Decreto Cura Italia, schiacciati i collaboratori sportivi, nessun aiuto economico per chi lavora con continuità

Distrutta la categoria di lavoratori che formano individui, talvolta grandi atleti, educati, civili e rispettosi da inserire nella società e che contribuiscono alla prevenzione della salute di milioni di italiani, avviata una petizione online per protestare

I lavoratori operanti nel mondo dello sport sono in rivolta, virtuale ovviamente perché impossibile uscire di casa, ma si stanno facendo sentire e non poco in seguito alla pubblicazione dell’attuativo del Decreto Cura Italia – clicca qui per leggerlo – che ha stabilito chi dei collaboratori sportivi (art. 96, decreto-legge 17 marzo 2020, n.18) e come potrà usufruire del bonus 600 euro per il mese di marzo.

Nonostante i dubbi sollevati nelle ultime due settimane su quanto previsto dal Decreto e nonostante gli interventi di persone a capo di federazioni sportive, tra cui il Presidente della Federnuoto Paolo Barelli, intenti a sottolineare quanto i provvedimenti potessero rilevarsi inefficaci, il Ministro dell’Economia e Finanze e il Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport sono andati avanti per la loro strada, destinando praticamente un niente a tutte quelle persone che fanno della loro passione un lavoro, sacrificando non poco della loro vita.

Perché? Perché tutte le persone che lavorano nel mondo dello sport non percepiscono molto spesso ferie pagate, malattia pagata, contributi ai fini pensionistici, tredicesime o quattordicesime e soprattutto rientrano tra le categorie più precarie a causa dei deboli contratti a cui sono aggrappati.

Perché il Decreto Cura Italia è inefficace a sostenere i lavoratori impegnati nel mondo dello sport

  1. partiamo dal fatto che la categoria non è tutelata dalle normali leggi sul lavoro, quindi nessuno potrà usufruire della cassa integrazione a cui molte aziende che hanno dovuto sospendere le attività hanno avuto accesso in questo periodo di emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus Covid-19. La conseguenza è che migliaia e migliaia di persone che lavorano ad esempio nelle piscine, sono a casa senza stipendio e soprattutto rischiano più di altri di ritrovarsi senza lavoro una volta che l’emergenza sarà terminata;
  2. il Decreto ha stanziato 50 milioni di euro disponibili per i collaboratori sportivi, che riuscirà a coprire le richieste di circa 83mila persone, a dispetto della categoria che presenta un numero di lavoratori pari ad almeno quattro volte in più;
  3. il Decreto stabilisce che possono accedere al bonus 600 euro soltanto quei lavoratori che nel 2019 hanno guadagnato al massimo 10mila euro, tagliando fuori una bella fetta di persone che lavora esclusivamente nel settore sport e che sicuramente percepisce più di circa 800 euro al mese e la cosa probabilmente più incredibile è che di fatto, potranno accedere al bonus 600 euro soltanto quei collaboratori sportivi saltuari, ovvero che prestano la propria collaborazione in attività lavorative sportive solo per pochi mesi all’anno o per poche ore durante l’anno pagarsi ad esempio gli studi universitari;
  4. il Decreto non fa distinzione tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno, stabilendo come unico parametro il tetto dei 10mila euro: un’ambiguità che comporta che chi, lavorando molto saltuariamente nel mondo dello sport, percepisce ad esempio in media 300 euro al mese, con questo decreto potrà incassare il bonus di 600 euro alla pari di chi guadagna di più, fino ad un tetto massimo di 800 euro mensili;

Per assurdo quindi, le persone che lavorano con continuità nel mondo dello sport non potranno contare su nessun tipo di sostegno economico in questo periodo, di ancor incerta durata. Le conseguenze sono ovvie: le strutture sportive rischiano di perdere personale specializzato e formato per portare avanti corsi per tutte le età e gestire squadre agonistiche, un problema che per le società sportive va ad aggiungersi a tutte le difficoltà da mettere in conto per la riapertura.

Che lo sport in generale fosse poco considerato dalla politica italiana, era già noto, ma adesso sembra si sia voluto mettere un punto esclamativo sulla posizione del Governo in merito ad atleti, lavoratori e società sportive. Il messaggio che arriva a tutte queste persone in questo momento è “non siete indispensabili e pertanto per voi non abbiamo nulla”.

Una petizione tra le ultime speranze
In seguito al Decreto è partita una petizione online – clicca qui per accedere alla pagina – con la speranza che gli addetti ai lavori della politica italiana possano rendersi conto dell’inefficacia del Decreto, ma il timore è che in quelle persone esiste già la consapevolezza che il sostegno non aiuterà veramente i lavoratori attivi nel mondo dello sport, ma che di più non si può fare, o non si vuole fare.

In conclusione, il Decreto Cura Italia rappresenta di fatto una vera e propria disfatta per il nuoto e per tutti gli sport e spazza via in un sol colpo i tanti sacrifici di persone che prestano attività per contribuire, con passione, alle mancanze del Governo, perché ricordiamo che non esistono in Italia programmi a sostegno dell’attività fisica nelle scuole.

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Un Decreto che distrugge il sogno di coloro che formano individui, talvolta grandi atleti, educati, civili e rispettosi da inserire nella società e che contribuiscono alla prevenzione della salute di milioni di italiani.

Lo stesso destino è toccato più o meno anche ai titolari di Partita IVA, mentre, come fosse quasi uno scherzo, chi non lavora e non ha redditi dichiarati potrà serenamente continuare a percepire il Reddito di Cittadinanza.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine