Bolognani sui Criteria: bisogna migliorare ancora tanto.

E sarebbe opportuno contenere le esaltazioni esagerate dalle tribune.

Criteria Nazionali Giovanili Invernali 2015 che si sono disputati da venerdì 20 a mercoledì 25 marzo presso lo Stadio del Nuoto di Riccione in vasca da 25 metri hanno prodotto tanto spettacolo con oltre 1900 atleti in gara dai 13 ai 20 anni dai quali sono venuti fuori anche diversi risultati interessanti che possono far ben sperare per il futuro del nuoto italiano. Si sono tuffati in gara atleti appartenenti a due differenti categorie Ragazzi per i nati e nate nel 2002 e nel 2001, due Juniores per gli anni 2000 e 1999 e una Cadetti per gli anni di nascita 1998 e 1997 che hanno realizzato complessivamente 15 nuovi record maschili e 10 femminili. Ed il successo è arrivato anche per la diretta streaming trasmessa per la prima volta sul sito web della Federnuoto che ha prodotto 330mila visualizzazioni e quasi 90mila utenti che hanno seguito appassionatamente da casa la manifestazione dedicata ai giovani nuotatori italiani. Ma quanto sono stati positivi questi Criteria? Si può fare meglio? Il vivaio del nuoto italiano può crescere di più e migliorare? Ne abbiamo parlato con Walter Bolognani, tecnico federale responsabile delle nazionali giovanili.

Sei soddisfatto di quanto emerso dai Criteria 2015?
«Senza alcun dubbio i Criteria rappresentano una manifestazione che suscita interesse non solo agli addetti ai lavori ma a tutto l’ambiente che circonda i ragazzi che nuotano. Dal punto di vista prestativo, mi è piaciuto molto il livello medio che è stato molto interessante. Forse è stato un pochino più valido quello maschile ma l’alternanza è normale e non è nemmeno significativa. Anche le punte sono state estremamente interessanti anche se ho notato che forse sono state inferiori numericamente rispetto al passato ma anche questo non lo ritengo un aspetto significativo. Tra l’altro è molto meglio che cresca il livello medio che avere delle individualità.»

Criteria Nuoto 2015-Team Veneto femminile C’è stato qualche atleta in particolare che ti ha colpito più di tutti?
«Preferisco non fare nomi. È evidente che ho fatto le mie valutazioni che possono essere chiare se si guarda ai risultati, ma non faccio preferenze perché non fa parte del mio modo di essere e del mio lavoro. È da dire che solitamente si fa un gran parlare di quegli atleti che sono arrivati primi o che hanno fatto record della manifestazione, ma non si nota mai quelli che sono arrivati dietro, magari secondi o terzi e che l’anno prima non erano nemmeno presenti ai Criteria tra i Cadetti. Quegli atleti sono quelli che fanno il balzo più grande di tutti. Ci sono diversi modi per arrivare al vertice e citare solo il primo diventa noioso.»

Cosa invece non ti ha soddisfatto pienamente di questa manifestazione?
«Ci sono più cose che non mi hanno soddisfatto pienamente, alcune tecniche e altre non tecniche. Dal punto di vista tecnico si vede che adesso i ragazzi cominciano a interpretare le gare in modo corretto, cercando di reggere fino alla fine della manifestazione senza sparare tutte le cartucce alla prima gara e questi sono importanti segnali di maturità per i quali va dato merito ai colleghi. Anche l’interpretazione delle fasi delicate della gara mi è piaciuta: la cura della nuotata negli ultimi metri, le partenze e le virate. Sono solo segnali però, perché manca ancora tanto lavoro per migliorare veramente. Infine, uno degli aspetti che mi è piaciuto meno è stato il notare l’esagerata euforia per i risultati maturati, non tanto dagli atleti in vasca ma dalle tribune. È assolutamente legittimo essere felici ed esultare ma a volte ci sono delle esagerazioni che ricordano altri livelli. Secondo me stona un po’ vedere che dalla tribuna esultano in un certo modo per le prestazioni di quelli che possono essere figli o nipoti e credo che bisognerebbe dare una misura a tutto. Siamo ad un Criteria e non ad un mondiale o un’olimpiade. Ripeto, non lo dico perché non si debba esultare, ma perché il messaggio che arriva al ragazzino che sta in acqua potrebbe non essere positivo ai fini della sua crescita. Un po’ più di moderazione non farebbe male.»

Quali aspetti pensi si possano migliorare al fine di far crescere meglio il vivaio italiano?
«Da qualche anno io mi muovo parecchio, cercando di visitare tutte le realtà nazionali il più possibile. Intendo le varie Regioni. Il miglioramento credo arrivi attraverso il confronto, gli incontri tra Federazione, Società e Tecnici, attraverso la spiegazione di un modello tecnico e metodologico che possa far funzionare bene la crescita del vivaio per tutti. Questo tipo di confronto è desiderato nella cosiddetta periferia e credo che il modo in cui venga organizzato oggi sia anche quello più semplice. Insomma è molto più facile che sia io a muovermi verso le Società e i ragazzi che non il contrario. Quindi io mi reco nei vari territori, apprendo la realtà locale e mi confronto con i colleghi al fine di poter far crescere quell’ambiente e devo dire che l’accoglienza che mi viene riservata è molto valida. C’è voglia di confronto e di miglioramento e questo è un grosso passo in avanti che abbiamo fatto rispetto ad alcuni anni fa.»

Spesso accade che alcuni talenti cresciuti in regioni poco curate a livello tecnico e poco acculturate sul nuoto, si perdano o siano costretti a sposarsi altrove per crescere. Come pensi si possa intervenire su questa falla?
«Riprendo un po’ ciò che dicevo prima e aggiungo che non ritengo necessario che un ragazzo in età giovane debba spostarsi per fare di più. Quando arrivi oltre i 18 anni è più comprensibile. Sui podi di questa edizione dei Criteria abbiamo visto atleti provenienti da più parti d’Italia e quindi è pensabile che i ragazzi possano venir fuori bene da qualsiasi parte d’Italia. Se il contatto e confronto tra Federazione, Tecnici e Società sono sempre più frequenti ed hanno sempre più importanza, si può lavorare bene per portare avanti delle dinamiche che possano permettere ai ragazzi di arrivare tra gli Assoluti. Oggi tra l’altro è molto più facile interagire e confrontarsi grazie anche alla tecnologia che ci supporta ed una mentalità differente. C’è voglia di confrontarsi e scambiarsi informazioni che facciano crescere tutti.»

Un altro problema è l’aspetto studi. In altri Paesi ci sono aiuti statali importanti che garantiscono agli atleti la possibilità di proseguire correttamente il percorso di studi e contemporaneamente crescere sotto l’aspetto competitivo. Guardando la nostra realtà, in che modo lo Stato Italiano potrebbe aiutare lo sport del nuoto in tal senso?
Walter Bolognani«Io credo che fino a quando il mondo dello sport e delle istituzioni politiche, CONI da una parte e Stato e Politica dall’altra, non avranno la possibilità concreta di confrontarsi e valutare la situazione, non faremo grandi passi in avanti. Servirebbe una politica che favorisca chi ha scelto la strada dello sport semplicemente perché anziché stare fermi a casa, alcuni ragazzi hanno deciso di fare qualcosa di più. Purtroppo nel nostro Paese lo sport è affidato a terzi e non gli viene data grossa importanza così come negli USA, in Inghilterra, o in Francia. CONI e Federazioni insieme alle Società sportive si stanno impegnando tantissimo per far crescere gli atleti ma purtroppo non c’è ancora il messaggio di interazione tra i due mondi. Faccio un esempio di una situazione che si verifica spesso: un giovane atleta fa gare e partecipa ad una manifestazione con grande sacrificio ed impegno e magari il giorno successivo alle gare viene interrogato. Ecco che l’atleta non viene rispettato per ciò che fa. Non dico che l’atleta debba essere giustificato o debba ricevere un 10 in pagella solo perché è un atleta, ma che venga compreso ed aiutato in certe circostanze per far si di farlo crescere sia sotto l’aspetto di preparazione sportiva che scolastica. Il nuoto non dà un futuro concreto ai ragazzi ed è solo una meravigliosa parentesi della loro vita, ma la situazione potrebbe essere vissuta molto meglio. Ho notato in alcune province delle sperimentazioni validissime, ma purtroppo siamo ancora troppo lontani dal realizzare qualcosa di importante. Deve cambiare qualcosa in politica anche se la cosa è molto difficile perché parliamo di un cambiamento di tipo culturale e noi in Italia siamo un po’ restii a cambiare. C’è sempre un motivo per non fare cose nuove anziché lanciarsi e provare a cambiare per migliorare.»

Come vedi il nuoto italiano da qui a 10 anni?
«Cerco di pensare a 10 anni fa e vedo che dei passi in avanti enormi ci sono stati sotto il punto di vista metodologico, dell’informazione, della cura degli allenamenti, della crescita culturale dei tecnici e quindi di tutto il movimento. Sono fiducioso che tra 10 anni colmeremo molte lacune e ritengo che la qualità resti medio alta. Sarà sempre difficile poter competere con Paesi come gli USA che sono molto più attrezzati di noi in quanto hanno numeri ed organizzazione diversa, un sistema che forse potremo assumere tra 110 anni e non 10. Sicuramente siamo sulla scia di Paesi organizzati meglio di noi come Francia e Germania. Basti guardare la Spagna che è cresciuta tantissimo perché ha rinnovato i modi di fare nuoto. Se guardiamo oltre il continente anche l’Australia è in poche parole un altro mondo, dove il nuoto è visto come il calcio qui da noi. Di Pellegrini in Italia ne nasce una al secolo. Non voglio fare un torto a Paltrinieri, Scozzoli, Magnini, Dotto, Orsi ed altri, ma lei dopo 20 anni in acqua ha ancora la bava alla bocca di volersi mangiare l’avversario. Merito a lei e chi l’ha fatta crescere, ma è da dire che qualche ricambio interessante c’è e mi rifaccio ai nomi citati prima. Tra 10 anni sicuramente non avremo necessità di guardare gli altri in Europa perché non avremo nulla da invidiare a nessuno, cosa che forse è già così, ma dobbiamo solo organizzarci un po’ meglio.»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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