Allenatore, un ruolo fondamentale che Matteo Poli vive nel nuoto a 360 gradi

Si divide tra una campionessa paralimpica e una promessa Azzurra del nuoto normo, ma lo fa con passione: «Vivo di emozioni e fare l’allenatore è un lavoro che mi piace davvero tanto; gestire i momenti no dell’atleta, dargli motivazione e gioire dei loro risultati dopo le fatiche condivise mi rende l’uomo più felice del mondo»

Originario di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, 34 anni da compiere ancora, ma già ricopre un ruolo importante nel mondo del nuoto, sia per quello che riguarda l’ambito FIN e probabilmente ancora di più per quello che riguarda l’ambito FINP, ovvero la federazione paralimpica.
Vive a Modena con moglie e due figli che sommano cinque anni in due, trascorrendo, dal 2005, gran parte della sua giornata in piscina in veste di allenatore, ma se lo si incrocia a bordo vasca si percepisce subito che il lavoro che svolge lo fa con immenso piacere.

Cresciuto sotto l’ala di Tecnici di valore come Stefano Nurra e Walter Bolognani, segue Cecilia Camellini dal 2008 e Tania Quaglieri dal 2012: la prima è una campionessa paralimpica affermata da tempo, la seconda è una promessa del nuoto Azzurro per normo che dopo ottimi risultati nelle giovanili, ha recentemente esordito in nazionale maggiore in occasione degli Europei in vasca corta di Copenaghen.

Che cosa significa allenare due atlete di spessore che fanno parte però di due settori differenti del nuoto?
«Ci sono indubbiamente alcune differenze, non posso dire che sia proprio la stessa cosa, ma in entrambi i casi bisogna comunque mettere parecchia attenzione ai dettagli, anche se diversi tra le due. Per Cecilia ad esempio, che è un atleta non vedente, salta tutta quella che è la parte che può essere trasmessa per imitazione dei gesti tecnici, sostituita da una spiegazione diversa fatta esclusivamente a voce, aiutando quindi l’atleta a comprendere gli allenamenti in maniera diversa, ma questo mi incentiva molto perché mi piace. Facendo l’allenatore di mestiere, ho sempre cercato di vedere il mio mondo a 360 gradi, cercando di non limitarmi mai a vedere solo l’attività dei normo o solo quella dei disabili e questo mi ha sempre motivato molto»

Un atleta si affida totalmente all’allenatore, soprattutto nei momenti pre gara in cui si stabilisce un feeling particolarmente intenso: che differenze ci sono, se ci sono, tra il gestire Tania Quaglieri e Cecilia Camellini?
«In entrambi i casi sono sempre emozioni forti. Nei pre gara di Tania si cerca di capire se sistemare le ultime sensazioni in base a come lei si sente, come affrontare le virate e le partenze e come impostare la gara. In quelli di Cecilia invece c’è bisogno di ancora più attenzione, perché ha bisogno di ricevere input diversi e più precisi, oltre al fatto che parte della sua prestazione dipende dalla bravura dell’allenatore che l’assiste nelle virate e nell’arrivo. Per questo motivo nelle sue gare c’è anche più tensione, perché oltre a tutti i chilometri condivisi negli allenamenti, sono coinvolto direttamente anche nel momento della gara, in cui parte del risultato, è anche mia responsabilità. Con Tania invece, posso gioire o no, ma lo faccio dalla tribuna»

Ti capita di farle confrontare durante gli allenamenti?
«Ci sono periodi della stagione in cui Tania e Cecilia nuotano e si allenano insieme. Le due ragazze si conoscono da diversi anni e quello che noto io da fuori è che sono molto amiche e che il confronto è motivo di crescita per entrambe: Tania riesce a capire che ci sono atleti che possono avere in allenamento difficoltà molto più grandi delle sue e Cecilia si sente molto motivata avendo qualcuno molto competitivo al suo fianco e che volentieri tra una pausa e l’altra scambia qualche chiacchiera senza timori»

Qual è la parte più difficile dell’essere allenatore?
«Bella domanda cui mi riesce difficile risponderti perché fare l’allenatore è un lavoro che mi piace davvero tanto. Sicuramente gestire i momenti no dell’atleta e dargli motivazione dopo una performance sotto le attese non è facile»

La stagione scorsa è stata sicuramente molto particolare per te perché per la prima volta hai avuto entrambe le tue atlete impegnate ad alti livelli, una dopo l’altra e senza pause. Come l’hai vissuta?
«Sicuramente è stata una stagione impegnativa, sia per l’organizzazione non semplice da assemblare, sia perché a casa hai una moglie e dei figli e devi riuscire a coordinare anche loro. Per me è stata comunque una grande emozione poter far parte del gruppo di Tecnici della nazionale, prima con Tania agli Europei e Mondiali Juniores e poi con Cecilia con i Mondiali Paralimpici, in cui ho vissuto il miglior campionato di sempre da quando esistono la FINP e il nuoto paralimpico. È stato bellissimo, anche il fatto che entrambe le atlete abbiano vissuto gli impegni altrui in maniera tranquilla, senza mai farmi pesare quelle volte in cui non potevo essere con entrambe in due posti diversi»

Peccato per l’epilogo dell’annata della Camellini che ha rinunciato al Mondiale a causa del terremoto
«Sono convinto che se Cecilia ci fosse stata, avrebbe vinto almeno un paio di medaglie d’oro e un bronzo se non un argento, ma non posso assolutamente biasimarla per la scelta che ha fatto. Non vedere quello che ti capita intorno mentre sei presente in una situazione come quella che abbiamo vissuto a Città del Messico, con quel terribile terremoto che ha causato difficoltà forti di comunicazione e ci ha confinato nell’hotel senza poter far nulla per diversi giorni, in attesa che ci fosse la possibilità di prendere un volo per tornare in Italia, è stato indubbiamente per lei molto più terrificante che per gli altri. Ci saranno altre occasioni per il futuro, iniziando dai prossimi Europei per i quali stiamo lavorando molto, parallelamente ai suoi impegni di studio per fare l’esame di Stato per diventare psicologa»

Tania Quaglieri ha fatto una bella stagione, arrivando anche a prendere parte alla sua prima nazionale maggiore. Come l’ha vissuta a proposito?
«Direi che l’ha vissuta molto bene, nonostante ti confesso che avessi un po’ paura vista la sua giovanissima età rispetto al resto della squadra. Le gare sono andate bene e lei è tornata a casa contenta dell’esperienza vissuta»

Essendo tu un esperto di video analisi della nuotata, cosa cambia quando analizzi la biomeccanica di un atleta normo e quando invece analizzi quella di un paralimpico?
«Fondamentalmente le basi del nuoto e i principi della fluidodinamica sono uguali, con la differenza che per il paralimpico bisogna adattare i regolamenti tecnici a quelle che sono le capacità di nuotata dell’atleta, affinchè egli possa mettere in acqua la miglior prestazione possibile, cosa che tra l’altro mi affascina molto»

Cosa è cambiato per il nuoto Azzurro paralimpico da quando fai parte dello staff tecnico della nazionale offrendo la tua professionalità per le analisi delle nuotate che prima non si facevano?
«Con il fatto che questo tipo di lavoro non si fa molto spesso con gli atleti disabili, che talvolta si allenano addirittura da soli, con alcuni ci sono stati nel breve termine riscontri incredibili, uno tra tutti Efrem Morelli che è riuscito a migliorare tantissimo la sua nuotata al punto da fare il Record Europeo in una gara in cui non migliorava da tempo. Oltre a valutare la qualità del gesto tecnico, queste analisi ti permettono di migliorare in maniera precisa anche le variazioni di velocità confrontando ampiezza di bracciata, frequenza e altri fattori che incidono sulla prestazione e questo è possibile farlo non solo in allenamento ma anche in gara. Ai Mondiali Paralimpici di Città del Messico ero in grado di inviare l’analisi della nuotata ai Tecnici Azzurri a bordo vasca subito dopo la prestazione dell’atleta, così che si potesse intervenire in maniera istantanea per migliorare la prestazione per la gara successiva. Non si parla più di impressioni date dal cronometro, ma di numeri analitici che ti permettono di capire cosa cambia e perché la gara è andata in un modo o nell’altro»

Prima di chiudere, qual è la parte più bella della tua professione?
«Io vivo di emozioni e quindi la parte che mi piace di più del mio lavoro è quando vedo i risultati delle fatiche dei lavori fatti insieme all’atleta per mesi, o quando vedo i sorrisi degli atleti paralimpici che escono dalla vasca soddisfatti della propria prestazione, dopo aver svolto un bel lavoro di collegiale prima di una competizione. In quei momenti sono l’uomo più felice del mondo»

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Paco Clienti

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Responsabile Redazione Swim4Life Magazine

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