Nuoto, allenamenti e tempi di recupero ideali per migliorare le prestazioni

La valutazione fisiologica aiuta a capire se un atleta sta lavorando troppo o troppo poco in base alle sue capacità di recuperare

Si chiama “Test Bia” ed è un test di bioimpedenziometria che viene effettuato in vari campi, da quello sportivo a quello medico generico, fino anche al campo oncologico. È usato in campo professionistico, ma anche per tutte le persone che fanno attività sportiva di qualsiasi livello, o anche semplicemente per quelle persone che vogliono verificare il proprio stato di salute rispetto ai ritmi della propria vita quotidiana.

Oltre all’indice della massa corporea, massa grassa e massa magra, l’analisi principale che questo test può rilevare è quella dell’equilibrio fisiologico dato dalla massa cellulare. Attraverso il valore e la variazione della massa cellulare è possibile stabilire se il soggetto si trova in uno stato di stress dovuto non solo a motivi sportivi, ma magari anche al tipo di lavoro che svolge, all’alimentazione che segue, o dalla qualità del riposo e in conclusione se l’attività sportiva che svolge è equilibrata rispetto al suo stato fisiologico.

Per gli atleti professionisti è prevista normalmente un’equipe dedicata che monitora l’andamento degli allenamenti e ne valuta i benefici prestativi a breve e lungo termine, ma per chi non è un professionista bisogna considerare che non è possibile avere un pieno controllo dell’attività che svolge e non è possibile adeguare i propri carichi di lavoro affinché essi portino un sicuro miglioramento prestativo. Si va spesso per tentativi basati esclusivamente sui risultati periodici e talvolta si tende ad aumentare il carico di allenamento per ricercare un miglioramento, senza considerare invece che si potrebbe migliorare anche diminuendolo!

Accade quindi di allenarsi troppo senza rendersene conto e questo implica una maggiore difficoltà per le capacità di recupero dell’organismo, un fattore negativo che finisce per abbassare le prestazioni. Per intenderci ancor meglio, molte volte è meglio allenarsi un giorno in meno, o nel caso specifico del nuoto, nuotare qualche centinaia di metri in meno a sessione, anziché lavorare in più, per poter poi fare bene in gara.

Questo equilibrio riguarda tutti gli atleti, ma sicuramente in particolar modo interessa gli atleti Master che oltre al nuoto, sostengono durante la propria giornata anche carichi di stress e fatica dovuti al lavoro e gli altri impegni quotidiani che non vanno sottovalutati nella valutazione dell’allenamento da costruire ad una determinata età non più giovanissima.

Ed è proprio qui che entra in gioco la valutazione fisiologia che attraverso il Test Bia è in grado di rilevare se l’atleta è in stato di stress e affaticamento e se quindi deve riorganizzare l’allenamento in modo differente, o addirittura se è in stato di sotto allenamento e quindi può aumentare i propri carichi di lavoro.

«Attraverso questo test valutiamo, ad esempio in un ciclo di almeno due/tre settimane di allenamenti, se il lavoro svolto sta portando miglioramenti delle capacità prestative o se contrariamente sta portando un abbassamento delle stesse – spiega lo specialista Cristiano Giannotti, preparatore atletico professionista che tra le proprie esperienze vanta la collaborazione durata quattro anni con la Società Sportiva Calcio Napoli per la squadra primavera – Può darsi anche che in quel periodo sia stato mal distribuito il carico di lavoro o svolto in maniera troppo intensa, mettendo in difficoltà il proprio organismo riguardo le capacità di recupero»

Ma c’è differenza nell’eseguire il test durante un periodo di carico o di scarico, o a prescindere ci si aspetta di ottenere determinati risultati?

«Innanzitutto, prima di testare un atleta è sempre necessario chiarire che carichi di lavoro sta svolgendo e oltre agli allenamenti, che tipo di vita svolge e come si alimenta  – risponde  Giannotti – Stabiliti i parametri dati da questi aspetti, è possibile stabile se il tipo di allenamento sta portando effettivi benefici oppure no. Anche un ciclo di carico ha bisogno al suo interno di recuperi che se non vengono osservati, non sempre si ottiene un miglioramento»

Non è possibile che nel periodo di scarico completo l’atleta riesca ad ottenere la super compensazione riequilibrando i propri parametri fisiologici ed ottenere poi capacità prestative ottimali in gara?

«Diciamo che lo scarico completo andrebbe studiato proprio in base al tipo di lavoro svolto dall’atleta, ma soprattutto in base alle sue capacità di recupero mostrate durante il periodo di carico attraverso i Test Bia e quindi rispetto ai suoi valori fisiologici delle cellule, all’idratazione, stress e altri paramenti che ti permettono di valutare in che modo ottenere la super compensazione al momento giusto»

In conclusione, un allenamento non può basarsi esclusivamente sulla teoria, perché ogni atleta, in base a diversi fattori (età, vita quotidiana, alimentazione, riposo) ha le sue capacità di recupero, da osservare per poter modulare al meglio le sessioni di allenamento e i recuperi.

Fare un Test Bia, facilmente eseguibile, può sicuramente dare valutazione importanti. Il prof. Cristiano Giannotti, specialista in sistemi di rilevazione fisiologici, opera utilizzando un Bia Akern 101, azienda leader mondiale per la rilevazione di dati fisiologici. Per eventuali informazioni, i suoi contatti sono: 349542732 – [email protected]

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Paco Clienti

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Responsabile Redazione Swim4Life Magazine

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