La dipendenza dal nuoto di un nuotatore, quel bisogno di cloro che non ti farà mai mollare per sempre

Chi impara a nuotare non potrà mai dimenticare e chi è stato nuotatore non può prescindere dal nuoto, perché senza si è incompleti

Arriva prima o poi nella vita di un atleta, anche se soltanto amatoriale, la fatidica domanda: mollare o non mollare? Anni e anni di sacrifici e chilometri e chilometri nuotati, litri di cloro bevuto, crampi e acido lattico accumulato, soddisfazioni, successi, sconfitte e vittorie. Tutto annullato da un singolo istante in cui immobile, fissi il vuoto e inizi a muovere le labbra: “Forse è arrivato il momento di fermarmi”

La vita di un nuotatore è condotta sempre a 300 km/h e diciamolo apertamente, è una vita non goduta e molto sacrificata, perché ricca di privazioni della normale vita di qualsiasi altro adolescente, teenager, individuo insomma. Capita così che si molla, che si lascia la corda, che non si tira più perché ormai è spezzata. Forse lo era già da tempo, tenuta insieme solo dalla forza di volontà che magari viene a mancare e dalla paura tremenda di deludere chi da anni è stata la propria guida.

NuotoAd un certo punto può capitare che ci si stanchi di dover dare spiegazioni per l’assenza dagli allenamenti, di dover giustificare la continua stanchezza, di essere sempre scostanti e di non poter offrire il 100% di se stessi perché una parte di te giace sul fondo della vasca, allineata perfettamente con quella linea blu. Stanchi di dover fare sempre di più, di dover dimostrare sempre qualcosa e di essere giudicati sempre da un cronometro. Quando la tua pelle non sa più di cloro, non hai più segni di sfregatura del costume ed è andato via anche il segno degli occhialini, allora il pericolo di mollare è vicino.

Avrò più tempo per me” pensi. “Potrò fare ciò che voglio, quando voglio e come voglio. I miei respiri non saranno più intervallati da una bracciata e le mie orecchie non saranno più tappate”

Poi basta riguardare un semplice video di una vecchia gara, o anche solo una foto. Basta ritrovare uno stringi naso usato anni fa, una vecchia cuffia, degli occhialini messi da parte per tempi migliori. Basta una telefonata e un “Ciao come stai?” da parte di chi, come te, ha vissuto tra cloro e palette. Basta annusare quel costume che sa ancora di cloro e ritrovare il vecchio tesserino atleta. Basta un attimo per decidere che tutto ti va stretto, che hai bisogno di respirare ma “trattenendo il respiro”.

Testa bassa nel luogo dove tutto ha avuto inizio, dove ti sei innamorato per la prima volta e non parlo di un uomo o di donna, ma di lei, dell’acqua.  Infili il costume, la cuffia e arrivi a bordo vasca. La vedi, ti invade. Un brivido lungo la schiena e non è uno spiffero d’aria, ma emozione.

Giù gli occhialini. Vedi tutto con occhi diversi, occhi rosso fuoco, occhi rosso amore, occhi rosso passione. Passione che non avevi perso, ma semplicemente accantonato. Tuffati. Resta giù per qualche secondo, trattieni il respiro. Fermati. Pensa e vedrai che ritorna tutto: sensazioni, paure, gioie, dolori e sofferenze.  Spingiti verso l’alto. Recupera fiato. Respira cloro, respira le emozioni ritrovate. La paura di non essere abbastanza e l’ansia di non potercela fare nuovamente accompagneranno la prima bracciata, la seconda bracciata e anche la terza bracciata, ma arriva al bordo vasca e vira, la paura svanirà. Segui la linea blu, lei ti saprà guidare.

Ti chiederai allora qual è stato il motivo che ti ha spinto a mollare tutto, ad abbandonare quella che era ed è tutt’ora la tua “casa”. Non saprai darti una risposta in quel momento e mai saprai dartela, ma saprai che ne sarà valsa la pena sopravvivere per un po’ sulla terra ferma, perché ti avrà dato modo di apprezzare lo sfiorare dell’acqua che in quell’istante ti farà sentire nuovamente vivo. Il tempo speso stando “fermi” porta ad acquisire una consapevolezza totalmente diversa delle proprie azioni: cos’è che spinge a scegliere di ritornare in acqua?

Si ritorna per sentire nuovamente l’adrenalina che inizia a circolare durante il riscaldamento pre-gara; si ritorna per sentire il cuore in gola ai tre fischi che precedono la partenza; si ritorna per mettersi in gioco, per testare i propri limiti e per darsi sempre l’opportunità di migliorare; si ritorna per la complicità tra i “fratelli di cloro”; si ritorna per emozionare ed emozionarsi. Si ritorna per la stanchezza a fine allenamento che cela soddisfazione.  Si ritorna in acqua perché si torna sempre nei posti in cui si è stati felici.

dipendenza-nuotoAbbiate il coraggio di mollare, ma abbiate anche la determinazione, l’audacia e la fermezza di saper afferrare nuovamente la corda!

La legge di Dirac afferma che “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema”.
Questo è quello che succede quando entri in contatto con il nuoto, dal quale non puoi più prescindere. Il nuoto ti cambia, ti lascia una cicatrice dentro e una volta provato non puoi fare più a meno perché senza non sei più completo, diventando completamente dipendente da esso ed è questo il motivo per cui anche chi molla la presa, ritorna sempre prima o poi, in un modo o nell’altro. Perché chi impara a nuotare non potrà mai dimenticare.

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Rosaria Oliviero

Rosaria Oliviero
Studentessa presso la Facoltà di Farmacia e appassionata swimmer! Un passato da agonista ed un presente da nuotatrice Master la spingono a seguire il nuoto in tutte le sue sfaccettature

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