Gestire aspetti caratteriali, emotivi e psicologici: come dovrebbe vivere il nuoto un giovane atleta

Divertimento e aggregazione sono alla base di tutto, ma contano anche gli spazi acqua, il livello dello staff tecnico e la discrezione dei genitori

Gestire la crescita e lo sviluppo di ragazzi giovanissimi che vivono il mondo del nuoto come una passione, ma anche come un sogno di arrivare lontano, è una responsabilità non da poco. Subentrano difficoltà di carattere sociale, logistico, psicologico e talvolta i genitori non aiutano gli allenatori e le Società, vestendo i panni di allenatori e facendo indirettamente del male ai propri figli.

roberto-barabani-de-akker-teamDi tutto questo e anche di più ne abbiamo parlato con Roberto Barabani, Direttore Sportivo e vice Allenatore della prima squadra della De Akker Team di Bologna che ci ha raccontato come un ragazzo o una ragazza giovanissimi nascono nuotatori, crescono nel mondo delle piscine e diventano dei campioni.

Che cosa comporta organizzare una trasferta con tanti ragazzi giovanissimi da portare lontano da casa per partecipare ad un meeting di nuoto?
«Come De Akker Team, siamo abituati ormai da alcuni anni a fare trasferte con almeno 50-60 ragazzi, anche di medio alto livello, e questo comporta non soltanto l’impegno dell’organizzazione logistica intesa come viaggio e albergo, ma anche quello dell’organizzazione della dieta alimentare da seguire e tutto quello che riguarda l’aspetto psicologico che riguarda il pre e post gara.»

Proprio in argomento psicologia, quanto è difficile gestire un ragazzino che partecipa ad un meeting di nuoto e non riesce a nuotare i suoi tempi?
«Sicuramente ci sono tappe di passaggio nelle quali andare a ricercare la nuotata giusta e curare gli aspetti tecnici e tappe più importanti nel corso della stagione nelle quali migliorare quegli aspetti e quindi le prestazioni. La difficoltà nel gestire chi non fa i tempi che sta ricercando, è quella di personalizzare l’approccio per ogni atleta. Una volta fatto questo, andiamo a ricercare ovviamente altre occasioni durante l’anno in cui andare a cercare il crono qualora non sia arrivato nella gara che ci eravamo proposti. Bisogna essere bravi a modulare tutto.»

Come sarebbe opportuno comportarsi quando un ragazzino esce dalla vasca dopo aver fatto una prestazione deludente?
«La De Akker ha uno staff di dieci allenatori che gestiscono un centinaio di atleti tesserati e diciamo che la nostra filosofia in generale è quella di leggere sempre degli aspetti positivi in ogni competizione, in modo tale da permettere ai ragazzi di fare proprie le sensazioni di gara, anche quando non sia andata bene, così da riviverle in allenamento quando proviamo dei passi gara, o riviverle in una gara successiva, affinchè sia possibile evitare di ritrovarsi nelle medesime condizioni. In ogni caso la gara non va resettata, anzi, va ricordata per non ripetere più certi errori tecnici o di strategia gara.»

de-akker-nuotoA livello emotivo come andrebbe gestita la delusione?
«Bisogna avere uno staff di buoni allenatori – risponde sorridendo  – E questo non si raggiunge dall’oggi al domani. In quattro anni infatti la De Akker ha raggiunto i vertici della serie A1 a livello maschile, abbiamo preso un atleta che non otteneva buone prestazioni da anni e nel giro di una stagione lo abbiamo portato agli Europei in vasca corta, Europei in vasca lunga e Olimpiadi e inoltre abbiamo portato ragazzi che nuotavano poco, senza doppi allenamenti e senza palestra, a partecipare agli EuroJunior, quindi evidentemente il fatto che stiamo investendo internamente sui nostri Tecnici sta portando buoni frutti, anche laddove si verificano difficoltà di spazi acqua, in cui la differenza la fa proprio il Tecnico.»

A proposito di spazi acqua, attualmente avete dei problemi a Forlì. Quanto è importante avere gli giusti spazi acqua per tirare su atleti competitivi?
«A Forlì sono più di 70 giorni che siamo senza spazi acqua in un impianto Comunale, sebbene con la Società di base, il GS Forlì Nuoto ASD di cui tra l’altro sono il Presidente, avremmo titolarità per poter avere determinati spazi acqua. Purtroppo laddove ci sono certe egemonie e tentativi di monopolio, così come accade a Forlì, chi ne paga le conseguenze sono i ragazzi. È assurdo che in questo momento il gruppo di alto livello a Forlì che ha un atleta classe ‘98, Fabio Lombini, convocato agli ultimi EuroJunior, altri due atleti, Eleonora Babini e Simone Beatrice che vanno ormai regolarmente agli Assoluti, e altri diversi atleti che prendono parte alle competizioni di Categoria, stiano nuotando nel nuoto libero.»

de-akker-bolognaQuale sarebbe la tutela opportuna in queste circostanze?
«Abbiamo chiesto alla Federazione di intervenire, ma è chiaro che a livello Regionale ha spazio di manovra ridotto. I Delegati Regionali FIN però dovrebbero aiutare gli atleti di alto livello a seguire l’attività natatoria con determinati criteri, perché diversamente, ciò che accade è che diversi ragazzi asciano il nuoto per dedicarsi ad altri sport, o nella migliore delle ipotesi, si spostano di 40-50 km per andare a nuotare, cose che stanno accadendo a Forlì e che credo siano assurde e ingiuste. La filosofia della De Akker Team è quella di agevolare nel migliore dei modi i ragazzini a seguire l’attività natatoria nella loro città, nel loro contesto sociale e insieme ai loro amici.»

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Cosa comporta in tutte queste avversità gestore un atleta che va forte?
«Abbiamo provato a gestire atleti di alto livello come Federico Bocchia, ottenendo credo dei buoni risultati ed inoltre abbiamo un progetto atleti per la fascia giovanile formato su quadriennio olimpico, nel quale coinvolgiamo ragazzi che vanno dai 19 ai 22 anni che hanno già militato in nazionale giovanile o che puntano ad arrivarci, che vengono seguiti da uno staff formato non solo da Tecnici FIN, ma anche da Preparatori Atletici, Mental Coach e Nutrizionisti.»

de-akker-team-trofeo-villa-mairena-sivigliaQuanto è importante il divertimento nel nuoto per questi ragazzi?
«Veramente tantissimo. Noi cerchiamo di creare molti momenti ludici e di aggregazione attraverso cene, feste di compleanno, ricorrenze e le stesse trasferte che organizziamo. Siamo ad esempio una delle poche Società italiane che è andata a fare delle gare in Spagna, Paese con il quale abbiamo organizzato anche degli scambi culturali-sportivi. Siamo stati anche a fare dei Collegiali in Svizzera e Austria ed in generale cerchiamo sempre di uscire anche al di fuori del contesto nazionale per creare momenti di crescit, ma anche di divertimento.»

Cosa è bene evitare invece affinché il nuoto non diventi una fissazione e non sia più divertente per questi ragazzi?
«Sicuramente non bisogna mai esasperare, soprattutto nelle fasce da Esordienti A, a categoria Ragazzi, dove talvolta si cerca di specializzare molto gli atleti, fin dalla tenera età. Questo comporta che molti atleti vanno forte in giovanissima età, per poi smettere una volta arrivati alla categoria Juniores e Cadetti.»

Quanto è difficile invece gestire i genitori dei ragazzini?
«L’importante è non coinvolgerli troppo e tenerli a debita distanza. È difficile soprattutto nelle fasce giovanili, perché purtroppo molti seguono i ragazzi all’inverosimile. Considera che i più grossi risultati natatori arrivano quando i genitori cercano di essere presenti il meno possibile nella vita sportiva dei loro figli.»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine