Nuoto, come convivere con il Covid-19 in piscina e le nuove regole

Osservazioni e criticità per la riapertura analizzate insieme a Marco Conti, allenatore e gestore di impianti

Allenatore di squadre agonistiche e gestore di piccoli impianti sportivi da non pochi anni, il siciliano Marco Conti è certamente un interlocutore più che valido per aprire un confronto e fare delle osservazioni in merito al protocollo FIN per la riapertura delle piscine, molto discusso nelle ultime ore a causa della mancanza di Linee Guida da parte del Governo. Molte le nuove regole da osservare per far fronte all’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus Covid-19 per poter ripartire con le attività sportive in piscina, tra cui il distanziamento di almeno 10 mq ad atleta nella fase dal 4 al 17 maggio e di 7 mq dal 18 maggio fino a nuove disposizioni. Regole rigide ma necessarie per contenere il rischio di contagio, ma saranno facilmente applicabili per tutti?

Partiamo dal numero massimo di persone da accettare in piscina: secondo quanto previsto dal protocollo FIN, ritieni fattibile, e in che modo, un allenamento di una squadra agonistica?
“Il problema per l’allenatore di gruppi agonistici è quello di prevedere un numero massimo di atleti a corsia, tenendo conto di corsie da 2.5 mt di larghezza dove io principalmente opero, e di come strutturare il distanziamento in base anche alla tipologia di allenamento. L’atleta va immaginato all’interno di un quadrato con 2,65 metri per lato, per cui tralasciando le fasi di riscaldamento iniziale e defaticamento finale dove verrà data come indicazione di non fermarsi e di non superare il proprio compagno di corsia, le cosiddette serie aerobiche, quindi con poco riposo, vedranno gli atleti partire con distanziamento da 5 – 10 secondi, ma soprattutto fermarsi a non meno di 3 metri uno prima dell’altro. Ne consegue che il gesto tecnico della bracciata di arrivo potrebbe alla lunga comportare un problema di non allenamento, superabile alternando alla prima partenza i vari atleti e distanziandoli di conseguenza. Nelle serie lattacide invece, quindi con tempi di recupero più lunghi, le ripartenze potrebbero essere svolte dall’alto, per cui non si pone il problema della fase di arrivo perché ogni atleta ha circa dieci secondi per uscire dall’acqua appena arrivato e permettere al compagno successivo di poter toccare la parete in arrivo”

Considerando invece l’attività di base, per la quale al momento non è ancora sicura la data di ripartenza, come si complicherebbe ulteriormente la gestione dell’utenza?
“Intanto bisognerà vedere come vanno le cose dal giorno 18 maggio, poi in previsione di un’apertura generale per il 1° giugno, credo che le nuove disposizioni, avvicinandoci anche al fattore zero nuovi contagi, terranno conto anche di un progressivo rientro ai criteri tipici dei 2 mq ad atleta. Se così non fosse, sarà molto difficile dover gestire un rientro dell’attività di base, non tanto per il nuoto sociale adulto, abituato ad orari e corsie spesso poco frequentate, ma per i gruppi pre agonistici, difficili da poter gestire con il discorso del distanziamento in acqua per via della diversa maturità, sia biologica che sportiva”

Spostandoci in particolare sull’utenza dai 3 ai 7 anni che normalmente ha necessità dell’assistenza di un genitore all’interno degli spogliatoi, come andrebbe gestita con le nuove regole?
“In acqua bisognerà strutturare dei gruppi molto antieconomici e poco numerosi con istruttore in acqua, forse dotato di mascherina, o nei gruppi post ambientamento in acqua bassa con istruttori fuori dall’acqua che dovranno utilizzare strumenti didattici quali la pertica o il tubo da Acquagym per indirizzare gli atleti. Ma ripeto si spera che più avanti alcune restrizioni possano allentarsi e permettere altre soluzioni. Una cosa è sicura, la didattica andrà cambiata e nei corsi regionali di istruttore sicuramente noi docenti riceveremo nuovi input dalla FIN. Spostandoci agli spogliatoi, i genitori potranno accompagnare i propri figli utilizzando spazi appositamente messi a loro disposizione, ma sicuramente si dovrà optare per turnazioni in fase di uscita dall’acqua e tempi di vestizione certi e poco estendibili”

Parlando invece di utenza in generale, spogliatoi e aree comuni possono essere gestite?
“La struttura dove opero, che svolge attività all’aperto durante tutto l’anno, sta prevedendo la costruzione di docce e spogliatoi all’aperto con separatori e la dotazione di armadietti personali per venire incontro alle nuove disposizioni in merito al distanziamento sociale in territori comuni e sta tentando di creare una diversificazione nei percorsi in entrata ed uscita da essi. Analizzando gli impianti al chiuso e di vecchia concezione, con spazi comuni angusti o addirittura inesistenti, mi spiace dirlo ma a meno di miracoli saranno destinati alla chiusura definitiva o a forti ridimensionamenti di fatturati. Gli impianti nuovi misti, cioè che adottano palloni pressostatici in inverno, avranno circa 5 mesi a disposizione per attuare significativi cambiamenti prima della prossima copertura, mentre infine chi è sempre al chiuso ma concepito in maniera moderna, dovrà individuare i percorsi separati e le predette turnazioni sia in vasca che negli spogliatoi, evitando sovrapposizione di orari. Prevedo una programmazione di orari individuale per gli utenti con orari assegnati non solo nello svolgere la lezione, ma soprattutto nelle fasi di doccia e vestizione, così come tramonterà al momento la concezione degli abbonamenti cosiddetti open relativi a quando svolgere la lezione”

Disinfezione attrezzature: è realistico poter dedicare personale destinato alla disinfezione di tutta l’attrezzatura tutti i giorni e anche più volte al giorno?
“Credo che tutti gli impianti moderni e ben gestiti hanno previsto una disinfezione di attrezzature ed aree comuni almeno giornaliera, in molti casi anche più volte al giorno. Chi prima evitava di effettuarla, non potrà più risparmiare in questa fase ed adeguarsi o chiuderà inevitabilmente”

In conclusione, quali sono secondo te le criticità principali per poter applicare le linee guida FIN, nel caso in cui queste dovessero essere accettate dal Governo?
“Le società dovranno adeguare le proprie strutture e rivedere l’organizzazione interna di spazi acqua e di funzioni del personale. Personalmente consiglierei di utilizzare inizialmente il personale che era addetto ai corsi non agonistici e quindi al momento liberi, nel controllo sull’osservanza delle regole in queste prime fasi di adattamento dell’utenza e accompagnatori. Saranno necessarie molte riunioni tra gestione e personale docente e tra gestione e personale non docente addetto sia alla sanificazione che al controllo dell’utenza al di fuori del piano vasca. Molto spirito di adattamento e di positiva crescita comune. Non entro nel merito dei costi volutamente, ma credo che il tutto debba essere rivisto alla luce del nuovo momento storico a cui si va incontro. Voglio personalmente ringraziare la nostra federazione ed il presidente Barelli in particolare per lo stimolo quasi giornaliero alle istituzioni del Governo con lo scopo di ottenere nuove regole che non fossero preclusive in assoluto per la riapertura degli impianti, per aver per primi stilato una serie di misure a tutela delle società, per aver previsto una serie d’iniziative volte ad agevolare il Governo a prendere decisioni in linea con la tutela della salute anzitutto e del rientro alle fasi successive a quelle critiche”

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine