L’atleta dell’Esercito racconta l’incubo e il lieto fine, “È stata la gara di fondo più lunga che abbia mai affrontato e ancora una volta ha vinto la testa”
Arianna Bridi si è finalmente svegliata da un incubo durato un anno e otto mesi, da quel 9 aprile 2021 in cui le fu imposto lo stop totale dal nuoto dopo che le fu diagnosticata una miocardite.
Niente gare, niente allenamenti, niente piscina: l’atleta dell’Esercito si è vista catapultare fuori dal mondo che aveva vissuto ogni giorno della sua vita per gran parte della sua vita.
Due volte bronzo ai Mondiali di Nuoto di Fondo del 2017, nella 10 e nella 25 km, e oro e bronzo continentale rispettivamente nella 25 km agli Europei di Glasgow 2018 e nella 10 km a quelli di Hoorn 2016, la 27enne trentina ha iniziato da allora un percorso davvero difficile da sostenere.
Oggi finalmente è finito un incubo, se così si può dire?
È finito un incubo, si può proprio chiamare così. Posso restare senza cibo, ma non senza nuoto. Ho fatto fatica nei primi mesi a trovare qualcosa che mi impegnasse il tempo e mi desse soddisfazioni come il nuoto. Ci ho provato, ma non ho trovato nulla che mi desse quello che mi dà il nuoto e il nuotare”

Hai trascorso in piscina gli ultimi 22 anni della tua vita, poi te ne hanno privato da un giorno all’altro, per un anno e mezzo. Quanto è stata dura?
Moltissimo, proprio perché non mi è stata tolta solo la possibilità di competere, ma anche quella di poter nuotare, allenarmi. È stata molto dura”
Cosa ti ha aiutata psicologicamente ad affrontare questa dura battaglia?
Il fatto che non mi avessero negato del tutto l’idoneità. Questo mi dava comunque speranza. Ogni volta che mi sottoponevo a controlli, ogni tre mesi, mi dicevano che la situazione stava migliorando, ma questo capitava ogni volta e ottenere l’idoneità era diventata praticamente un’impresa.
Ho passato circa una decina di visite e più di un’operazione al cuore prima dell’esito positivo”
Arianna Bridi ritorna alle gare dopo un anno e mezzo di stop per problemi al cuore
Come hai reagito quando al CONI ti hanno dato finalmente l’idoneità sportiva?
Quel giorno mi aspettavo già che il tunnel fosse finito, ci credevo, ma nonostante questo ce ne ho messo a metabolizzato la notizia, anche se a dire la verità, la borsa per andare ad allenarmi in piscina era già pronta ad aspettarmi a casa.
E non ho avuto dubbi nemmeno sul dove tornare: penso che Fabrizio Antonelli sia il miglior allenatore del momento e sono sicura che riuscirà a tirar fuori il meglio di me”
Cosa ti aspetta adesso?
Sicuramente tanti sacrifici per cercare di recuperare, ma anche altri controlli. Tra qualche mese rifarò tutte le visite e continuerò a farle per tenermi monitorata, anche se adesso è tutto ok”
Cosa hai provato invece a ritornare in acqua?
È difficile da descrivere. È come quando sogni qualcosa per tanto tempo e quando poi arriva vivi una sensazione indescrivibile.
Pochi giorni fa ho iniziato il collegiale con la nazionale, ma prima ancora mi era stato permesso di riprendere con qualche allenamento leggero.
Quando mi hanno detto che la situazione era buona e potevo riprendere a fare un’attività leggera è stato bellissimo.
Il primo allenamento è stato un 20×50 metri, una liberazione che non dimenticherò mai. Le prime volte avevo ancora un po’ di paura per la mia situazione di salute, poi invece ho dimenticato tutto. Avevo solo voglia di riprendere a nuotare”

Arianna Bridi ritorna alle gare dopo un anno e mezzo di stop per problemi al cuore. Come si recupera un anno e mezzo di stop completo?
Dopo un anno e mezzo di stop sarà una bella impresa a livello agonistico, ma in realtà ho ripreso con la mentalità di godermi ogni allenamento, ogni collegiale, ogni cosa che vivrò nel nuoto.
Questo prima non avveniva sempre, anche un po’ a causa delle pressioni che si vivono prima di un evento importante.
Dove arriverò, lo vedremo, ma so che voglio impegnarmi e che ho deciso che il mio percorso dovrà essere un viaggio bellissimo”
Come esci da questa esperienza?
Questa esperienza mi ha cambiata, ho cambiato totalmente prospettiva su come vivere il nuoto. Bisogna imparare dalle sconfitte e invece prima mi demoralizzavo molto, anche se vincevo un argento anziché un oro.
Questo periodo mi è servito molto anche per riflettere. Tra qualche anno voglio guardarmi allo specchio e poter dire di aver fatto tutto quello che potevo fare e che mi sono divertita”
Oltre la tua forza psicologica, c’è stato altro che pensi abbia fatto la differenza nella tua battaglia?
Sono rimasta piacevolmente sorpresa di come la Federazione Italiana Nuoto e l’Esercito mi hanno supportata e aiutata in tutto questo anno e mezzo.
A ogni visita al CONI c’era sempre il Tenente De Blasiis dell’Esercito e quasi sempre il dottor Bonifazi della FIN. Mi hanno fatta sentire una persona importante e questo mi ha aiutato molto nel mio percorso.
Insieme a me, anche loro hanno gioito per il lieto fine, così come Stefano Rubaudo (DT della nazionale di Acque Libere, ndr) e Fabrizio Antonelli.
Il fatto che poi Rubaudo mi abbia già convocata in nazionale, mi permette di trovarmi nelle condizioni ideali per allenarmi serenamente ed essere seguita da tanti tecnici, è una cosa speciale. Il gruppo è fantastico e super stimolante”

Possiamo dire che oggi sei diventata più consapevole di te stessa e di cosa puoi fare?
Si, è così, anche se è importante avere le persone giuste vicino a te. Voglio approfittare per ringraziare anche la dott.ssa Tiziana Balducci, che insieme a Bonifazi si è spesa parecchio per me.
In realtà dovrei ringraziare tantissime persone per essere dove sono oggi, prima tra tutte me stessa. Altri nella mia stessa situazione avrebbero mollato e invece io no.
È stata la gara di fondo più lunga che abbia mai affrontato e ancora una volta ha vinto la testa”
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