Gaia_Naldini_Mauro_Rodella

Gaia Naldini e Mauro Rodella scagionati e liberi di gareggiare!

Gaia Naldini e Mauro Rodella scagionati e liberi di gareggiare!
Riconosciuta la buona fede dei due atleti e giustizia è fatta.

Gaia_Naldini_Mauro_Rodella

di Paco Clienti
Il caldo mese di luglio del 2014 si era chiuso con una notizia che fece tantissimo rumore, quella della sospensione cautelare inflitta dal CONI a Mauro Rodella, M50 della Aquatica Torino trovato positivo al termine dei 50 stile libero del 28 giugno ai Campionati Italiani Master FIN di Riccione (clicca qui per leggere la notizia). Era solo l’inizio di uno dei periodo più interrogativi che il settore Master abbia mai attraversato visto che poche settimane dopo arrivarono in successione la sospensione cautelare anche per Gaia Naldini e Igor Piovesan.
Stiamo parlando di atleti di un certo livello, persone che nuotano praticamente da sempre per i quali risulta difficile accettare che gli stessi abbiano fatto uso di sostanze vietate per andare più forte!
Per Gaia Naldini il caso sembrava abbastanza chiaro sin dall’inizio. Come spiegato nell’articolo nel quale pubblicavamo la notizia della sua sospensione (clicca qui per leggerlo) e poi in quello dove veniva ufficializzata la richiesta del PM per la squalifica di un anno (clicca qui per leggerlo), Gaia soffre di alcune patologie che la costringono ad assumere dei medicinali che purtroppo risultano prodotti dopanti. Rimasta all’oscuro della procedura che avrebbe dovuto seguire presentando il modulo di esenzione denominato TUE a causa delle errate indicazioni del medico con il quale ha passato la visita medica agonistica, la Naldini si è trovata spiazzata alle analisi di controllo antidoping subite dopo la 50^ Traversata dello Stretto che si è disputata il 3 agosto 2014. I fatti racconterebbero che l’atleta non aveva nessuna intenzione di andare più forte ed è solo rimasta vittima di un sistema forse troppo poco chiaro nei suoi regolamenti, gli stessi adottati per i professionisti, argomento del quale avevamo discusso anche con il dott. Lorenzo Marugo, referente medico della Federazione Italiana Nuoto che volle intervenire contattandoci per rilasciare un’intervista a riguardo (clicca qui per leggere l’intervista al dott. Marugo).

Nonostante i fatti però, Gaia Naldini ha dovuto affrontare una trafila burocratica che ha influito negativamente non poco nella sua vita provata e sportiva. La sua sospensione in via cautelare è durata ben cinque mesi durante i quali ha dovuto subire ingiurie e commenti sulla sua persona da parte di un pubblico troppo severo, pronto a giudicare senza conoscere la persona e senza conoscere accuratamente la situazione. Poi la luce in fondo al tunnel a seguito dell’udienza che si è tenuta nella giornata di ieri, nella quale Gaia Naldini ha avuto la sanzione della nota di biasimo per il mancato rispetto della procedura e di conseguenza non ha subito nessuna squalifica!

Gaia come hai vissuto questi 5 mesi?
«Male, ho perso anni di vita. Nuotare è la mia vita e credo di aver sempre dimostrato correttezza e lealtà sportiva mentre questa è una macchia indelebile. Ma la mia passione è più forte di tutto, tanto che ho sempre nuotato e non mi sono mai fermata.»

Gaia_NaldiniTi sei sentita vittima di in sistema poco chiaro per i master?
«Assolutamente sì. Un rigo sperso in una normativa di 80 pagine sui tesseramenti non può essere considerato sufficiente. Se poi si pensa che nella nuova normativa 2014/2015 il riferimento ai master è sparito del tutto, fate voi! Sembrerebbe tutt’oggi che questa norma non c’è!»

Cosa rispondi oggi a tutti quelli che ti hanno dato della dopata senza conoscerti?
«Non mi curo di loro, ma guardo e passo.»

E a tutti quelli che invece ti sono stati vicini? Hanno fatto addirittura una cuffietta per te!
«Sai come si dice, “ricordati di chi ti è stato accanto nei momenti brutti, perchè sarà chi vorrai accanto in quelli belli”. Ecco ora è facile per tutti dirmi belle cose, ma mi ricorderò di chi c’è stato nei momenti brutti. Mi hanno aiutato tantissimo, non so se ce l’avrei fatta senza il supporto di tutti loro.»

L’altro caso è di Mauro Rodella ed anche per lui la situazione sembrava abbastanza chiara. L’atleta assumeva da pochi mesi alcuni medicinali per l’ipertensione senza averlo dichiarato ad inizio stagione, anche lui per errore di forma, ma nonostante la sua non sembrasse una colpa di chi voleva doparsi per andare più forte, è stato sottoposto ad una sospensione durata ben sette mesi, alla quale si sono uniti i numerosi commenti, alcuni dei quali sono stati pronti a gettare la croce su Rodella definendolo un dopato senza sapere il per come ed il perché. Ebbene anche per lui, a sette mesi dalla sospensione, è arrivata la sentenza del procedimento disciplinare del CONI che gli ha inflitto tre mesi di inibizione a decorrere dal 28 giugno 2014 e con scadenza al 27 settembre 2014, chiaramente già scontata. Il risultato della pena minima fa ben capire che il CONI ha compreso che il caso Rodella non fosse in realtà un caso di doping facendo emergere la sua buona fede. Infatti le indagini preposte hanno portato ad accertare che Rodella assumesse sostanze vietate in virtù di una cura medica per una patologia da lui realmente sofferta e che la positività alle analisi è stata dovuta solo alla sua negligenza riguardo l’effetto dei principi attivi del farmaco da lui assunto ed alla mancata conoscenza da parte sua della possibilità di richiesta del TUE. Per questi motivi il GIP presso il tribunale di Rimini ha disposto l’archiviazione della notizia di reato.

«È ripartita da qui la mia terza vita natatoria – ha affermato Mauro Rodella nella nostra intervista – La seconda ha avuto inizio quando ormai dieci anni fa, decidevo di rituffarmi in vasca volendo risorgere dalla mia vecchia vita, mentre la terza l’ho avuta una volta appresa la volontà del Tribunale di non voler procedere penalmente nei miei confronti. Il procuratore e gli esperti interrogati hanno ritenuto, come in effetti era, che la medicina che assumevo fosse indispensabile per la mia salute e che non era idonea ad alterare i risultati delle mie gare, ne’ che era stata assunta con quella finalità.»

Mauro_RodellaHai avuto, almeno in parte, giustizia nei tuoi confronti?
«I am doping free nel modo più assoluto! Mi ritengo uno sportivo corretto che gioca nel rispetto delle regole da sempre. Ora che anche la giustizia sportiva ha fatto il suo corso e che anche in quella sede hanno evidenziato che io abbia fornito oggettivi riscontri circa l’assunzione della sostanza specificata avendo dimostrato di essermi attenuto ad una terapia prescritta dal medico curante senza alcuna finalità di incremento della mia prestazione atletica, sono davvero sereno.»

Almeno dopo questa brutta esperienza hai appreso cos’è il TUE.
«Sono stato sanzionato con l’inibizione per mesi tre con decorrenza da giugno e quindi già scontati, perché ho comunque posto in essere una condotta omissiva. Avrei dovuto chiedere il TUE e non l’ho fatto in quanto non ero affatto a conoscenza di questo obbligo nonché del fatto che siamo tenuti a conoscere e rispettare la normativa WADA come i professionisti.»

Dopo la tua squalifica e quella di Gaia Naldini, sicuramente tutti i Master hanno saputo qualcosa in più in merito alle normative antidoping ed il TUE.  
«Adesso che questa parentesi si è chiusa felicemente mi auguro che quanto mi è accaduto possa servire a sensibilizzare tutto il mondo master sulla necessità di segnalare i farmaci assunti se vietati. Ovviamente data l’età, molti di noi atleti devono necessariamente assumerli e di conseguenza presentare il TUE.»

Per quello che ti è successo ti senti vittima di un sistema che era stato poco informatizzato?
«Non una vittima, assolutamente, ma dispiaciuto del fatto che a livello master non ci fossero informazioni sufficienti.»

Cosa senti di dire a tutti coloro che ti avevano accusato di essere un dopato?
«Che avrebbero dovuto aspettare di sapere e poi giudicare. Perché se avessero saputo avrebbero pensato e capito che sarebbe potuto accadere a chiunque!»

Quando ti rivedremo in vasca?
«Ai Regionali Piemonte a fine febbraio con un tranquillo 50 stile e un 50 farfalla.»

L’unico caso di doping nei master ancora aperto resta quello di Igor Piovesan, M40 della Rari Nantes Novara trovato positivo al controllo disposto dalla CVD al termine della Coppa Sachner Master disputata lo scorso 21 settembre a Laigueglia (clicca qui per leggere la notizia). La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping del CONI lo ha sospeso in via cautelare avendo riscontrato Norandrosterone e Noretiocolanolone nelle analisi, motivo per cui è stata richiesta la squalifica di due anni. Per conoscere gli esiti della vicenda Piovesan non bisognerà attendere molto ancora perché l’udienza per discutere il caso è fissata nella mattina di martedì 10 febbraio.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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