Coronavirus e nuoto paralizzato, lavoratori a casa senza stipendio e impianti traballanti

I primi a pagare le spese della chiusura sono stati i collaboratori che lavorano in piscina, spesso privi di tutele e con contratti precari

Spesso si dice che chi lavora nel mondo del nuoto lo fa soltanto per pura e profonda passione ed è vero: stipendi ridotti all’osso, contratti deboli e senza i soliti diritti di cui godono i lavoratori di altri settori e vale a dire straordinari, ferie e malattie pagate, trattamenti di fine rapporto e ancora tredicesime e quattordicesime e la lista si allunga perfino in alcuni casi.

Le figure tutelate nel nuoto sono davvero poche e spesso si parla soltanto di allenatori che hanno “la fortuna” di allenare atleti di alto livello o di tecnici che lavorano all’interno di realtà federali. Nonostante la triste storia di allievi istruttore e assistenti bagnanti, istruttori di base, istruttori specialistici nelle varie discipline acquatiche e molto spesso perfino allenatori di primo livello che non raramente vivono di pagamenti degli stipendi in ritardo e di situazioni lavorative precarie sia ben nota, il settore sportivo acquatico non ha mai subito particolari imposizioni legislative da parte dello Stato per tutelare tutte quelle figure che lavorano all’interno di impianti sportivi e che per arrivare a farlo sono per di più costretti a sostenere corsi impegnativi di formazione a proprie spese (a partire da oltre 500 euro).

L’argomento risalta in particolar modo proprio nell’ultima settimana, stravolta dal Coronavirus che ha destabilizzato il Paese e influito negativamente sullo stile di vita degli italiani, soprattutto per quelli residenti in alcune città del nord Italia definite zone rosse per la propagazione del contagio.

Impianti chiusi per volontà e imposizione delle istituzioni a titolo precauzionale, attività sportive ferme e oltre a rimetterci i gestori degli impianti sportivi, talvolta anch’essi traballanti sui conti economici per le ridotte entrate a fronte di esorbitanti spese e numerosi atleti che hanno avuto difficoltà o impossibilità ad allenarsi, chi ne ha pagato le spese più salate sono state proprio tutte quelle figure professionali che puntualmente non vengono tutelate da contratti lavorativi degni del lavoro che svolgono con amore tutti i giorni.

A tentare di salvaguardare i lavoratori del nuoto, è intervenuta alcuni giorni fa la ANIF – EuroWellness, Associazione Nazionale Impianti Fitness&Sport, organizzazione no-profit che rappresenta e tutela, sul piano gestionale, normativo, fiscale, amministrativo, formativo e sindacale, gli interessi dei gestori e dei proprietari dei centri sportivi.

La ANIF ha destato serie preoccupazioni per l’equilibrio economico delle strutture sportive e dei lavoratori coinvolti dopo la prima settimana di chiusura degli impianti in Lombardia e con una lettera aperta a Presidente Regione Lombardia, Assessore allo Sport Regione Lombardia, Assessore Wellfare Regione Lombardia, Assessore allo Sviluppo Economico Regione Lombardia, Assessore Bilancio Regione Lombardia e Sindaci delle città coinvolte nella chiusura, ha richiesto la riapertura di tutte le attività sportive a seguito di una valutazione richiesta per domani, lunedì 2 marzo.

Come si legge nella lettera, la ANIF sottolinea inoltre la sorpresa (e incomprensione) di come il settore sportivo sia stato penalizzato rispetto ad altri che presentano le medesime caratteristiche di aggregazione e concentrazione di pubblico quali ristoranti, bar e centri commerciali che invece non hanno subito chiusure cautelative.

Che il Coronavirus possa portare l’argomento precarietà dei collaboratori che svolgono attività lavorativa nel mondo del nuoto a ulteriore dello Stato e che lo stesso possa intervenire una volta per tutte per garantire a quei lavoratori un trattamento degno di quanto essi svolgono tutti i giorni per contribuire  a diffondere il verbo del nuoto che oltre a rappresentare un’ottima attività ludica ricreativa, è indicata anche come una delle migliori a contribuire alla buona salute degli individui?

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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