obbligatoriamente richiesto per cominciare una partita e che si sia dovuti attendere quello dell’ambulanza del 118!

Altro caso eclatante è Marco Pantani (nella foto a sinistra), a tutt’oggi l’ultimo Italiano ad avere vinto il Tour de France, nel 1998 (33 anni dopo Felice Gimondi) e l’ultimo ciclista in assoluto dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain ad aver vinto il Giro d’Italia ed il Tour de France nello stesso anno.
Escluso dal Giro del 1999 a seguito di un valore ematocrito al di sopra del consentito, Pantani risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda e, pur tornato alle gare non molto tempo dopo, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato. Caduto in depressione, morì il 14 febbraio 2004 a Rimini, per arresto cardiaco dovuto ad eccesso di sostanze stupefacenti.

Il caso Morosini è dunque solo l’ultimo, in ordine cronologico, di una lunga e storica serie drammatica! Ma dove sono le cause di queste morti bianche nello sport?

Nonostante la doppia testimonianza sul mancato uso del defibrillatore sul calciatore del Livorno Morosini, sono arrivate smentite della società del Livorno che in questa tragedia ha ritenuto opportuno commentare che è irrispettoso verso la memoria del calciatore alimentare una corsa alla ricerca di responsabilità, tenendo a specificare che le regole prevedono la presenza dei defibrillatori a bordo campo, ma non l’obbligo di utilizzarli…ma di cosa stiamo parlando? È morto un ragazzo di 25 anni! Ci sono responsabilità e motivazioni che muovono una tragedia del genere e vanno scovate e pubblicate!

Purtroppo le cause di queste tragedie sono molteplici.
Prima tra tutte è la mancanza di professionalità che contraddistingue in negativo l’attualità mondiale. Ci sono palazzi che crollano senza spiegazioni valide, navi che affondano per manovre errate, giovani che non vengono controllati a dovere nei test di visite sportive agonistiche e molto altro ancora. In tutti questi casi si parla di errori di progettazioni, mancanza di preparazione nel gestire situazioni di emergenza e mancanza di conoscenze per praticare la professione della quale si ha ruoli di alta responsabilità! Nonostante tutto, pseudo professionisti continuano a decidere della sorte di migliaia di persone.

Ma c’è da considerare anche la coscienza di alcuni atleti e preparatori atletici che vengono talvolta risucchiati in un vortice nel quale non è ammessa la sconfitta. In certi casi si è disposti a tutto pur di ottenere certi risultati, minimizzando i grossi rischi che si corrono per la propria vita! Ed ecco che si ricorre a sostante dopanti.

CuoreIn tutto ciò concorre indubbiamente anche la mancanza di informazione e di ammissione dei casi! Non si è mai sentito infatti che uno di questi sportivi sia morto per accertato uso di sostanze dopanti! Si tende sempre a coprire e lasciare i casi di morte con incerta causa, pur di continuare a coltivare evidenti interessi.
Si gioca con la vita degli esseri umani!
Fatte queste considerazioni, è da riconoscere infatti c’è chi non sa utilizzare un defibrillatore, chi non sa eseguire accuratamente una visita medica sportiva che dovrebbe far venire fuori eventuali difficoltà di un atleta e chi con molta leggerezza ed ignoranza distribuisce sostanze farmaceutiche pericolose per migliorare le prestazioni!
Il doping esiste in tutti gli sport ed in tutte le categorie, compreso il nuoto master! Inutile far finta di nulla e negare della possibilità che ci possano essere alcuni atleti che fanno uso di sostanze che “aiutino” a dare di più in una prestazione! C’è troppa superficialità e troppa disinformazione che alimenta il doping!
E c’è troppa superficialità nel non dare importanza alle visite mediche agonistiche, spesso non eseguite o fatte in maniera insufficiente a quanto previsto.
Già in un nostro articolo parlammo dell’importanza della vista medica agonistica da fare almeno una volta all’anno  e di come va eseguita (clicca qui per leggere l’articolo), ma ancora oggi c’è chi ritiene non importante eseguirla!

Carlo Varese, nuotatore master del Mediterraneo di Taranto fu colpito da un arresto cardiaco a seguito della sua prestazione in gara durante il 1° Trofeo Primavera di Bari nel 2011! Oggi Carlo Varese è salvo miracolosamente dopo numerosi giorni in coma, proprio grazie all’intervento di personale esperto ed addestrato e l’utilizzo di un defibrillatore! Ma c’è mancato poco e Varese non aveva fatto l’adeguata visita medica!

antonio_fuscoAntonio Fusco (nella foto a destra), atleta master del San Mauro Nuoto di Napoli, si è dovuto momentaneamente ritirare nel corso di questa stagione per un malore avvertito durante un allenamento. Fusco avvertì infatti un forte calore esteso alla testa, persistente ed inusuale, con conseguente malore alla testa. Uscito dall’acqua, recuperato l’affanno, si recò all’ospedale. Tremore agli arti, vomito ed ancora forte mal di testa furono i sintomi che Antonio Fusco avvertì durante la corsa al pronto soccorso dove gli diagnosticarono un’emorragia cerebrale lieve alla base del cranio, fortunatamente al di fuori del cervello. Il pronto intervento ed un periodo di riposo assoluto di oltre 15 giorni, ha salvato la vita di Antonio. Quello che mi è capitato non poteva purtroppo essere previsto – ha commentato Antonio – la visita medica sportiva è importantissima anche se non ti da affidabilità totale in quanto non prevede controlli accurati ed approfonditi che possano verificare se c’è davvero un rischio cardiaco sotto sforzo agonistico. In ogni caso ritengo necessario fare visite più frequenti e più accurate che possano realmente salvaguardare la vita di un atleta. Oggi Antonio Fusco sta lottando per tornare a nuotare poco per volta, anche se non potrà più essere un velocista. 

Quello della malformazione cardiaca è uno dei problemi più frequentemente riscontrati negli ultimi anni. Forse oggi l’organismo di uno sportivo viene messo troppo sotto stress, cosa che non accadeva spesso in passato. Forse oggi si pretende troppo dalle proprie umane possibilità. Ma forse si potrebbe fare anche di più per prevenire.

All’elettrocardiogramma (ECG) che misura l’attività del cuore ricostruendo il profilo delle correnti elettriche, sarebbe da implementare l’uso dell’Ecocardiografia poiché la prima causa di morte è rappresentata appunto dalla cardiomiopatia ipertrofica, patologia che è diagnosticabile solo tramite esecuzione di un ecocardiogramma, operazione minimamente invasiva e più specifica dell’ECG. L’esame ecografico del cuore, consente di esaminare la morfologia delle strutture cardiache (pareti, valvole, cavità) e di studiarne il funzionamento in movimento (contrattilità, flussi, portata).

Infine sarebbe da diffondere l’utilizzo dei Defibrillatori semi-automatici presso le strutture che ospitano eventi sportivi ma anche dove gli atleti si allenano!

Lilian Thuram, calciatore francese, Campione del Mondo e d’Europa con la sua nazionale l’ha scampata quando nel giugno 2008, in procinto di trasferirsi al Paris Saint Germain in quella che probabilmente sarebbe stata l’ultima avventura della sua lunga carriera, scoprì durante le visite mediche di avere una malformazione cardiaca!
Simile sorte toccò all’ex nuotatore Domenico Fioravanti, il primo italiano della storia a divenire Campione Olimpico nel nuoto in corsia e primo atleta a vincere la combinata 100 e 200 rana alle Olimpiadi! Durante la preparazione per i Giochi Olimpici di Atene 2004, dalle visite effettuate gli fu diagnosticata una ipertrofia cardiaca. A scopo precauzionale gli fu quindi impedito di proseguire l’attività agonistica.

Abbiate cura di voi, non siamo macchine!

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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