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Viviamo in una regione in cui il nuoto non è importante!

Lo sfogo dell’atleta siciliana Giada Marchese, “Fatiche e sacrifici per obiettivi competitivi non vengono rispettati, non possiamo continuare a vivere in questa situazione, è irrispettoso per tutti quelli che dedicano la propria vita al nuoto”

Il nuoto è uno sport minore, è uno sport povero, è uno sport poco importante rispetto ad altri, sono luoghi comuni sentiti più volte e che non rappresentano veramente l’importanza delle discipline acquatiche.

Il nuoto e il mondo della piscina fa stare bene, aiuta a tenersi in forma e in salute e il livello competitivo cresce anno dopo anno con nuovi talenti che spuntano fuori dal nulla, dietro i quali in realtà c’è un grande lavoro di tecnici e società.

Purtroppo però, capita in alcuni contesti, che tutto quello che dovrebbe essere la normalità nel mondo del nuoto, non si verifica e lo abbiamo appreso, ancora una volta, da uno sfogo pubblico di Giada Marchese, atleta siciliana.

Giada elenca una serie di problemi non poco importati che riguardano il territorio dove gareggia principalmente, descrivendo dettagliatamente sul proprio profilo Facebook una serie di aspetti che, se effettivamente corrispondenti a realtà, andrebbero rivisiti.

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Viviamo in una regione in cui il nuoto non è importante – Lo sfogo di Giada Marchese

Ogni giorno mi sveglio e organizzo la mia giornata cercando di incastrare tutti gli impegni che ho per evitare di arrivare all’allenamento già troppo stanca o addirittura di non riuscire ad allenarmi proprio – scrive Giada Marchese sul proprio profilo Facebook – Questo vale per me come per tutti i ragazzi che conciliano lo studio o il lavoro e lo sport agonistico.

Ogni giorno fatiche e sacrifici per obiettivi che spero di raggiungere in gara (chiaramente). Ma la pura e triste verità è che viviamo in una regione per cui queste cose non sono importanti e che non ha nessuna voglia di migliorare, anzi negli anni le condizioni che vengono presentate a noi atleti sono sempre più scadenti. Per me, oggi, doveva essere la chiusura di un ciclo di allenamenti e fatiche, ma il risultato non è quello che mi rispecchia e ciò mi dà rabbia.

Rabbia perché la piscina in cui oggi abbiamo gareggiato aveva l’acqua così torbida da non permettere di vedere il muro (virate e arrivi, come si fanno?). Rabbia perché lo spazio messo a disposizione per noi atleti puzzava di vernice e alcuni ragazzi si sono sentiti male o hanno vomitato (me compresa).

Rabbia perché i device sono inesistenti e da dorsista posso assolutamente dire di essere svantaggiata rispetto il resto d’Italia da anni (per chi non lo sapesse il device è quel supporto che si aggiunge al blocco di partenza nato per evitare che l’atleta potesse scivolare allo stacco dalla piastra, dare la possibilità di migliorare l’angolo di spinta alla partenza e acquisire una velocità maggiore).

Rabbia per il pubblico inesistente, che è ormai una routine; le porte chiuse sono state inserite durante il Covid, ad oggi la scusa quale sarebbe? In passato, vista la tribuna di questa piscina poco capiente per l’elevata utenza, si usavano dei pass per fare dei turni.

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In più il sito della fin Sicilia si è bloccato alla prima gara. Rabbia perché riscaldarsi alle 13:30 per poi gareggiare alle 19 non è per niente funzionale. Ma ovviamente, unendo tutte le categorie la quantità di atleti non permette di gestire le cose al meglio.

È normale che se si separassero gli esordienti da ragazzi e assoluti la durata di una sessione di gare sarebbe ridotta e si potrebbe addirittura pensare di fare dei riscaldamenti intermedi. Rabbia perché leggo articoli in cui si evidenzia che gli atleti siciliani che vanno agli italiani assoluti sono davvero pochi e sono praticamente inesistenti quelli che vengono convocati in nazionale, ma vi siete mai chiesti davvero il perché?

E non aggiungo altro.

Ci mettete nella condizione in cui noi atleti dovremmo ringraziare per ciò che fate, perché ci avete messo i blocchi con le track start, perché stiamo gareggiando a Palermo e in questo modo ci evitate le spese che le famiglie avrebbero dovuto affrontare per fare una trasferta…e noi vi ringraziamo, ma in realtà la normalità dovrebbe essere avere delle strutture che ti mettono nelle condizioni di fare bene e cogliere i frutti di tanti sacrifici.

Invece vi fate forti dandoci piccoli contentini per ottenere il nostro silenzio e purtroppo è quello che da anni ottenete perché la conclusione collettiva è un “meglio di niente”, “anzi che..”, ecc.

Non credo che noi atleti in primis, i nostri allenatori e le nostre famiglie, che ci supportano sempre, possiamo continuare a vivere in questa situazione. È irrispettoso per tutti quelli che dedicano la propria vita a questo.

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Non è facile far funzionare le cose nel modo corretto e rispettoso per tutti, ma è doveroso impegnare al massimo le proprie energie affinché questo possa avvenire.

Avere un nuovo Luca Marin nel nuoto di alto livello, manca effettivamente alla Sicilia da troppi anni.

La Redazione di Swim4Life Magazine resta aperta e disponibile a qualsiasi intervento sull’argomento dalle parti interessate.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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