Federico Morlacchi racconta le infinite emozioni della conquista delle Paralimpiadi!

Da Rio è tornato con quattro medaglie e adesso si gode il riposo del guerriero

Rio doveva essere il luogo sacro dove consacrarsi definitivamente e Federico Morlacchi non ha mancato l’appuntamento: una medaglia d’oro e tre d’argento sono il riassunto sintetico ma non esaustivo di quello che l’atleta allenato da Max Tosin è riuscito a fare. E non dopo quattro anni di duro lavoro, ma bensì dagli inizi della sua carriera e della sua prima presenza in nazionale, in occasione del Trofeo Internazionale Settecolli del 2008, un lungo percorso che l’ha portato ad essere l’atleta che è diventato oggi, dopo una Paralimpiade eccezionale per lui e per tutta la squadra Azzurra.

La medaglia d’argento vinta nei 100 rana resterà per lui quella più sorprendente e che tra 100 anni ricorderà forse anche meglio di quella d’oro vinta nei 200 misti, ma dopo le tre medaglie di bronzo di Londra 2012, i Giochi di Rio, quelli consumati in vasca e fuori dalla vasca, resteranno sicuramente per sempre nel suo cuore.

Durante tutte le Olimpiadi, soprattutto nelle interviste con la Rai, hai sempre cercato di mantenere la concentrazione evitando discorsi che guardassero il dopo la competizione. È stato difficile mantenere quel ruolo?
«Considerando che siamo stati a Rio parecchi giorni, otto giorni prima che iniziassero le Olimpiadi, oltre quelli della durata della competizione, si, è stata dura. L’Olimp0iade tende a prosciugarti le energie fisiche e mentali che sarebbero poi quelle che ti servono per andare forte. Mantenere il focus sull’obiettivo ti dà anche una mano a trattenere quelle energie, ma è sempre difficile. Sei a fare un’Olimpiade, non una qualsiasi altra competizione e solo lì c’è quella pressione psicologica che senti tantissimo. Se ti fai prendere, sei fregato.»

federico-morlacchi-nuoto-paralimpicoPer quanto riguarda invece il Villaggio Olimpico e la logistica per i vari spostamenti, siete stati bene?
«Sinceramente non posso lamentarmi di questo aspetto. Penso che l’organizzazione sia stata sottovalutata tantissimo e invece hanno fatto un lavoro magistrale con quello che potevano. Il Villaggio era enorme, c’era tanto da camminare e forse quello ha influito un po’, ma sarebbe stupido dare a questo la colpa di qualcosa.»

Come ti sentivi prima di partire per il Brasile e una volta che invece ti sei stabilito a Rio in attesa delle tue gare?
«Stavo abbastanza bene e abbastanza fiducioso dei mie mezzi in quanto sapevo che potevo far bene e che era la mia Olimpiade. Abbiamo lavorato tanto in quattro anni ed era il momento di raccogliere.»

Ma c’era qualcosa che temevi prima di partire e poi sei stato smentito dai tuoi timori?
«Beh, la cosa che sapevo è che i miei avversari sarebbero arrivati in una forma che non era paragonabile agli altri anni e le altre competizioni. Questi scherzano per quattro anni e poi arrivano alle Olimpiadi e fanno i fenomeni. Prendi Sors, scherza tre anni e poi nuota in 2’17” nei 200 misti. Bravo, per carità, ma questa cosa non la capisco.»

Ti aspettavi un livello competitivo così alto, soprattutto nei 100 stile in cui ho avuto la sensazione che al mattino eri convinto di poter contenere i tuoi avversari e invece nella finale, è stata veramente tosta?
«Diciamo che sono stati tutti molto forti al mattino e quindi questo mi ha un po’ penalizzato. Fare un 100 stile così tanto forte già al mattino mi ha un po’ penalizzato. Poi ovviamente le mie gare erano più numerose delle loro e quindi anche le forze a disposizione erano inferiori. È stata una faticaccia, ma di quel quarto posto so cosa ho sbagliato, so che posso migliorare e amen. Siamo esseri umani e possiamo sbagliare e poi va bene tornare non completamente soddisfatti, perché hai un incentivo per migliorare ancora.»

federico-morlacchi-paralimpiadi-rioNon ti chiedo se sei soddisfatto dei risultati ottenuti, ma se se in qualche frangente di queste Olimpiadi avresti voluto ottenere qualcosa di differente rispetto a quanto hai portato a casa e non parlo necessariamente di medaglie.
«Io credo di aver fatto la miglior Olimpiade possibile in quelle condizioni e quindi sono contentissimo. Sono tornato a casa come vice campione dei 100 rana e la cosa fa molto ridere e lo sai anche tu, quindi quello è già over the top come aspettative.»

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Cosa hai provato invece quando hai vinto l’oro?
«Ti dirò, di solito mi ricordo tutte le mie gare e posso raccontartele dettagliatamente, di come mi sentivo, che sensazioni avevo e cosa ho provato dopo, ma quella gara lì, quei 200 misti, non me li ricordo affatto! Mi sembra che se la guardo, l’abbia fatta qualcun altro e non io, quindi sembra che non abbia ancora realizzato ciò che è successo quel giorno.»

Ma questo è perché pensi di aver fatto una gara talmente perfetta che non ci credi ancora?
«Beh, diciamo che quella è stata la gara che ho fatto meglio in tutta la mia vita. C’è stato il miglioramento di un secondo proprio quando serviva, una cosa che non è sempre facile, soprattutto in una finale olimpica. E poi mi sono divertito come un pazzo, oltre ad aver fatto 39”9 nella frazione a rana che è una cosa assurda!»

Sicuramente devi pensare che potrai ancora migliorare, ma quali sono i margini che da qui a Tokyo pensi di poter colmare rispetto ai tuoi avversari che hai in giro per il mondo?
«Sicuramente ci sarà tanto da lavorare sulla preparazione fisica in palestra e da quel punto di vista posso ottenere ancora tanto. Poi c’è un bel lavoro in acqua che nei prossimi quattro anni mi vedrà non più 18enne ma 23enne e quindi con un po’ di consapevolezza in più. Inoltre ora che ho assaggiato l’olimpo, è un po’ come una droga!»

Questa Olimpiade cambierà un po’ la tua vita dopo quello che sei riuscito a fare?
«Non credo proprio, sono sempre io a prescindere dai risultati. Anche per quanto riguarda quello che gira intorno alla mia vita, non credo cambierà qualcosa. Non so nemmeno quanto ho fatto parlare di me. Però aspetto sempre nuovi sponsor!»

sdrQual è il ricordo più bello di questa Olimpiade che secondo te ti porterai dietro a lungo, se non a vita?
«Non tanto dalle mie gare, ma da un’altra gara, ho capito la bellezza dello sport. Sto parlando dei 50 delfino di Giulia (Ghiretti n.d.r.), è stata davvero la gara più bella che abbia mai visto, tanto che mi sono emozionato e commosso tantissimo. Ho capito perché facciamo questo sport, perché facciamo questi sacrifici, perché in quella finale ho percepito proprio la voglia di dimostrare quanto si è lavorato, è difficile descriverlo ma è stato proprio bella da vedere. Ha vinto il bronzo per otto centesimi e per otto centesimi ha perso l’argento, che fa capire quanto la gara sia stata tirata.»

C’è stato un aspetto di queste Olimpiadi che non tanto ti è andato giù?
«Mah, è stato tutto perfetto, inclusa mamma Rai che ci ha fatto sentire il calore anche dal punto di vista del seguito mediatico. Poi c’era tanta attenzione mediatica, mi sono divertito veramente tanto.»

È stato diverso da Londra 2012?
«Completamente, perché oltre ad essere arrivato a Rio per cercare conferme, più che per trovare novità, è stata vissuta molto più intensamente e consapevolmente. A Londra ero più spaesato, mentre a Rio sapevo cosa dovevo fare.»

Oltre i tuoi risultati con i quali ti sei affermato definitivamente nell’Olimpo del Nuoto, tutta la squadra Azzurra si è comportata molto bene. Cosa pensi che abbia fatto bene a tutti voi affinchè sia stato possibile tirare fuori il massimo al momento giusto?
federico-morlacchi-medaglia-paralimpiadi-rio-2016«Io son orgogliosissimo di sottolineare che da due medagliati di Londra 2012, siamo diventati otto con 13 medaglie, Sono numeri importanti, che evidenziano che la squadra si è fatta sentire. Siamo un bel gruppo con un affiatamento particolare, tutti giovani e poi c’è da dire che c’è stato un gran lavoro da parte della FINP, del CIP e delle Società e Tecnici. Senza di loro non avremmo fatto nulla. C’è stato un grande lavoro di squadra che parte dal 2012 fino alle gare di Rio. Il mio merito è stato solo quello di allenarmi il più forte possibile e di arrivare in gara nella migliore delle condizioni, poi Max Tosin, Daniela Colonna Preti, Roberto Valori, Riccardo Vernole e gli altri, ci hanno messo tutto il loro studiando tappa dopo tappa questi quattro anni come dovevano essere gestiti.»

Adesso sei ancora a riposo?
«Io sono a letto con la schiena a pezzi! Riprenderò a fine ottobre e penso sia giusto così perché abbiamo bisogno tutti di tirare un po’ il fiato visto che abbiamo nuotato per 13 mesi di fila. Adesso mi godo quello che è stato tra mare, sole e spiagge dove dormirò e mi riposo per quello che sarà.»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine