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Caos Doping: Gaia Naldini sospesa in via cautelare, ma la normativa non è chiara per i Master!

Caos Doping: Gaia Naldini sospesa in via cautelare, ma la normativa non è chiara per i Master!
Certificazione medica e dichiarazione preventiva al controllo non sono bastate, ma qualcosa non torna.

Gaia_Naldini_nuoto

di Paco Clienti
Dopo il frastuono con il caso di Mauro Rodella scoppiato a fine luglio, è arrivata un’altra pesante sanzione disciplinare per violazione delle normative antidoping. Gaia Naldini, ex nazionale Azzurra Assoluti, atleta esperta in Acque Libere più che navigata, praticante del settore Master FIN in cui ha trovato la possibilità di continuare a gareggiare dopo aver concluso la sua carriera professionista, è stata sospesa in via cautelare dalla Prima Sezione del TNA, in accoglimento dell’istanza proposta dall’Ufficio Procura Antidoping del CONI in quanto trovata positiva ad un controllo antidoping disposto dal Ministero della Salute (CVD) al termine della 50^ Traversata dello Stretto che si è disputata il 3 agosto 2014, gara tanto ostile quanto rinomata.
Quanto viene riportato da Gaia Naldini è agghiacciante perché conoscendo la sua vicenda ci si può rendere conto facilmente che tutti quanti gli atleti master possono essere squalificati da un giorno all’altro e questo perché evidentemente manca un’informativa chiara ed una formazione adeguata per un settore che essendo amatoriale, spesso prende sottogamba le normative antidoping che invece sono esattamente le stesse di quelle applicate nel settore professionistico. Ricordiamoci inoltre che stiamo parlando di atleti che coprono fasce d’età che vanno dai 25 ai 100 anni e molto probabilmente il 90% di questi, chi per una patologia, chi per un’altra, risulterebbe dopato ad un controllo! Da qui si comprende che forse la normativa Antidoping applicata ai giovani professionisti non può essere la stessa di quella applicata ai Master.
Ma il caso della Naldini non è riguarda quello di un atleta sprovveduta che non ha fatto caso alle normative. Gaia è stata sottoposta ad un controllo antidoping al quale ha preventivamente dichiarando i farmaci che assume regolarmente per contravvenire ad asma e ritenzione idrica di cui soffre, presentando regolare certificazione rilasciata da un medico sportivo nel presupposto che, in quanto master, nessun’altra comunicazione preventiva fosse dovuta, cosa che gli è stata confermata anche da chi le ha fatto l’esame antidoping e dal medico sportivo che le ha rilasciato i certificato!

Aprendo la normativa antidoping emessa dal CONI non si legge da nessuna parte cosa devono fare o non fare gli atleti che praticano il settore Master che non vengono mai citati all’interno della normativa, mentre il Regolamento Tecnico emesso dalla FIN per il settore Master non affronta l’argomento.
Norme_antidoping_MasterIl link pubblicato sul sito della Federnuoto relativo alla Circolare Riepilogativa del CONI, non funziona ne per quella pubblicata per la stagione 2013/2014 ne per quello relativo alla stagione 2012/2013 e su tutti gli altri documenti pubblicati, tra Normativa Antidoping emessa dal CONI, Regolamento di Giustizia Federale emesso dalla FIN e Regolamento Master emesso dalla FIN, non si chiarisce alcunché relativamente agli atleti del settore Master.
È chiaro che esiste una forma di poca chiarezza a riguardo relativamente agli atleti che praticano un settore amatoriale, sostenendo di tasca propria cifre economiche non da poco per tesserarsi, partecipare alle gare e tutto ciò che ne consegue.
Non è scritto chiaramente all’interno della Normativa, ma è “sottointeso” che il regolamento Antidoping vale anche per gli atleti Master in quanto sotto giurisdizione del CONI e quindi teoricamente, andando ad aprire la normativa, si può apprendere non proprio facilmente, tutto a cui bisogna prestare attenzione, dalle sostanze vietate alle procedure per dichiarare eventuale assunzione di farmaci. 
L’unica nota viene riportata nella Normativa Generale FIN nella quale si legge che g
li atleti di livello internazionale come da lista aggiornata RTP della FIN e gli atleti che partecipano ad eventi internazionali, devono richiedere preventivamente l’esenzione a scopo terapeutico (TUE) al Comitato di Esenzione della FINA, trasmettendo al CEFT CONI ed alla FIN copia della domanda e del certificato di esenzione. Gli atleti di livello Nazionale devono richiedere il TUE al CEFT del CONI inviando alla FIN copia della domanda e del certificato di esenzione. E questo vale per i professionisti. Gli altri atleti tesserati, compresa la categoria Master, devono richiedere il TUE al CEFT del CONI oppure possono presentare, in luogo della domanda di TUE, una Notifica di Intervento Terapeutico, da inviare entro i sette giorni successivi ad un eventuale controllo antidoping. Tale richiesta è necessaria anche per gli atleti della categoria Master in quanto anch’essi possono essere sottoposti a controllo antidoping secondo quanto previsto dalla legge 376/2000.

Se consideriamo tutti i praticanti del settore Master, quanti di loro hanno perfettamente compreso questa normativa?
Quanti di loro sanno che esiste?
Quanto di loro la conosco a fondo per poter affermare senza alcun dubbio come bisogna comportarsi in merito?
Nel caso della Naldini, il fatto che il medico preposto al controllo antidoping non conoscesse bene la Normativa Antidoping affermando che esistono differenze di regolamento per quanto riguarda gli atleti Master, a fronte delle patologie che possono sopravvenire con l’età, è molto grave. Grave perché poi è arrivata la sospensione e ciò significa che queste differenze non esistono!
Ed è grave fermare un atleta per violazione di un regolamento antidoping molto poco chiaro che pratica nuoto a livello competitivo ma amatoriale, autofinanziandosi tutto.
Gaia_Naldini_nuoto_02Nel 2013 sono stati eseguiti solo 276 controlli per gli atleti FIN, quindi si suppone tra Assoluti e Master, un numero a dir poco insignificante rispetto alla mole di atleti che alimenta i due settori, soprattutto i Master.
I controlli Antidoping ci devono essere e se ne devono fare molti di più di quanti ne vengono fatti ogni anno, ma molto probabilmente c’è qualcosa da rivedere.
Dopo vari tentativi di risolvere i suoi problemi di salute, Gaia Naldini ha gareggiato con la documentazione medica che riteneva sufficiente, ma evidentemente non è così. Ovviamente presenterà ricorso, ma intanto, come lei afferma «non poter nuotare per me è come morire».
Bisogna riflettere ed agire.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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