Nuoto Master, il vero motivo del praticarlo raccontato da Giulia e Carla

“Ci piacerebbe trovare spazio sulle vostre pagine, per ribadire il nostro punto di vista sul Nuoto Master. Che ne dite?” 

È così che esordisce Giulia Noera scrivendo alla nostra Redazione con la richiesta di raccontare una storia, una bella storia, fatta di amicizia nata con Carla Piattelli per la condivisione della medesima passione e proprio per questo motivo saldata su fortissime fondamenta, perché solo chi è stato o è un nuotatore, può comprendere un suo simile. Di storie belle da raccontare ne abbiamo un forte bisogno in questi giorni, così come di una sana riflessione, e allora ecco:

Giulia e Carla sono due Nuotatrici Master e fanno spesso le stesse gare, con la sola differenza che Giulia è conosciuta per i suoi successi e Carla purtroppo per le sue disavventure. Si, ricordate quella storia di positività di doping nella stagione dei controlli a tappeto nel settore Master? Diversi atleti si ritrovarono coinvolti in vicende di squalifiche con l’unica colpa di essere inconsapevoli di un regolamento probabilmente troppo rigido per essere applicato nei Master così come viene applicato negli Assoluti.

Un regolamento che prevede una lunga e vertiginosa pratica burocratica che si chiama TUE e che rende esente l’atleta da determinate sostanze se riscontrate in un controllo antidoping, giustificate da una cura medica in atto e quindi dall’assunzione di essere attraverso medicinali.

Carla è proprio una di quelle vittime, che finì per poca conoscenza del caso, anche sulla rosa che trattò l’argomento forse con un pizzico di superficialità. Ecco, Carla e Giulia si sono conosciute per quella vicenda e da allora non si sono più lasciate.

Nei 50 farfalla Carla, tralasciando le frazioni di secondo, ci sta il doppio del tempo che impiega Giulia per nuotarli. Ma questo non fa alcuna differenza, perché loro due sono amiche “sorelle”, anche se come talvolta accade a una certa età, non riescono a frequentarsi spesso per impegni di lavoro o di famiglia.

Ci vuole una grande festa per farle incontrare, nel loro caso per grande festa si intende una competizione Master, che diventa occasione oltre che per ciascuna delle due di fare le sue gare, di godere del semplice ma prezioso piacere di vedersi.

“Con questa storiella noi due, Carla e Giulia, vorremmo far capire il nostro pensiero sulle gare Master e su quello ‘spirito master ‘di cui continuamente si parla – scrive Giulia – L’essere campioni o solo persone che si mettono alla prova non ci rende diversi nella vita e nemmeno nel nuoto, dove dovremmo essere tutti solo amici che hanno il piacere di nuotare. Nuotare e divertirsi senza lamentarsi di tutto”

“Se i Master non capiranno questo, il Circuito è destinato a morire e qui al sud ci sono già chiari segni di sofferenza – prosegue Giulia in accordo con Carla – Tutti vanno incoraggiati a partecipare e mai e poi mai ‘il bravissimo’ dovrebbe denigrare chi solamente ‘prova’, cosa che purtroppo succede, e meno che mai il nuotatore ‘normale’ si dovrebbe sentire scoraggiato dalla presenza dei super campioni. Ci si sta tutti, insieme, magari pure nella stessa batteria, purchè godendo del momento”

Carla viene da una brutta malattia, ma il nuoto è stata una meravigliosa forma di terapia e le competizioni Master hanno rappresentato sino a oggi giornate di pura allegria per lei.

“Un giorno stava particolarmente male – racconta Giulia – Si è però tuffata lo stesso per competere, ma purtroppo un suo amico ha sentito un ragazzo in tribuna denigrarla: “certa gente che ci va a fare in acqua?”

Questo fa pensare che l’educazione dovrebbe cominciare nelle piscine, dove gli allenatori dovrebbero farsi promotori del vero spirito sportivo, spingendo tutti, ma davvero tutti a mettersi alla prova, educando i più bravi a sentirsi quello che sono, cioè persone normali e nulla di più e che soprattutto non si devono rifare in acqua delle frustrazioni che hanno nella vita. Ma di fatto, i ‘veri campioni’ come Giulia, non si sognerebbero mai di dire una stupidaggine del genere.

“Si dovrebbe insegnare e promuovere lo spirito di squadra, che non è raccogliere i migliori da tutte le piscine della città, o persone che nemmeno si conoscono pur di fare ‘numero’ – afferma Giulia – I trofei, si sa, si vincono così nei Master, ma far crescere insieme un gruppo di persone di tutti i livelli, che soprattutto abbiano il piacere di stare insieme, quello è vero sport”

“Forse questo sistema della formazione di squadre numerosissime per raccogliere più punti possibile non funziona benissimo sotto l’aspetto sportivo e umano – proseguono Giulia e Carla – Gli amici si tirano l’uno con l’altro per andare alle gare, gli sconosciuti no”

“Se un gruppo è di dieci persone, vanno alle gare tutti e dieci, se diventa di ottanta vanno alle gare le stesse dieci persone di prima”

“Nel cortile di Torre Artale, sede del Sicilia Master Contest disputato la scora settimana, i bambini figli di nuotatori di squadre diverse hanno giocato insieme: a loro non importava il tempo che avevano fatto il genitore in gara, né tantomeno se uno fosse più bravo dell’altro. Non era la gara ma un ‘momento di vita’ diverso”

“Impariamo da loro, infinitamente meno problematici di noi – conclude Giulia – E invitiamo sempre tutti a mettersi alla prova, in un modo o nell’altro: non si vincerà ‘la medaglia’ (ma davvero a 40/50 anni ci importa quel tondino luminoso?), ma certamente si vincerà la gara più importante: quella con se stessi e con la gioia di vivere e condividere.  

Questo è il nostro sport. Queste siamo noi” 

Giulia Noera, Carla Piattelli

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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