Laura Letrari - photo: Paco CLienti / Swim4Life Magazine

Coronavirus, FIN chiede al Governo un sostegno economico per società sportive di Nuoto

Nove punti di domanda al Parlamento per salvaguardare il futuro di circa 64mila società e oltre 150mila piscine, con la speranza di ottenere un aiuto concreto nel prossimo decreto

Il Coronavirus Covid-19, lo abbiamo detto più volte ma lo ribadiamo, sta mettendo in ginocchio l’intero pianeta: da una parte le vittime, che a peggiorare la perdita per i loro cari, non possono godere nemmeno del normale rito funebre a causa della quarantena in cui è stretta l’Italia, dall’altra la crisi profonda e le forti difficoltà che sta affrontando il sistema sanitario nel gestire gli oltre 400mila contagiati; non da meno il crollo totale dell’economia, in conseguenza del quale molte piccole realtà, ma non solo, rischiano di sparire.

Tra le attività lavorative più colpite figurano sicuramente le associazioni sportive che ad oggi non hanno ricevuto un vero e proprio aiuto dal Governo, né per loro, né tanto meno per i collaboratori che purtroppo a tutt’oggi in Italia non godono di un normale contratto lavorativo come per altri settori, in cui i lavoratori sono tutelati da diritti.

Molte piscine delle oltre150mila presenti in Italia rischiano seriamente di non riuscire a riaprire i battenti nel momento in cui saremo pronti per tornare alla normalità, ammesso che quella che individuiamo come tale e che vivemmo prima del Coronavirus lo fosse e insieme a loro, e insieme a loro rischiano di sparire molte delle circa 64mila società sportive esistenti, senza dimenticare che molti dei collaboratori sportivi italiani rischiano di ritrovarsi senza lavoro e senza sostegno economico non potendo usufruire di alcun ammortizzatore sociale.

Con un’azione decisa e diretta, un gruppo di 156 società sportive a rappresentare oltre 300 piscine e sedici regioni italiane hanno sottoscritto un documento nel quale sono state raccolte le criticità causate dal Covid-19 bussando alla porta delle Federnuoto, CONI e dell’Ufficio Sport del Governo per chiedere aiuto.

“Urge un indifferibile approfondimento, con tutte le autorità competenti in materia, onde evitare la paralisi dell’operatività dell’impiantistica – si legge nel comunicato pubblicato poco fa su FedernuotoLa Federazione Italiana Nuoto e il presidente Paolo Barelli si stanno impegnando, con volontà di essere sinergici con le autorità competenti, affinché le richieste delle società sportive siano riconosciute ad integrazione del Decreto Legge del 17 marzo 2020, cosiddetto Cura Italia, o inserite nei prossimi provvedimenti in calendario, e dunque approvate dal Parlamento, al fine di rappresentare un iniziale e reale supporto e conforto per la sopravvivenza delle associazioni e società sportive (ASD e SSD) e praticamente dello sport italiano”

Secondo stime ufficiali lo sport in Italia produce in via diretta l’1,7% del PIL del Paese, ovvero 30 miliardi di euro, alimentando salute e benessere, affiancando spesso le famiglie nell’educazione e formazione dei giovani e garantendo ricchezza anche nei settori della cultura, del turismo e del terziario.

Cosa chiedono le società sportive, le associazioni e le altre organizzazioni riconosciute:

  1. sospensione dei pagamenti dei canoni pubblici relativi agli impianti sportivi fino a quattro mesi dopo la data di riapertura o, laddove necessario, la revisione del piano economico-finanziario;
  2. proroga della scadenza delle concessioni in deroga al codice dei contratti pubblici, permettendo il parziale recupero del periodo di chiusura e del periodo necessario al riavviamento delle attività;
  3. accedere al Fondo Centrale di Garanzia (PMI) al fine di facilitare l’accesso all’Istituto del Credito Sportivo, o alla Cassa Deposito e Prestiti, o ad altro istituto bancario, per ottenere un finanziamento in tempi rapidi, con rimborso a lungo termine e preammortamento almeno di un anno;
  4. consentire ai proprietari degli immobili privati di ridurre il canone dovuto e di avvalersi di un congruo credito di imposta ai fini del recupero del mancato introito relativo al minor utilizzo della struttura;
  5. sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali, dei premi dell’assicurazione obbligatoria e dei termini degli adempimenti fiscali e contributivi fino al 31 agosto con inizio del pagamento rateizzato a partire dal mese di settembre;
  6. costituzione di un fondo presso l’Istituto del Credito Sportivo garantito dal PMI per finanziare la riattivazione delle attività e permettere anche il pagamento delle utenze di gas, energia elettrica, acqua, tassa rifiuti e altri costi relativi alla gestione e all’utilizzo degli impianti sportivi;
  7. incremento della somma a disposizione per l’indennità di marzo spettante ai collaboratori sportivi, in quanto ritenuta insufficiente a soddisfare i potenziali aventi diritto, e implementarla per il mese di aprile;
  8. reindirizzamento del fondo pluriennale Sport e Periferie presso il Ministero dello Sport per riattivare, ristrutturare e mettere a norma gli impianti in gestione o in uso alle associazioni, società sportive e altre organizzazioni riconosciute con particolare riferimento a quelli destinati alle attività sportive di base e agonistiche;
  9. riconoscimento fiscale (modello ecobonus) per gli interventi di ristrutturazione ed efficientamento degli impianti sportivi effettuato da associazioni e società sportive e altre organizzazioni riconosciute.

L’Italia ha bisogno dello sport e degli sportivi che, oltre ad affermare l’Italia nel mondo con successi internazionali dello sport, rappresentano esempi di vita e civici per tante realtà nel sociale italiano. Senza sport non si potrebbe inoltre fare quella preziosa e importante prevenzione della salute di tante persone, anche avanti con l’età, che grazie all’attività sportiva preservano e curano al meglio il proprio organismo e funzioni vitali.
Senza le associazioni e le società sportive dilettantistiche tutto ciò non esisterebbe.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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