Covid-19, perchè il nuoto sul banco degli imputati e il calcio no?

Con il DPCM urgente annunciato domenica scorsa da Conte, si è dato un ultimatum a piscine e palestre ma non si è parlato di calcio che registra grappoli di positivi ogni settimana

Il Covid-19 è una cosa seria, guai a chi sottovaluta questo Coronavirus e si prende gioco delle misure messe in campo, perché sia chiaro, non sarebbe facile per nessuno trovare la quadra per far sì di mandare avanti le normali attività quotidiane condividendo spazi ed eventi con un virus molto pericoloso e che può essere letale.

Fatta questa premessa però, c’è da dire che fortunatamente pare che il Covid-19 abbia in qualche modo perso potenza da marzo a oggi, o forse lo si sta curando diversamente, al punto che il tasso di mortalità è sceso dal 7,8% allo 0,3% e anche il rapporto tamponi/positivi è passato dal 25% di marzo al 5,4% di ottobre con la maggior parte dei casi asintomatici, dati che portano naturalmente la maggioranza delle persone a vivere la pandemia non più con lo stesso terrore che si aveva all’inizio di questo incubo.

Certamente bisogna stare molto attenti, meglio non ammalarsi di Covid che provare l’esperienza, parola degli attuali sintomatici contagiati, ma cos’è che fa veramente paura alle istituzioni e al Governo allora? Sicuramente i posti occupati in terapia intensiva sono davvero tanti poiché non è solo il Covid-19 a portare un paziente ad aver bisogno di assistenza intensiva, ma anche molte altre persone affette da altre patologie e di questo passo si rischia un collasso delle strutture sanitarie come avvenuto tra marzo e aprile.

È forse questo il motivo che ha spinto il Comitato Tecnico Scientifico del Governo a influire sul Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha deciso insieme al Consiglio dei Ministri e alle Regioni di varare un nuovo DPCM urgente arrivato domenica scorsa, a cinque giorni dal DPCM di ottobre?

Comunque sia, nell’occasione dell’annuncio del nuovo DPCM in diretta televisiva, tra i nuovi provvedimenti varati, Conte ha letteralmente minacciato le attività in piscina e palestra: “Mi giungono voci di molte strutture non adeguate ai protocolli sanitari e mi dispiace, ma se in sette giorni non si cambia, chiuderemo palestre e piscine”.

Solo il fatto di dire “Mi giungono voci…” in una situazione così delicata, non è il massimo della comunicazione, ma tralasciando questo aspetto, perché non vogliamo dubitare che dietro questa affermazione ci siano dati scientifici e controlli fatti dalle unità addette, la domanda che è naturale porsi di fronte alla situazione attuale è “perché il nuoto rischia di fermarsi e la serie A no?

Il mondo del calcio è preso di mira dal Covid-19 tanto quanto qualsiasi altri sport, con numerosi contagiati che si contano in serie A e con una frequenza settimanale in netta crescita. Da Cristiano Ronaldo a Ibrahimovic solo per fare due tra i nomi di calciatori più noti, fino a interi gruppi di alcune squadre, il Covid-19 sta circolando in serie A ad una velocità impressionante, eppure, nel discorso di domenica sera, Conte non ha nemmeno accennato alla possibilità che il calcio possa fermarsi.

Parliamo di uno sport di contatto, a differenza del nuoto o di chi pratica gli ambienti della palestra ad esempio, ma la serie A non è finita sul banco di prova, a differenza di piscine e palestre che stanno vivendo una settimana definita da alcuni addetti del settore di “passione”, quasi rassegnati a una chiusura in ogni caso.

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Le piscine hanno dovuto fare investimenti importanti per adeguarsi al protocollo sanitario anti covid varato dalla Federnuoto in accordo con il Governo e stanno rinunciando a una buona parte delle entrate per limitare gli ingressi dell’utenza, proprio nel rispetto dei protocolli. Rischiano di crollare sulle proprie gambe schiacciati dal peso di questa pandemia, a differenza della serie A, un’industria e non più uno sport ormai, che sembra essere estranea e quasi al di sopra a qualsiasi decisione governativa in merito alla pandemia in atto, nel rispetto di protocolli anti covid, certo, che però non gravano particolarmente sui conti in bilancio delle società.

E allora, cosa differenzia il calcio dal nuoto o da chi si allena in palestra? Perché con l’aumento importante dei contagi, senza soffermarsi sulle percentuali di positivi e decessi, palestre e piscine rischiano la chiusura e altri sport, il calcio su tutti, non sono stati presi in considerazione da Conte e dal suo Comitato Tecnico Scientifico?

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine