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Lo sport in vecchiaia, cosa comporta

L’attività fisica, l’elisir di lunga vita.

La società moderna, grazie ai recenti e progressivi sviluppi nel campo della ricerca medica, vede una sempre maggiore crescita di quella fascia d’età definita “anziana” che, se un tempo veniva collocata come inizio a 65 anni, oggi, dai Gerontologi, viene fissata in 75 anni per la fascia “anziano-giovane” ed 85 anni per quella “anziano-vecchio” (nella foto a destra, Nicola Nannavecchia, classe 1922, Leone Zilberstein, classe 1930, Luigi Maraffi, classe 1927, e Francesco Martini, classe 1943 della Partenope Nuoto).
Fermo restando che la vita sedentaria è il primo fattore di mortalità (circa 30%) per malattia cardiaca, cancro del colon e diabete, è chiaro che un corretto stile di vita, anche in vecchiaia, è in grado di ridurre la mortalità dovuta a queste cause. Pertanto, un qualsiasi cambiamento che comprenda un certo livello di attività fisica, l’abolizione del fumo di sigaretta, il controllo dpiramide_attivit_fisicael peso corporeo e della pressione arteriosa, agisce in maniera indipendente nel ritardare le cause di mortalità ed allungare, ma anche migliorare, la qualità della vita. I gerontologi infatti tendono a sottolineare che invecchiare in salute comprende l’equilibrio fra quattro componenti: salute fisica, salute spirituale, emozioni, istruzione e soddisfazione sociale.

È possibile ritenere che non più del 20% e forse meno del 10% della popolazione di Stati Uniti, Canada, Australia e Regno Unito, pratichi attività fisica regolare ad un’intensità da garantire un effetto benefico sulla salute e sull’efficienza fisica.

La riduzione dell’attività fisica legata all’età, anche se sconosciuta, sembra avere come causa un’alterata neurotrasmissione del sistema dopaminergico, che governa la locomozione. Una riduzione nel rilascio di dopamina è infatti responsabile della riduzione dell’attività fisica.
Ma come fa un anziano, sia che abbia sempre praticato attività fisica sin da giovane, sia che abbia cominciato tardivamente, a considerare sicura l’attività sportiva che svolge?
È costantemente all’attenzione di tutti, il verificarsi di morti improvvise, anche in atleti giovani, durante la pratica sportiva. Ma c’è da dire che l’incidenza di morte improvvisa è sensibilmente diminuita negli ultimi 25 anni, nonostante sia aumentato il numero dei praticanti sport. Uno studio condotto per 65 mesi su 2.935 praticanti attività fisica per un totale di 374.798 ore, correndo o camminando, per un totale di 2.726.272 km, non ha evidenziato nessun caso di morte improvvisa e solo due casi di complicanze cardiovascolari.
È chiaro che un’attività fisica più intensa, provochi un piccolo rischio di morte improvvisa (1 morte su 1,51 milioni di episodi di esercizio intenso), in particolare nei sedentari con una  particolare predisposizione.
È vero comunque che gli effetti a lungo termine di una regolare attività fisica sulla riduzione del rischio di morte, sono ben maggiori rispetto al verificarsi di ogni piccola complicanza cardiovascolare acuta. Ma è chiaro che i soggetti fisicamente attivi, hanno un rischio decisamente inferiore durante l’ attività fisica.

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Cristiano D Errico

Laureato nel 1998 in Medicina e Chirurgia e specializzato nel 2002 in Anestesia e Rianimazione con lode presso l’Università degli Studi Napoli ” Federico II”. Dirigente medico 2003-2007 presso Ospedale “S. Giuseppe Moscati” di Aversa e dal 2007 presso A.O.R.N. “A. Cardarelli” di Napoli. Dal 2004 inoltre convenzionato con l’ A.U.P. ” Federico II” Napoli. Consulente tecnico presso il Tribunale di Napoli, Membro della Federazione Medico Sportiva Italiana.