La camera di chiamata e i personaggi che la frequentano nel nuoto master!

Dal secchione al finto fuori forma, ecco come riconoscerli.

Molti di voi forse non lo sanno, ma chi vi scrive è passata dalla scuola nuoto alla corsia “Master” con la stessa velocità in cui Belen Rodriguez cambia taglio di capelli. In particolare, dopo ventuno giorni esatti delle mie prime bracciate come Master, mi sono catapultata stile kamikaze in una gara, anzi due, facciamo quattro! Ebbene si, due individuali e due staffette e in vasca “lunga”!
Ci tengo a sottolineare che l’unica volta che ho visto una piscina lunga 50 metri era da spettatrice e che solo la vista di quell’immensità mi metteva ansia. Ho dovuto chiedere l’accompagnamento (il riferimento alla terminologia della relativa indennità non è a caso), con tanto di scorta delle compagne di squadra per tutta la giornata. Perché se per farmi entrare per la prima volta in una piscina con l’acqua profonda oltre un metro e mezzo hanno impiegato un mese e tre istruttori di scuola nuoto diversi, per convincermi a tuffarmi in un’altra dove addirittura non si tocca, sono state impiegate tutte le abilità del mio allenatore che, poverino, ad un certo punto sfinito, ha promesso di lanciarsi egli stesso in acqua in caso di difficoltà.

Sulle prime nessuno voleva spiegarmi cosa esattamente avvenisse prima di salire sul blocco. La Camera di Chiamata è una di quelle. Anche lì sono stata portata per mano e mi ci sono voluti pochi secondi per capire che mi trovavo in un microcosmo, dove le cose funzionavano esattamente come nei corridoi della mia Università il giorno degli appelli. È stato in quel momento che il Karma si è rivolto contro di me, trasformandomi da “secchiona saputella” del campo universitario ad “ultima della classe” dell’ambito nuoto.
Di personaggi che frequentano la Camera di Chiamata atleti ad una competizione, ce ne sono diversi e soprattutto nel settore Master, se ne riconoscono almeno tre specie tra quelle più largamente diffuse!

Il “Secchione”
Difendo la categoria, che sia chiaro. Arrivavo in sessione d’esame senza nemmeno un appunto, tutta in tiro con il mio outfit impeccabile e pronta a qualsiasi domanda. Nel nuoto è uguale e quindi riconosco subito un secchione anche in questo ambiente! Costumone Speedo ultima collezione fluo “Che tanto il mio fisico é perfetto e non temo la prova – si vede anche il brufolo sotto la coscia”. Sicuro di sé, il secchione del nuoto non ha bisogno di confrontarsi con nessuno, né di interagire; gli altri sanno che c’è e già stanno tremando; occhi fissi e cuffie da millemila euro attaccate ad uno smartphone che vibra incessantemente dentro la tasca della felpa con lo sponsor. Non gareggia contro gli altri ma solo contro sé stesso; il suo obiettivo non sono le medaglie ma abbassare il proprio tempo, fosse anche di un solo centesimo. Non si è visto in giro per tutta la giornata, lo davano quasi come assente ed invece sa anche quando apparire e confondere tutti gli altri. Lui c’è, quindi, lasciate ogni speranza, chiamate la mamma e salutate i compagni di squadra, la fine è vicina.

Il “Fuori forma”
Avendo più conoscenza dei libri che dei blocchi di partenza, la similitudine migliore deve essere per ragion d’esperienza, estrapolata da quella accademica. Ma ve lo ricordate quello che arrivava a scuola o in sessione di esame tutto sudato, che faceva venire l’ansia anche a Gandhi, che senza che voi accennaste una minima smorfia di interesse era lì a ripetervi: “Non mi ricordo niente, stavolta se prendo un 18 bacio il professore, non ho studiato le note all’appendice della seconda parte speciale e mi sento in colpa per aver preso un pomeriggio di pausa”?
Roba che io iniziavo a fulminarli con lo sguardo già al secondo monosillabo! Quando ho visto la versione acquatica del finto impreparato, mi è venuto d’istinto andare da lui e dire: “Scusa ma tu frequentavi Giurisprudenza alla Federico II?”
In via preventiva ha tutto, soltanto nel giorno della gara: crampi ai gemelli, convalescenza da influenza non ancora terminata, una o entrambe le spalle fuori uso, il raffreddore, l’allergia al cloro, la sesta malattia, è astigmatico, sta a dieta e quindi deperito, l’ha lasciato la fidanzata e quindi è depresso e per di più oggi è il compleanno della nonna, morta dieci anni prima a 103 anni, motivo per cui si sente malinconico.
camera-chiamata-nuoto-masterPoi va sul blocco di partenza, fa la gara perfetta e strappa il tempone e tu vorresti aspettarlo appena dopo la scaletta solo per piazzargli uno sgambetto epico.

Il “Sono qui ma vorrei essere altrove”
Non sa il perché ed il per come, ma è lì, in piscina, per fare gare. Digestione ancora in corso, sorride mangiucchiando cioccolato (deve fare il pieno di energie) salutando tutti. Se ne frega del costume da gara ed arriva in camera di chiamata col costumino con l’immagine del suo cartone animato preferito stampato sopra, con il laccio che penzola e nessuna attenzione ai “mood” di stagione. La depilazione per lui è “Rroba da donne”, il cellulare ce l’ha sul palmo della mano, ma certamente non per far partire la playlist con la sigla di Rocky IV, ma per memorizzare l’indirizzo dell’osteria dove ha appena prenotato la cena per sé e per altri 20 atleti Master. Non sai di che squadra è, perché lui è patrimonio universale di tutte le squadre, conosce tutti e parla con chiunque, arriva per primo in piscina e se ne va per ultimo, saprebbe indovinare il nome e cognome di una giovane atleta guardandola solo “alle spalle”. È lo spirito Master per eccellenza, quello che si allena con costanza, ma per puro piacere, che gareggia con risultati di tutto rispetto, ma per puro divertimento. Alla fine, che si vinca o si perda conta davvero poco, ci sarà un’altra gara, un’altra camera di chiamata, altri amici da rivedere ed altre cene innaffiate da buon vino da organizzare!

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Giusy Cisale

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