Nuoto, il fenomeno allenato dal fenomeno, Benny Pilato e Vito D’Onghia

Pugliesi tarantolati, il giovane tecnico pugliese non si pone limiti, “Il nostro segreto è divertirci e senza pressioni arriveremo lontano, crescendo insieme”

Lui ex ranista della vecchia scuola, lei ranista del futuro: sono Vito D’Onghia e Benedetta Pilato, gli astri nascenti del nuoto Azzurro, il primo sul bordo vasca in veste di tecnico, la seconda come ormai tutti sanno in veste di fenomeno in vasca, attributo che si era già guadagnata nella scorsa stagione vincendo la medaglia di bronzo nei 50 rana agli Assoluti, rivelandosi poi un vero e proprio fenomeno vincendo l’argento ai Mondiali di Gwangju di questa estate.

La giovane tarantina, 14 anni compiuti lo scorso gennaio, è inoltre diventata, sotto la direzione di Vito D’Onghia, la prima italiana a nuotare i 50 rana sotto i 30 secondi, siglando il Record Italiano in 29”98 nelle semifinali dei Mondiali.

Allenare un fenomeno è indubbiamente uno stimolo importante e anche una fortuna, ma la fortuna non gira mai a caso nel nuoto e per gestire una grande atleta serve anche un fenomeno di allenatore ed è ciò che si sta dimostrando essere D’Onghia.

“Non credo di essere un fenomeno – racconta Vito durante l’intervista – Faccio quello che faccio con passione e quando fai le cose con passione, non avverti pressioni né sacrifici. Gestisco Benedetta senza preoccupazioni. Non ho mai ascoltato pareri esterni quando mi dicevano di farla scivolare meglio o di cambiarle l’assetto per posizionare meglio la testa. Sono sempre andato per la mia strada facendo quello che ritenevo giusto per poterla farla esprimere al meglio in base alle sue caratteristiche fisiche e i risultati ci stanno dando ragione”

Appena 35 anni compiuti lo scorso 14 maggio, Vito sta gestendo la responsabilità di avete in mano il futuro del nuoto italiano con grande disinvoltura, riuscendo in questo modo a ottenere progressi e risultati importanti dalla sua atleta che dalla prossima stagione si allenerà a Taranto presso la piscina Meridiana.

Ma se Vito D’Onghia guarda indietro fino a un paio di anni fa, si aspettava di vivere tutto ciò che ha vissuto negli ultimi due mesi insieme a Benedetta?
“Fino a due anni fa avevo sicuramente grosse aspettative su Benedetta, ma mai mi sarei aspettato di festeggiare con lei una medaglia mondiale a Gwangju 2019. Devo dirti però che osservandola fin da Esordiente, avevo già grosse speranze. Da Esordiente A Benny nuotò a febbraio i 50 rana in 32”70, un tempo già buono per gli Assoluti e che passò in sordina perché lo aveva fatto in un meeting locale. Sapevo quindi che nei 50 poteva fare tanto, anche se non mi aspettavo poi il tempo mondiale nel breve periodo. Ti confesso però che personalmente ho sempre sognato di vivere con lei un momento del genere”

Da quanto tempo segui Benedetta?
“Da ben dieci anni, praticamente dai suoi albori. Ho preso in affidamento tecnico Benny quando lei è passata dalla vasca piccola a quella grande. Non sapeva nuotare nemmeno uno stile”

Ed è un caso se l’hai portata ad esplodere proprio nella rana che era anche il tuo stile da atleta e da Master?
Da una parte è un caso, dall’altro è certamente un piacere per me, anche se io nuotavo i 200 e i 100, mentre lei i 50, distanze che prevedono nuotate completamente diverse tra loro. Ancor di più se si pensa che io nuotavo la rana tanti anni fa, in maniera completamente diversa da oggi. Da Master mi sono divertito molto, bello ricordare quegli anni, ma poi gli impegni da Tecnico sono cresciuti e ho dovuto avere delle priorità

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Insomma hai cresciuto, svezzato e avviato Benny verso il grande palco del nuoto internazionale
“In realtà siamo cresciuti insieme, lei come atleta e io come tecnico. Quando lei era una Propaganda, io seguivo la squadra Propaganda; quando lei è passata come Esordiente, io ho seguito la squadra di Esordienti e così via fino agli Assoluti. È stato un crescendo da entrambe le parti”

Una crescita che è arrivata tutta insieme e in poco tempo per l’atleta, sulla quale anche la Federnuoto non ha potuto far finta di nulla.

“Il grosso aiuto ricevuto da parte della Federnuoto è arrivato con l’Analisi Biomeccanica realizzata grazie a Ivo Ferretti e altre piccole cose che ci hanno agevolato il percorso – racconta Vito – Il fatto che Benny sia esplosa presto dipende anche dalla sua prestanza fisica, innegabilmente avanti rispetto alla sua età”

Proprio sull’aspetto fisico, a cosa bisogna stare attenti durante la crescita e lo sviluppo quando un atleta giovane come Benedetta tocca certi livelli per non rischiare di scomporre la tecnica di nuotata?
“Tutti mi dicono di non strafare, ma io non posso dire a Benny di andare piano. Certamente bisogna stare molto attenti a tenere sotto controllo la tecnica di nuotata durante la sua crescita. Ha un fisico straordinario e le sue caratteristiche tecniche attuali sono eccellenti. Io come tecnico devo stare attento a preservare queste sue doti durante la sua crescita e fino a oggi abbiamo fatto un lavoro che ritengo giusto tenendo in considerazione proprio la sua prestanza fisica”

Cosa è cambiato sotto l’aspetto delle disponibilità delle figure professionali sulle quali hai potuto contare per la preparazione di Benedetta?
“Indubbiamente sono cambiate diverse cose: prima di tutto ho potuto contare su Max Di Mito che nell’ultimo anno e mezzo mi ha permesso di crescere molto e per questo devo ringraziarlo tanto perché mi ha aiutato ad arrivare al nuoto di alto livello. Durante la crescita però Benedetta ha avuto me come punto di riferimento e personalmente ho puntato molto sulla serenità e tranquillità dell’atleta. Trovandosi nel suo ambiente, con le sue amicizie e con zero pressioni, Benny ha potuto esprimersi al meglio. La cosa alla base del nostro lavoro è inoltre il divertimento e penso che questo sia evidente. Devo inoltre ringraziare il dott. Franco Confalonieri che tutt’oggi continua a seguire Benedetta sotto l’aspetto medico e dell’alimentazione. Anche lui, essendo tra l’altro anche un grande allenatore, mi ha dato una grossa mano in questo percorso”

Spostandoci sull’argomento olimpico, considerando la differenza ampia che c’è tra il suo livello competitivo nei 50 e quello nei 100 rana, che potenzialità pensi possa avere l’atleta per arrivare tra le grandi nel 2024?
“Io non penso che Benny nuoti un 100 che abbia dei limiti, considerando anche che ha migliorato il Record Italiano di categoria di ben 2”3 dopo dieci anni, un primato che fu nuotato con il costume gommato. Io penso che abbia un 100 fenomenale; che poi il 50 sia da aliena è un altro discorso. Ricordo che il 100 di Benny è la nona prestazione all time italiana e la terza assoluta quest’anno, dettagli non trascurabili se pensi che l’atleta ha 14 anni”

Dobbiamo però prendere in considerazione il fatto che a livello internazionale c’è un abisso tra il suo livello competitivo nelle due distanze. A tuo avviso Benny ha margini per fare cose importanti nei 100 metri tra quattro anni, così come le fa oggi nei 50?
“Penso proprio di si, Benny ha tutto il tempo di poter costruire un ottimo 100 rana e non solo per Parigi 2024, ma anche per Los Angeles 2028, dove avrà 23 anni, ovvero nel pieno della sua maturità agonistica. Tengo anche a sottolineare che i Giochi di Tokyo 2020 non sono assolutamente un obiettivo perché stiamo guardando avanti, per costruire il 100 che ha sempre nuotato bene. Ricordo che ai Mondiali Junior di Kazan, dove è arrivata stanca dopo l’impegno dei Mondiali d’Élite, Benny ha nuotato tre volte i 100 rana negli ultimi tre giorni di competizione, arrivando a nuotare 1’07”19 da lanciata in staffetta e questo non è da trascurare. La costruzione dei 100 rana rappresenta il proseguo di un percorso di una 14enne, senza paragonarlo mai ai 50 rana. Non si darebbe il giusto peso al lavoro che stiamo facendo”

Com’è gestire quest’atleta così fenomenale ma anche così giovane?
“È soprattutto divertente. Penso che sia proprio questo il nostro segreto e fin quando sarà così, verrà tutto sempre più facilmente. Diversamente non sarebbe possibile fare quello che fa lei a 14 anni”

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