photo: Paco Clienti / Swim4Life Magazine

Nuoto, la lotta al Coronavirus come un 200 farfalla

Il nuoto ci ha insegnato che non serve a nulla lamentarsi, mettere da parte polemiche e dissensi e concentrarsi a resistere

La lotta serrata che stiamo conducendo tutti contro il Coronavirus Covid-19 è diventata estenuante, faticosa, fisicamente e mentalmente difficile da sostenere. L’emergenza sanitaria è scattata lo scorso 31 gennaio e si è evoluta gradualmente fino ad arrivare velocemente alla chiusura di tutte le attività e al blocco dei cittadini, costretti a restare chiusi in casa per evitare il diffondersi del contagio.

Purtroppo le misure di contenimento, seppur rigide, sono indispensabili per contrastare la difficoltà, senza precedenti, che tutto il mondo sta vivendo e anche se difficile, bisogna resistere.

E se l’idea di resistere ancora, dopo quasi due mesi chiusi in casa, non vi affascina, ricordatevi di essere nuotatori, o sportivi in senso più largo, e che la lotta al Coronavirus può essere paragonata a una gara, la più dura che si possa disputare in piscina: i 200 farfalla.

Per preparare bene una gara con l’obiettivo di ottenere un risultato prefissato, bisogna fare sacrifici, allenarsi con continuità e non fermarsi mai, rinunciando a qualcosa, magari a qualche uscita con gli amici. E bisogna farlo non per pochi giorni ma per numerose settimane.

Non è finita, perché una gara come i 200 farfalla resta in ogni caso dura e faticosa da sostenere, forse più di tutte le altre e forse più di tutte le altre si contraddistingue per essere imprevedibile, anche per lo stesso atleta che la nuota.

Arrivi ai blocchi di partenza convinto del lavoro che hai fatto in allenamento e poi durante la gara ti ritrovi a sostenere dei ritmi che non avevi previsto e ai quali non ti eri preparato e magari finisci per chiudere con un tempo diverso da quello che ti aspettavi. Ma il nuoto è anche un po’ così, a volte imprevedibile.

Ecco, il Coronavirus è imprevedibile e duro da combattere, proprio come è dura sostenere i 200 farfalla:

  1. durante i primi 50 metri ti senti un leone, esprimendoti al meglio delle tue possibilità in tutte le fasi di nuotata;
  2. nei secondi 50 metri ti senti incredibilmente bene, come se stessi nuotando ancora la prima vasca, al punto quasi da sorprenderti di te stesso, ma poi arriva la virata decisiva e talvolta un calo di energie insieme ad essa;
  3. la terza parte di una gara è sempre la più difficile da sostenere, qualsiasi sia la gara, soprattutto i 200 farfalla, perché da una parte bisogna contrastare il calo di energie che si presenta gradualmente e dall’altra bisogna non perdere il ritmo e non spezzare la nuotata, perché sarebbe la fine. Bisogna ricercare la miglior tecnica di nuotata possibile, il miglior allungo e scivolo sull’acqua e la speranza che la gara finisca presto si fa sempre più forte nella mente del nuotatore;
  4. gli ultimi 50 metri sono fatidici: la stanchezza è ormai alle stelle, la lucidità è al minimo, le scorte di resistenza sono quasi terminate, ma resta ancora la caparbietà e il cuore da nuotatore che ci porterà a toccare la piastra cronometrica e tirare un sospiro di sollievo, magari un’esultanza per aver nuotato il crono che si desiderava.

photo: Paco Clienti / Swim4Life Magazine

I 200 farfalla sono la gara dura per antonomasia, ma il paragone può essere valido per qualsiasi altra gara e il Coronavirus è simile per certi versi: la prima parte dell’emergenza sanitaria è andata via quasi con facilità, ma poi man mano sono cresciute le difficoltà ed è diventato sempre più difficile contrastare il virus. Sia per chi è stato costretto a rimanere in casa per evitare la diffusione del contagio, sia per chi purtroppo è caduto subendo il contagio della malattia, al quale è seguita la lotta in ospedale, ma anche per chi ha dovuto fare i conti con le difficoltà economiche causate dal fermo delle attività lavorative.

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Però è necessario non dimenticare che purtroppo c’è chi non ce l’ha fatta e sono in tanti; c’è poi chi proprio oggi sta lottando tra la vita e la morte e chi con tanta paura spera di non dover affrontare gli ospedali e il ricovero e a prescindere da ogni criticità con cui dover fare i conti, tutte queste persone meritano rispetto.

In che modo? Il nuoto ci ha insegnato che non serve a nulla lamentarsi, perché ciò che bisogna fare è soltanto stringere i denti, restare in silenzio e nuotare per inseguire i propri obiettivi, quindi mettiamo da parte le polemiche sulle decisioni assunte dal Governo del nostro Paese, spegniamo il dissenso al lockdown imposto, smettiamola di guardare cosa fanno meglio di noi negli altri Paesi e concentriamoci esclusivamente a resistere, perché arriverà prima o poi quella piastra cronometrica che segnerà la fine della nostra gara.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine