I Master sotto accusa di doping dopo la positività di due atleti al Memorial Brunelleschi.

In realtà si parla di cannabis e forse bisogna andarci piano con le considerazioni.

Nel Nuoto Master italiano si parla nuovamente di doping. Stavolta però i due casi emersi in seguito ai controlli fatti al recente 7° Memorial Brunelleschi disputato a Ostia  il 6 dicembre 2015, hanno diversi punti sui quali riflettere a fondo, senza rischiare di essere superficiali. Mentre sono già tanti infatti quelli che hanno calato la scure sul movimento master, come è di cattivo costume soprattutto in Italia, facendo di tutta un’erba un fascio, e scusate se questa può sembrare una battuta nel caso specifico, noi cerchiamo di analizzare cosa è emerso.

Il CONI ha ufficializzato la sospensione in via cautelare degli atleti Valentina La Cava, M25 della Fonte Meravigliosa e Fabio De Silvestris, M30 della Panta Rei Sport, entrambi trovati positivi ai controlli fatti presso il Centro Federale di Ostia in occasione della manifestazione di Circuito Supermaster FIN e condotti dalla Nado Italia per il CONI sezione Antidoping.

In entrambi gli atleti è stata riscontrata la presenza di THC Metabolita>DL, ovvero la Cannabis, sostanza vietata secondo il codice WADA Antidoping per la quale i due atleti rischiano una squalifica. In base a questo primo riscontro la Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping ha provveduto, su istanza dell’Ufficio Procura Antidoping della Nado Italia, a sospendere in via cautelare i due atleti.

La prima domanda che salta fuori dal cesto è “Quanti controlli hanno eseguito a Ostia?”
I controlli costano non poco, o almeno questa è stata sempre la motivazione data per la quale di controlli antidoping se ne fanno pochissimi nel settore master, settore in cui fino alla scorsa stagione i controlli venivano fatti soltanto in occasione dei Campionati Italiani. Il 7° Memorial Brunelleschi è stata infatti la prima manifestazione della storia a ricevere la visita dell’antidoping. Ragionando sul fatto che i controlli costano tanto e che straordinariamente in una normale, seppur blasonata, manifestazione master sono stati comunque eseguiti, quanti controlli hanno avuto la forza economica di fare su oltre mille atleti che erano ai blocchi di partenza? Si suppone che non siano stati tantissimi ma evidentemente non è così perché i due atleti in questione non risultano tra i migliori della manifestazione.

Al di là di questo, stiamo parlando di Cannabis e non di Nandrolone, EPO o altro ancora che faccia supporre un atto voluto per andare più forti in gara. Insomma, i motivi per squalificare questi due atleti ci sono tutti secondo i regolamenti, ma da qui a calare la ghigliottina sul nuoto master italiano affermando che doparsi nei master è da sfigati in seguito ad un caso del genere, forse è un po’ esagerato. Doparsi è da sfigati in ogni categoria, che sia master, assoluti o rione della parrocchia. Qui però parliamo di due casi che riguardano due sfortunati atleti che hanno fumato una canna uno o due giorni prima della gara e sono stati poi messi sotto esame ai controlli antidoping inciampando in questa sospensione.

Come ha affermato anche il dott. Lorenzo Marugo della Federnuoto, dovrebbe essere ovvio anche per chi non è medico che la Cannabis non fa certo andare più veloci in gara e certamente non l’ha detto perché ritiene che il consumo di cannabis sia una cosa normale o perdonabile ma per affrontare l’argomento nel modo meno superficiale, così come noi aggiungiamo che sicuramente i due atleti in questione non ne hanno fatto consumo per andare più forti al Memorial Brunelleschi, ma molto probabilmente per prendersi uno sballo tra amici, e sicuramente non affermiamo questo perché riteniamo la cosa ammissibile.

Il fatto però è che questa vicenda non può essere un evento rappresentativo del fatto che i master in Italia si dopano e che pertanto non è giusto tirare fuori sentenze su una questione che dovrebbe essere ben chiara a tutti.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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