«A volte non è facile allenare atleti come Rachele, classico talento, genio e sregolatezza, ma dovevo essere il primo a crederci, altrimenti non saremmo andati troppo lontano. Ecco perché un argento olimpico dovrà allenarsi per vincere l’oro.»
Per allenare un nuotatore o una nuotatrice, bisogna prima di tutto sapere bene quello che si vuole e far si che anche l’atleta che si allena sappia bene a cosa può puntare per poter arrivare insieme al suo tecnico al traguardo prefissato e poter gioire entrambi per questo. Bisogna infondere consapevolezza, fiducia nei propri mezzi e tirare fuori la caparbietà necessaria a non mollare nei momenti difficili che non mancano mai in un percorso per costruire un successo. Il ruolo dell’allenatore di nuoto è molto delicato e nonostante la giovane età, lo sa bene Fabrizio Antonelli, Tecnico del Gruppo Sportivo Esercito e allenatore di Rachele Bruni, argento nel Nuoto di Fondo alle Olimpiadi di Rio, due volte campionessa della World Cup FINA in Acque Libere e quattro agli Europei di Fondo, tra Hoorn 2016 e Piombino 2012.
Insieme alla Bruni, Antonelli ha percorso una strada che ha portato alla formazione e crescita dell’atleta che grazie alla consapevolezza maturata giorno dopo giorno, ha raggiunto l’ambizioso traguardo olimpico al termine di un duro e lavorato quadriennio.
Il quadriennio appena concluso di Rachele Bruni, in particolare l’ultima stagione, è stato esaltante, ma quanto è stato difficile costruire il percorso che ha portato poi l’atleta a conquistare la medaglia olimpica a Rio?
«Difficile non so se è la parola giusta. Sicuramente è stato faticoso perché è stato un percorso a 360 gradi, anche relativo alla professionalità di Rachele e poi abbiamo fatto un lavoro importante sulla tecnica di nuotata per cercare di migliorare l’efficienza. È stato un percorso abbastanza complesso, ma non posso dire che sia stato difficile, perché allo stesso tempo è stato divertente, interessante e assolutamente formativo anche per me. Un percorso lungo e duro, ma che lascia tanto ad entrambi e dal quale vedremo di ripartire per il nuovo percorso futuro.»
Durante l’ultima stagione avete raccolto soddisfazioni significative anche in vasca, cosa non usuale per un fondista che nuota in acque libere. Quanto ha contribuito questo nel percorso dell’atleta?
«In realtà sono venute tutte come conseguenza del percorso che stavamo facendo. Non abbiamo mai ricercato prestazioni fuori tempo rispetto a quello che ci eravamo prefissati come risultato finale e come obiettivo principale. Penso che sia stata molto brava lei a mantenere alta l’attenzione, la motivazione e a capire l’importanza di fare delle buone gare anche in piscina per il bagaglio che poi avrebbe portato con se nella gara più importante. Ripeto però che sono state prestazioni importantissime venute fuori da un percorso che guardava comunque sempre all’obiettivo finale, tanto è vero che Rachele ha ritoccato il suo migliore solo sui 400 stile in vasca corta lo scorso gennaio e poi ha nuotato vicino a suoi personali che era quello che ci aspettavamo. Agli Assoluti di aprile abbiamo gareggiato in pieno carico e per allenarci e vedere poi che è stata capace di fare quella prestazione, è stata una bellissima dimostrazione della motivazione che aveva in questa stagione così importante.»
Certi risultati hanno aiutato poi anche emotivamente a fare le cose straordinarie fatte nella parte clou della stagione?
«Assolutamente si. Sai bene che Rachele se la vede con gente come la van Rouwendaal (medaglia d’oro alle Olimpiadi di Rio nella 10 km, n.d.r.) che nuota i 400 stile in 4’03” in vasca lunga, quindi atleti che nuotano più veloce di lei, e avere riscontri in gara che ti fanno capire che stai nuotando i tuoi tempi migliori, è un’iniezione di fiducia importante che ti permette di andare agli appuntamenti che contano con la sicurezza di quello che sei in grado di fare.»
Rachele ha dichiarato che non è facile allenare un atleta come lei. Ci puoi raccontare qualche aneddoto?
«Forse è meglio di no – risponde sorridendo il Tecnico Antonelli – Non è facile allenare una come Rachele perché lei è il classico talento, genio e sregolatezza, quindi è quella che nonostante sia consapevole che il cambiamento che ha fatto in termini di professionalità è stato uno dei passi fondamentali nel salto di qualità che ha fatto nell’ultimo quadriennio, se lo dimentica e capita sempre il giorno che arriva in piscina senza voglia, bagna il costume, come dico io, e se lo porta a casa bagnato credendo di aver fatto l’allenamento. In realtà, pur ben consapevole che non è così che funziona, capita ancora che con una medaglia olimpica al collo abbia questo tipo di giornate, in cui c’è bisogno di un pochino di impegno in più da parte mia per cercare di avere a disposizione la vera Rachele.»
È cambiato qualcosa rispetto a prima di Rio?
«Sicuramente lei è sempre stata una persona che nonostante mostri un carattere frizzante e competitivo, non ha facilità a convincersi delle proprie qualità e penso che sicuramente la medaglia abbia cambiato questo aspetto, o almeno lo credo e lo spero che non ci sarà più bisogno di spiegarle in dieci lingue diverse quali sono le potenzialità che ha e quali sono gli obiettivi ai quali può aspirare, perché adesso quello che ha fatto è nella storia. Renderla consapevole delle capacità che ha e dove poteva arrivare è stato un passo fondamentale per la sua crescita e adesso che ci è arrivata con l’argento di Rio, ne è pienamente consapevole.»
Quattro anni fa ti saresti aspettato di raggiungere insieme a lei questi traguardi?
«Sicuramente ci ho creduto perché la conosco da tanti anni, da quando ancora nuotavo anche io e lei era una ragazzina emergente che aveva indubbiamente delle importanti qualità. Sapevo che il percorso sarebbe stato lungo e difficile, ma dovevo essere il primo a crederci, altrimenti non saremmo andati troppo lontano. Diciamo che ho fatto una scommessa, mettiamola così.»
Alla luce dei risultati che poi sono arrivati, cosa ti aspetti dal nuovo quadriennio?
«Ti dico quello che vorrei: vorrei che Rachele diventasse un atleta meno difficile da allenare , ricollegandomi proprio a quello che ha detto lei. Ma questo non perché io abbia meno voglia o disponibilità, anzi, sono uno a cui piace calpestare il bordo vasca, stare moto attento ad ogni particolare durante l’allenamento e mi piace allenarmi con gli atleti, Vorrei però vedere un cambiamento e un salto di qualità da parte sua anche sotto l’aspetto della maturità nell’affrontare il quotidiano, perché se devo fare un paragone, penso che abbia maturato molto di più una capacità di gestione durante le gare e i giorni che precedono le gare e quindi che è diventata un atleta molto matura per quanto riguarda la gestione della competizione, ma ancora non lo è abbastanza in tutto quello che c’è prima. Quello che vorrei dunque è questo e mi piacerebbe lasciare a lei determinate decisioni. Un po’ me lo aspetto che sia così perché penso che abbiamo fatto un percorso completo anche da questo punto di vista e spero che sia una conseguenza del quadriennio passato, anche perché ritengo che abbia le qualità. È un tipo di nuotatrice che ha longevità, non è spremuta fino all’osso ed è una che ha caratteristiche di leggerezza che la possono favorire in ottica del secondo quadriennio. Allo stesso tempo credo che lo dovrà vivere con una grande maturità e una serenità al di sopra di quella che ha avuto nel quadriennio concluso da poco, nonché con una consapevolezza superiore alle altre.»
Quindi si punta a Tokyo per fare la guerra in prima linea?
«Assolutamente si! Ho fatto un discorso del genere proprio nei giorni scorsi a Martina De Memme che allenerò da quest’anno: secondo me atleti di un certo livello devono entrare in acqua tutti i giorni solo con l’obiettivo di migliorarsi. Migliorare una prestazione, un risultato, o un personale, perché al loro livello credo sia difficile restare motivati pensando semplicemente di difendersi, o per mantenere la dignità. Un argento olimpico dovrà allenarsi per vincere l’oro, poi ovviamente sappiamo bene che ci sono tante componenti che fanno parte del percorso, ma la cosa importante è che lei entri in acqua tutti i giorni con questo obiettivo, ovviamente partendo con calma perché la strada è lunga e l’età avanza.»
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