L’Alex Di Giorgio che non ti aspetti!

A Rio difenderà i colori Azzurri nella staffetta 4×200 stile in quella che sarà la sua seconda Olimpiade, sognata e agguantata con i denti.

Ha respirato l’aria olimpica a Londra quattro anni fa. Romano, un palmares che vanta un argento a Debrecen nel 2012 nella 4×200 stile e tre ori ai Giochi del Mediterraneo di Mersin 2013, oltre che due record nei 200 e 400 stile segnati nel 2012. Alex Di Giorgio, classe 1990, Capitano della squadra più blasonata d’Italia, è riuscito ad agguanta la convocazione alle Olimpiadi di Rio dove darà il suo contributo in quella 4×200 stile che tante glorie ha raccolto negli anni addietro, sulla quale tanto si è lavorato negli ultimi anni e per la quale il pass olimpico è arrivato solo due mesi fa agli Europei di Londra.

Fisicamente sembra un modello, di persona appare molto riservato e questo incuriosisce fino al punto di tentare di scoprire le diverse spigolature della sua personalità.

Sei alla tua seconda Olimpiade in quanto hai respirato l’aria dei cinque cerchi a Londra. Quali sono le tue aspettative per Rio? Potresti definirla l’Olimpiade del riscatto?
«Si può sempre fare meglio. Alle Olimpiadi di Londra 2012 avevo fatto il mio personale nella 4×200 stile ed ero praticamente un esordiente. Per me quella è stata un’esperienza pazzesca! Per pochi centesimi non andammo in finale, ma gareggiare in quel contesto è stato  spettacolare. A Rio ovviamente cercherò di dare il mio contributo per raggiungere la finale Olimpica e sono convinto che sia un risultato alla portata della nostra squadra.»

Come ti stai preparando fisicamente e mentalmente a questo appuntamento?
«Non appena ho avuto la certezza della mia convocazione per le Olimpiadi di Rio, mentalmente “ho resettato” tutte le tensioni e tutte le paure che inevitabilmente noi atleti accumuliamo per lunghi periodi della nostra stagione.»

alex-di-giorgio-swim4life-magazine-002Che tipo di accoglienza ti immagini a Rio?
«Immagino che sia a Santos, nel ritiro pre olimpionico, che a Rio, sul campo gara, troveremo un’accoglienza calorosa. Per quanto riguarda la dimensione nella quale si vive nel Villaggio Olimpico, ebbene, stare fianco a fianco a dei grandissimi campioni del nuoto come Phelps e Lochte, oppure dell’atletica come Bolt, per non parlare dei fenomeni dell’NBA che ci delizieranno nel basket e tanti altri immensi atleti, è un qualcosa che non si può descrivere in poche parole. Posso solo dirti che mi sento onorato di far parte di questa spedizione di quasi trecento atleti azzurri che si confronteranno con gli atleti più forti e famosi al mondo!»

Sei il capitano dell’Aniene, hai una vita trascorsa praticamente in vasca, come vivi questo ruolo e questa condizione?
«Il nuoto è uno sport completo, sia dal punto di vista dello sviluppo fisico che dal punto di vista della completezza dello sport in se stesso: si gareggia singolarmente e si gareggia nelle staffette. E poi c’è la classifica a squadre ai Campionati Italiani, Assoluti, o di Categoria, o per il Campionato a Squadre. Si gareggia per dare il massimo, non solo per se stessi, ma anche per la propria Società di appartenenza. Io ho la fortuna di essere tesserato da sempre per la squadra più forte in Italia e sento enormemente ed orgogliosamente la responsabilità di esserne anche il capitano! Avevo tre anni quando mi hanno “buttato” in acqua all’Aniene e tra qualche giorno, il 28 luglio esattamente, compirò 26 anni. Ventitre anni di nuoto sono tanti e con la stessa società sono un vanto per me.»

Come vedi il gruppo della nazionale Italiana? C’è qualcuno che fa un po’ da mentore, una persona da cui andare per dei consigli o per farsi tirare un po’ su all’occorrenza?
«Il gruppo della nazionale italiana è un miscuglio di atleti, tra più esperti, giovani e giovanissimi. Grazie anche all’aiuto dei tecnici, dei dirigenti, dei fisioterapisti, ci si carica al meglio per dare poi il massimo in acqua. Tutti sono importanti, dal primo all’ultimo esponente del gruppo e di sicuro anche in questa nuova avventura Azzurra avremo molte cose da osservare, da memorizzare, da imparare.»

Sulla 4×200 sono riposte molte speranze, ti senti sotto pressione?
«Come ti ho accennato in precedenza, ritengo la nostra 4×200 stile decisamente competitiva e penso che tutti i componenti che saranno impiegati in questa staffetta faranno di tutto per ottenere un risultato esaltante. Dal punto di vista personale, non mi sento assolutamente sotto pressione, anzi, questa convocazione mi ha dato una carica adrenalinica oltre che positiva da riversare in acqua.»

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Come hai vissuto i giorni e le ore precedenti la pubblicazione delle convocazioni, trovi qualche sorpresa in questa rosa di atleti?
«I giorni e le ore precedenti la pubblicazione delle convocazioni sono sempre elettrizzanti, per non usare altri termini. Diciamo che ho maturato una certa esperienza in questo campo e guardando i miei risultati di tutto l’anno agonistico 2015-2016, ero sufficientemente ottimista oltre che preparato ad ogni evenienza. Comunque la situazione era un po’ come quando si andava a scuola a fine anno per scrutare i quadri che decretavano le promozioni o le eventuali bocciature. Ecco, una volta che il nostro nome stava per così dire, nella casella giusta, solo allora ci si poteva rilassare e così è stato anche in questa occasione vedendo il mio nome nell’elenco dei convocati! Le sorprese? Speriamo che siano le medaglie italiane del nuoto le sorprese più belle.»

alex-di-giorgio-swim4life-magazine-003Utilizzi molto i social media, io stessa ti ho conosciuto prima attraverso Facebook e Instagram prima di incontrarti di persona. È solo puro esibizionismo o c’è di più?
«I social network ci accompagnano nella nostra vita. C’è chi li usa di più e chi li usa di meno, chi li usa apertamente e chi di nascosto, ma tutti sbirciano quotidianamente in questo variegato mondo dei social media. C’è chi li usa per motivi pubblicitari, chi per informare, chi per offendere, chi per sfogarsi. Io non ti nego che frequentemente durante la giornata sono a stretto contatto con il mio cellulare, ma forse per mia fortuna o per quella di chi mi circonda, il mio sport non prevede “collegamenti”.» – risponde sorridendo

Dal vivo sembri un ragazzo molto sensibile e vulnerabile. Ti ricordi l’ultima volta che hai pianto e quella in cui hai riso a crepapelle?
«Tutti siamo vulnerabili quando ci si espone in prima persona. L’invidia e la cattiveria fanno parte di questo mondo e c’è sempre il rischio di incappare in qualche soggetto che cerca di screditarti, oppure che cerca di vivere di luce riflessa. Non bisogna cambiare le nostre abitudini solo perché qualcuno si mette di traverso sulla nostra strada. Non vorrei fare un paragone improprio, ma basti pensare agli ultimi tragici avvenimenti inerenti i numerosi attentati terroristici: non possiamo cambiare le nostre abitudini e le nostre necessità solo perché qualcuno vuole imporci un diverso stile di vita. In ogni caso è vero, hai colto nel segno, sono una persona molto sensibile. Posso solo dirti che chi mi conosce nel profondo sa che sono disposto a dare l’anima per le persone alle quali voglio bene. Sono poco diplomatico e in un mondo nel quale l’ipocrisia e la falsità la fanno da padroni, non è certo l’ideale. Aggiungo solo che per me gli affetti più cari sono fondamentali per la mia serenità e la mia crescita. L’ultima volta che ho pianto è stata poco più di un paio di mesi fa, appena ho messo piede a Roma di ritorno dai Campionati Italiani di Riccione di aprile. Ero su un letto d’ospedale e per un serio problema fisico, stavo vedendo svanire il mio sogno Olimpico. Per fortuna, ho avuto vicino delle persone eccezionali che mi hanno aiutato a non deprimermi e mi hanno dato il supporto necessario per uscire da una situazione veramente disperata. A loro devo la mia gratitudine eterna ed il mio affetto incondizionato. L’ultima volta che ho riso a crepapelle è stata in una cena di qualche giorno fa, proprio per festeggiare con quasi tutte queste meravigliose persone (qualcuno non era potuto venire) la mia convocazione per i Giochi Olimpici di Rio.» 

alex-di-giorgio-swim4life-magazine-004Sei figlio unico ed hai iniziato a nuotare a 3 anni. I tuoi genitori ti hanno mai fatto pressioni per spingerti all’agonismo?
«Essere figlio unico ha pregi e difetti. Mia mamma giocava a Basket e mio papà a calcio quando avevano la mia età, quindi fortunatamente sono cresciuto con due genitori che essendo stati dentro lo sport, hanno saputo spalleggiarmi nei momenti in cui ero anche ad un bivio tra allenamenti e scuola. Sotto pressione forse a volte, per la paura di deluderli, ma col tempo, crescendo, ho capito che la responsabilità me la sono presa io nel momento in cui ho deciso di fare questo sport ad alti livelli. Loro, come il mio staff, il mio allenatore e chi mi prepara tutti i giorni, mi accompagnano fino al blocco di partenza, ma poi in corsia sono solo io vicino ad altri sette. Le Olimpiadi, per l’esperienza che ho vissuto io, posso dire che sono un appuntamento che senti da dentro se è tua, è un’occasione che capita ogni quattro anni per pochi di noi.
Spesso è capitato che all’interno del quadriennio olimpico, molti atleti hanno fatto dei salti di qualità notevoli, ma che poi purtroppo non sono riusciti a consolidare nell’anno forse più importante ed ambito per noi.»
 

Caro Giorgio, alla fine di questa chiacchierata, ho un’ultima domanda. Anzi, fatti una domanda e datti una risposta!
«Questa chiacchierata è stata molto piacevole! Gli argomenti trattati sono stati molteplici e di questo te ne sono grato: svariare su temi sportivi, personali e di carattere generale, ha permesso alle mie risposte di essere meno scontate. Quale domanda avrei voluto che mi facessi? Si, farò come Marzullo, fatti una domanda e datti una risposta – afferma sorridendo – Chiedimi se sono felice!?! Sì lo sono, ma non abbastanza! Tornando da Rio vorrei poterti dire che sono molto ma molto più felice di quando sono partito. Ovviamente per aver ottenuto un grande risultato con la 4×200 nel fantasmagorico Acquatics Stadium di Rio De Janeiro!»

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Giusy Cisale