© photo: Maria Frodl

Piscine Vs. Covid-19, appesi a un filo

Nonostante uno stato di emergenza totale, il Governo mette in giro una bozza di DPCM ambigua e si fa attendere una notte intera, lasciando (false) speranze agli italiani

In uno stato di emergenza totale, nel pieno di una pandemia, quasi affogati dalla crisi economica generata dal lockdown vissuto per tre lunghi mesi e completamente spaesati per i tre DPCM circolati negli ultimi dodici giorni, il Governo si sente ugualmente nella posizione di poter far girare in rete una bozza dell’ultimo freschissimo DPCM in arrivo, scritto chissà da chi e con quali piedi infortunati, emanando ambiguità e poca chiarezza sparsa tra i vari punti che riguardano lo sport e gli impianti sportivi.

Che le piscine e le palestre chiuderanno, sembra essere certo o quasi. Quasi, perché una buona parte di persone, quelle forse più disperate di tutte, quelle che hanno mantenuto a stento, con immensa fatica e per scommessa le piscine aperte da giugno a oggi, che hanno dovuto adeguarsi a protocolli pesanti e onerosi e quelle che miracolosamente avevano trovato un nuovo lavoro in un’altra piscina dopo essere stati messi alla porta in seguito alla crisi economica generata dal lockdown di marzo, quelle persone lì, che non saprebbero cosa fare e come reagire di fronte a una seconda chiusura di tutti gli impianti sportivi, sono rimaste appese a un filo di speranza.

Quella speranza alimentata da una parte da una bozza difficilmente comprensibile e che pare lasciare spazio all’interpretazione a causa di una punteggiatura assurda e di un modo di esporre periodi grammaticali inguardabile e vergognoso; dall’altra, dalle tempistiche di pubblicazione del DPCM definitivo, annunciato fin dalle ore 16:00 dalle principali testate giornalistiche in attesa di essere proclamato e annunciato da Conte alle ore 18:00, poi alle 19:00, poi alle 20:00, poi alle 20:30, poi alle 21:00, costringendo tra l’altro molti non amanti della trasmissione a seguire tutto Ballando con le stelle in attesa che da un momento all’altro il programma di Rai Uno si interrompesse per dare spazio a un’edizione straordinaria del TG proprio in occasione dell’annuncio di Giuseppe Conte.

Quell’annuncio a tutt’ora non è ancora arrivato, lasciando in tanti a sperare che qualcosa sia ancora sul tavolo del confronto, che si decida diversamente dalla bozza e che si lascino aperti gli impianti sportivi. Ma è giusto agire in questo modo nei confronti di un popolo stanco e senza più un briciolo di pazienza?

È giusto che sette giorni fa sia stata minacciata la chiusura di palestre e piscine se fossero state trovate fuori regola sulla scorta di alcune “voci di corridoio” che dicevano che gli impianti non rispettano le norme anti covid, per poi decidere di chiuderle a prescindere degli oltre 200 controlli negativi eseguiti dai NAS, che hanno riscontrato che in tutti gli impianti visitati vengono rispettati i protocolli anti contagio alla lettera?

È giusto farsi trovare così impreparati di fronte alla seconda ondata di contagi, ampiamente prevista dal CTS, con un Governo in ferie da giugno a settembre?
Perché nel frattempo non si sono studiati piani efficaci di contenimento?
Perché da maggio a settembre non sono state finanziate le strutture sanitarie e aumentati i posti di degenza e quelli in terapia intensiva, ma bensì si è fornito un bonus vacanze che incentivasse le persone a spostarsi dalla propria città?
Perché non sono stati stanziati i soldi necessari per sostenere (realmente) quelle attività che avrebbero dovuto per forza chiudere nuovamente i battenti?
Perché intanto non era stato già predisposto un regolamento anti Covid in vista della seconda ondata?

Pochi minuti fa Conte ha dato appuntamento agli italiani per le ore 13:30. Sarà puntuale stavolta?

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine