Anthony Ervin racconta le emozioni dell’incredibile vittoria di Rio e della sua rinascita!

«Quando riesci a rialzarti da un momento brutto della tua vita, hai solo bisogno di uno scopo. Bisogna alzarsi ed andare verso quello che stai cercando per risorgere.»

Era la notte del 1° luglio 2016 quando Anthony Ervin, 35enne statunitense originario di Burbank, una cittadina da poco più di 100mila abitanti situata a nord di Los Angeles nello Stato della California, scrive una pagina importante della storia del nuoto mondiale diventando il secondo nuotatore statunitense più anziano di sempre a qualificarsi ai Giochi Olimpici, traguardo che raggiunge ai Trials USA nella finale dei 100 stile libero nuotati in 48”54, a mezzo secondo dal suo miglior crono registrato 15 anni prima ai Mondiali di Fukuoka 2001 con il quale si laureò campione del mondo, entrando di diritto nella formazione olimpica della 4×100 stile libero USA che sarebbe stata schierata un mese dopo a Rio de Janeiro.

Galvanizzato dall’impresa, il rocker dalla storia incredibile non si ferma e due giorni dopo conquista la medaglia d’argento nei 50 stile libero alle spalle di Nathan Adrian, segnando uno straordinario 21”52 che lo proietta a Rio anche come atleta qualificato in una gara individuale, un record assoluto che lo fa diventare il nuotatore più anziano di sempre a raggiungere una qualificazione individuale ai Giochi Olimpici fin dal 1904.

anthony-ervin-olimpiadi-rioIl massimo traguardo sembrava raggiunto e invece Ervin lascia il mondo intero a bocca aperta quando alle Olimpiadi di Rio realizza quello che tutti reputavano impossibile, vincendo l’oro olimpico nella finale dei 50 stile libero fermando il crono a 21”40, diventando così il nuotatore più anziano della storia del nuoto a compiere tale impresa, esattamente 16 anni dopo la sua vittoria di Sydney (Foto di Rob Schumacher-USA TODAY Sport)!

Una storia incredibile che lo vede affondare tra alcol e droga e poi risorgere a nuova vita grazie al nuoto e che abbiamo già raccontato in un precedente articolo – clicca qui per leggerlo – Il ritorno casuale nel mondo delle piscine come istruttore influirà sulla sua rinascita che lo porta ai Giochi di Londra 2012 ai quali arrivò quinto nella finale dei 50 stile libero, l’inizio di un nuovo percorso glorioso che ha deciso di raccontare in un libro autobiografico realizzato con la collaborazione di Constantine Markides, Chasing the water dragon: a tale of talent, turbulence, and transformation pubblicato proprio quest’anno, ma diversi mesi prima dei Giochi Olimpici, nel quale si possono quindi leggere nei dettagli tutte le sue incredibili avventure tranne quelle vissute con gli storici risultati arrivati a Rio delle quali Tony ha raccontato le sue emozioni.

Quando hai superato lo scoglio dei Trials, facendo già in quell’occasione la storia del nuoto americano, cosa hai pensato?
«Quando ho affrontato l’ostacolo dei Trials ed ho capito di averli superati, non ho avuto la consapevolezza di scrivere una pagina della storia dell’America; l’ho fatto principalmente per la squadra. Questa è stata la mia terza Olimpiade e stavolta sentivo di farlo per gli atri ragazzi della squadra e non per me stesso. Ho lavorato molto negli ultimi quattro anni, soprattutto su me stesso e quando mi sono qualificato, ho capito di avere una grande responsabilità, così ho soltanto pensato a come preparami al meglio insieme alla squadra. Alla fine ho soltanto pensato che avevo il dovere il fare la mia parte come atleta.»

anthony-ervin-s4l_3674Con quale mentalità sei arrivato alle Olimpiadi di Rio? Fare il meglio che potevi ed essere felice di ciò che avresti ottenuto o provare a vincere?
«Sono andato a Rio con la responsabilità del dover far bene ed è stato sempre questo il mio pensiero, lavorare bene e farlo per la squadra, perché si vince tutti insieme. Il team di queste Olimpiadi era molto giovane, quindi si sommava anche la responsabilità di essere di esempio e di cercare di fare il meglio per quei ragazzi. Loro hanno lavorato tanto, erano alla prima esperienza Olimpica e meritavano di avere l’esperienza più bella ed entusiasmante possibile. Tutti sentivano di essere parte di qualcosa di importante e questo è fondamentale per non perdere di vista l’obiettivo, per rimanere focalizzati.»

Ma se due anni fa ti avessero detto che a Rio avresti vinto i 50 stile libero, ci avresti creduto?
«Se qualcuno mi avesse detto una cosa del genere gli avrei risposto che era pazzo! Gli avrei detto “Hey, io credo che tu abbia qualcosa che non va, bene, io prego per te!”»

anthony-ervin-s4l_4240Conserverai questa medaglia o metterai anche questa all’asta per una buona causa come hai fatto con la medaglia vinta a Sydney?
«Non lo so ancora. Quella fu un’esperienza fatta quando ero molto giovane e decisi in quel modo. Ora non so cosa farei.»

La tua storia è veramente straordinaria e dal libro se ne potrebbe fare addirittura un film! Ci hai mai pensato dopo la vittoria di Rio?
«Per le persone che hanno letto il mio libro, effettivamente la mia partecipazione alle Olimpiadi di Rio ha un qualcosa di incredibile, proprio perché ho raccontato la verità sulla mia vita. È difficile immaginare che si possa fare un Olimpiade per uno come me. Certo poi, la mia performance non se la aspettava nessuno e magari questa è una cosa che racconterò tra dieci o quindici anni in un altro libro. Per ora non avrei nemmeno il tempo di pensare a cosa scrivere, perchè fare una cosa del genere richiede tempo. Adesso sono un “nuovo campione” e non ricordavo nemmeno come ci si sentisse. Oggi mi sento ancora “fresco”, un novellino.»

anthony-ervin-s4l_4838I tuoi numerosi tatuaggi sono straordinari. A quale di questi sei più legato e perché?
«Non c’è un tatuaggio che preferisco, sono “me” e fanno parte di me.»

La vita non è facile per nessuno e tu lo sai bene. Se dovessi dare un consiglio ad una persona che si trova in difficoltà nella sua vita, così come lo sei stato tu, cosa gli diresti?
«Io direi alle persone che affrontano un brutto momento di guardare alla mia vita. Io ho sbagliato e la maggior parte dei problemi erano dipendenti da me. Ma poi arriva una voce che ti guarda dentro e ti chiama e ti fa risorgere. Io ho trovato quella forza per risorgere fisicamente, mentalmente, spiritualmente e artisticamente. Quando riesci a rialzarti hai solo bisogno di uno scopo, di un obiettivo. Devi alzarti ed andare verso quello che stai cercando.»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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