Nuoto, DPCM Covid lascia spazio di manovra a FIN, piscine aperte a tutti, basta tesserarsi!

Video intervento Barelli, “Il problema non sono le piscine ma i mezzi pubblici e la scuola, dove non è possibile offrire tutela e attenzione come negli impianti sportivi”

Non sembra vero quasi a nessuno, ma al contrario dei malumori e di quanto era emerso ieri dopo la firma del premier Giuseppe Conte del DPCM che chiudeva piscine e impianti sportivi in risposta all’aumento dei contagi da Covid-19, oggi è arrivata la risposta chiara e decisa di Federnuoto che dà il via libera a poter partecipare agli allenamenti in piscina a porte chiuse e nel rispetto dei protocolli anti Covid a tutti gli atleti in regola con il tesseramento FIN di qualsiasi disciplina acquatica e in qualsiasi categoria, incluso Esordienti, Propaganda e Master. Leggi qui l’articolo che approfondisce sulla notizia

Per chi legge la posizione assunta dalla Federnuoto come un raggiro del DPCM si sbaglia: al paragrafo e) dell’articolo 9 del DPCM firmato ieri da Conte, si richiede in maniera chiara ed esplicita alle Federazioni di individuare quali siano le proprie attività di interesse nazionale e con una valutazione approfondita, il Presidente della Federnuoto Paolo Barelli ha ritenuto di considerare tali tutte le attività federali che prevedono il coinvolgimento di tesserati, quindi dai Propaganda ai Master passando per le varie altre categorie. Non si tratta quindi di un raggiro ma una semplice costatazione.

In ogni caso, in questa situazione, il tesseramento FIN non deve essere visto per forza come un documento con il quale una persona si impegna a competere, ma semplicemente può essere inteso come una tessera club per poter frequentare la piscina, proprio come accade in qualsiasi circolo privato.

La Federnuoto indice un calendario gare Federali e un Regolamento stagionale per ognuna delle categorie sopra accennate e pertanto è giusto e coerente considerare ognuna di queste di interesse nazionale, senza dimenticare che le piscine si sono rivelate ambiente sicuro e privo di Covid.

“Abbiamo avuto 200 visite dei NAS di due ore l’una per verificare che gli impianti fossero adeguati ai protocolli anti covid e non c’è stato alcun impianto sanzionato – ha dichiarato stasera Paolo Barelli a Rai News24 – È una bufala pensare che privando gli impianti sportivi, già in sofferenza e in tracollo a causa del lockdown di marzo, si argini il problema dei contagi”

“I dati in nostro possesso dicono che le persone che hanno avuto contagi di Covid-19, li hanno avuti al di fuori degli impianti sportivi e delle piscine – prosegue il Presidente della FIN – Sono 4 milioni i cittadini che frequentano la piscina con una media di almeno due volte al mese, quindi è chiaro che non è impossibile tra questi ci sia chi si è ammalato di Covid, ma il Coronavirus non è stato contratto in piscina. Non abbiamo casi di piscine chiuse per Coronavirus a causa di casi che si sono verificati all’interno degli impianti. Il problema sono i mezzi pubblici e la scuola, dove non è possibile offrire tutela e attenzione come nelle piscine”

Chiudere le piscine non sarebbe inoltre una soluzione coerente a contenere il contagio, anzi, potrebbe essere di contro un azione che porti ad aumentarne il rischio.

“Se c’è chi pensa che qualche milione di cittadini non andando in piscina o palestra resterà a casa, si sbaglia, perché si riverseranno nelle strade facendo assembramento creando dei guai – aggiunge il numero 1 della FIN – Sono anche dalla parte dei ristoratori e sarebbe giusto che anche le piscine come loro potessero restare aperte fino alle 18.00, senza considerare che le piscine sono tra gli ambienti più sicuri e anti covid che ci siano”

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Documento FIN su chiarimenti DPCM e attività di interesse nazionale

L’intervento completo di Paolo Barelli a Rai News24


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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine