© photo: Ferdinando Sodano / Teambomber

Nuoto, Stefano Ballo futuro perno della 4×200, ci scommette l’allenatore Andrea Sabino!

“Quando è arrivato a Caserta era demotivato e fisicamente in deficit, abbiamo fatto un lavoro straordinario e adesso sono certo che presto potrà nuotare 1’45” anche in gara individuale”

Un Mondiale Junior e un Europeo Junior alle spalle, nel lontano 2011, poi il buio praticato tra i 200 e 400 misti, gettandosi nella mischia dei 200 stile soltanto di tanto in tanto e senza mai crederci troppo, Stefano Ballo ha fatto il suo salto di qualità a 26 anni, quando ha deciso di trasferirsi da Modena a Caserta agli ordini del giovane tecnico Andrea Sabino.

Una scelta difficile per il talento originario di Bolzano, che ha iniziato tardi la sua esperienza in acqua, varcando per la prima volta le porte di una piscina solo a 10 anni. Una carriera tortuosa e ricca di complicazioni ha condizionato il suo percorso che partiva già in svantaggio per il tardivo inizio nel nuoto che si sa, devi assumere come stile di vita iniziandolo tra i 3 e i 5 anni se vuoi diventare un grande, e invece Stefano è l’eccezione che conferma la regola.

Dopo essersi trasferito da Bolzano a Riccione nell’anno dei Mondiali di Budapest, alla ricerca del balzo che lo avrebbe portato dove lui voleva essere, inciampa nuovamente nella sfortuna, saltando i Giochi del Mediterraneo a causa di un appendicite che lo colpì pochi giorni prima della partenza per Tarragona.

Sceglie nuovamente di cambiare per crescere e punta su Modena, dove però non trova gli stimoli giusti e allora dopo appena tre mesi decide di non perdere tempo e scommette su Caserta e Andrea Sabino.

Il 35enne tecnico, nato a Gallarate e trasferitosi all’età di 6 anni con la famiglia a Liberi, un piccolo paesino dell’alto Casertano con meno di 800 abitanti, compie quello che si può definire un miracolo sportivo.

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“Ho accolto a Caserta un atleta molto magro, quasi deperito, senza massa muscolare importante e soprattutto distrutto psicologicamente dai risultati negativi ottenuti ai Campionati Italiani Assoluti invernali in cui aveva nuotato 1’49” in vasca corta – racconta l’allenatore che proviene dalla scuola di quel Max Di Mito che lanciò una certa Federica Pellegrini – Stefano non ha avuto vita facile perché lavorava in un megastore di articoli sportivi che alternava agli allenamenti. Ha avuto una forza di volontà nel voler cambiare vita per inseguire un sogno non indifferente, soltanto che a Modena non aveva trovato quello che serviva a lui. Forse gli serviva una persona a cui affidarsi”

Stefano si è affidato come se Andrea fosse un suo fratello maggiore.

“Io sapevo da dove arrivava e volevo che migliorasse sotto tutti gli aspetti – racconta l’allenatore – Ho cercato di fargli fare una crescita prima di tutto come persona e poi come atleta. Desideravo che riuscisse a saper incanalare le sue energie per un obiettivo. Al di là dei metodo e degli allenamenti, la cosa importante è che lui abbia capito l’approccio mentale. Ogni giorno ha saputo spingersi oltre i suoi limiti, anche oltre le sue più rosee aspettative e finalmente ha capito di avere le potenzialità giuste. La fiducia che gli ho dato è stata pienamente ripagata dai risultati”

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Quando hai capito che si poteva fare qualcosa di interessante?

“Il mio modo di lavorare è insolito forse perché mi concentro molto sull’aspetto mentale – spiega il tecnico – L’obiettivo era nuotare 46 lanciato. Ho capito che poteva riuscirci al Sette Colli, che abbiamo affrontato senza scaricare con l’obiettivo di fare il meglio che si poteva in Corea, certi di trovare la qualificazione. Invece le qualifiche del mattino dei 200 stile del Sette Colli hanno visto tutti andare forte e quindi abbiamo dovuto resettare tutto per recuperare e nuotare meglio nella finale del pomeriggio ed è stato lì che ho capito che lui era cresciuto come persona”

Un lavoro scientifico, psicologico e poi tecnico che Andrea Sabino, nonostante la giovane età, ha saputo disegnare sulle spalle di Stefano Ballo con l’obiettivo di tirare fuori il potenziale che vedeva nel ragazzo e che forse nessuno prima di lui aveva visto così chiaramente.

“Lavoriamo insieme soltanto dal 28 dicembre, ma ho instaurato un bel rapporto con Stefano da subito, accogliendolo non solo come atleta, ma anche come membro della mia famiglia – spiega il tecnico casertano di adozione – Ho cercato di lavorare insieme a lui cercando di costruire qualcosa soprattutto dal punto di vista mentale. Ho creduto subito nelle sue potenzialità, ero certo che avrei tirato fuori qualcosa di importante da lui decidendo però di spostare la sua attenzione esclusivamente sui 200 stile libero abbandonando i misti, puntando proprio alla staffetta e alla qualificazione per i Mondiali”

Dall’ottimismo alla realtà c’è un oceano in mezzo e probabilmente perfino l’allenatore non pensava che il suo atleta potesse essere capace di nuotare lanciato in 1’45”66 contro l’1’47”98 che aveva di personale siglato pochi mesi prima al Meeting Tiro a Volo di Roma e addirittura di riuscire a migliorarsi poche ore dopo nella finale della 4×200 stile arrivata quarta ai Mondiali per un pelo dal bronzo, segnando la sua frazione in 1’45”27, la migliore del quartetto Azzurro completato da Filippo Megli, Stefano di Cola e Gabriele Detti che si sono presi il Record Italiano gommato detenuto da Brembilla, Magnini, Maglia e Belotti da dieci anni e la migliore lanciata di sempre in una staffetta italiana!

“Devo ammettere che ero sicuro che nuotasse 1’46” basso da lanciato, ma che invece potesse nuotare 1’45” basso non lo avevo immaginato – confessa Sabino – L’1’45”2 è un grande tempo, avevamo lavorato per nuotare così, seppure non mi aspettavo che ci riuscissimo così presto. Il tempo è il frutto del lavoro svolto, ha funzionato tutto e lui era in una condizione psicofisica straordinaria”

Un esordiente che gareggia così ha grandi numeri nelle braccia e nelle gambe, ma può nuotare 1’45” in gara individuale?

“Io penso proprio di si, ha i margini per riuscirci presto. Dopo i risultati ottenuti negli ultimi due mesi, Stefano è stato inserito non a caso nel progetto della 4×200 olimpica e quindi molto probabilmente a fine settembre partirà per l’altura con la nazionale. Io spero di seguirlo in nazionale al più presto”

Questi 15 giorni lontani non sono stati facili per i due, perché per un atleta c’è bisogno sempre di un punto di riferimento e l’allenatore è quello principale

“Il mio obiettivo è comunque anche quello farlo essere sicuro e indipendente il più possibile – afferma Sabino – Adesso archiviamo questo risultato e guardiamo avanti: Stefano gareggerà agli estivi, poi due settimane di pausa e poi riprendiamo, sperando di restare a Caserta”

Perché hai dubbi su Caserta?

“Perché come allenatore sto vivendo tantissime difficoltà sotto il punto di vista organizzativo e spero che le amministrazioni e la Provincia di Caserta ci diano la possibilità di continuare a lavorare bene – spiega il tecnico che a Caserta segue anche il capitano dell’Aniene Alex Di Giorgio, le gemelle Cesarano e Jessica Iacoponi tra i circa 30 atleti che allena per la Time Limit – Ho avuto un paio di offerte importanti da società grosse, ma ho voluto restare a Caserta perché penso sia l’ambiente giusto. Mi serve però una mano per poter lavorare nel migliore dei modi. Anche tramite lo sport si possono raggiungere obiettivi importanti e mi auguro di essere sostenuto. Se oggi posso essere parte di quest’opera, devo ringraziare mia moglie e i miei figli che mi danno la forza per andare avanti. Devo ringraziare anche Mauro Pepe, mental coach della squadra che mi ha dato l’input per avviare il lavoro svolto fino a oggi ed Enzo Iodice, il fisioterapista che ha fatto miracoli con la spalla di Stefano che gli aveva dato sempre fastidio, nonché il medico sportivo Francesco Confalonieri che ci ha supportato molto anche sulla parte dell’alimentazione”

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