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Noemi Batki: un tuffo al cuore! Le emozionanti avventure della tuffatrice azzurra

Noemi Batki: un tuffo al cuore!
Le emozionanti avventure della tuffatrice azzurra

copertina_1La folla esaltata, le aspettative di uno spettacolo, poi il silenzio assoluto, anche del cronista sportivo, lo sguardo di ghiaccio dell’atleta che si prepara, il silenzio è rotto dal rumore secco del trampolino che molleggia sotto lo slancio della tuffatrice, al quale segue subito il suono dell’acqua perforata in un unico punto e gli applausi esplosivi della platea! Ecco cosa regala il mondo dei Tuffi in pochi secondi, disciplina acquatica emozionante e stupefacente che trova tra i suoi protagonisti, giovani talenti incredibili e atleti eccezionali.

Tra questi talenti andiamo a scovarne uno in particolare, quello di Noemi Batki, originaria di Budapest, Ungheria, ma naturalizzata italiana praticamente da sempre e pedina importante della Nazionale Azzurra. 24 anni compiuti il 12 ottobre, 167 cm di esplosività e tanta voglia di stupire, l’hanno spinta a superare se stessa e le aspettative di tutti, fino ad arrivare a raccogliere la nomination per i migliori atleti Europei delle discipline acquatiche, i LEN Awards 2011, accostata ad atleti come Federica Pellegrini e Tania Cagnotto!

Specializzata alle origini nel trampolino da 3 metri, è seguita da Nagy Ibolya, madre ed allenatrice di Noemi, nonchè rappresentante della nazionale ungherese di tuffi alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Vive in Italia dall’età di 3 anni e indirizzata da subito al mondo dei tuffi, inizia a confezionare vittorie su vittorie fino ad arrivare a livelli importanti.

I primi successi arrivano nel 2004, agli Europei Juniores di Aachen, dove conquista l’argento nel sincro dal trampolino 3 metri e il bronzo individuale dalla piattaforma.

Nell’estate 2005, a quasi 18 anni, partecipa al suo primo Mondiale, Montreal, Canada, dove arriva incredibilmente 5^ dal trampolino sincronizzato 3 metri, in coppia con Francesca Dallapè. All’inizio del 2007 arrivano le prime vittorie a livello assoluto con la medaglia di bronzo europea conquistata in Coppa Europa a Stoccolma, dal trampolino sincronizzato 3 metri e l’oro alle Universiadi di Bangkok 2007 con il trampolino da 1 metro. Inoltre si laurea campionessa italiana assoluta nel trampolino sincronizzato 3 metri e campionessa italiana di categoria dalla piattaforma e dal trampolino 3 metri ai Campionati Italiani Indoor di categoria di Trieste.

Nel 2007 Noemi, in coppia con Tania Cagnotto, vince la medaglia d’argento nel sincro da 10 metri al Grand Prix FINA alla tappa di Montreal e in coppia con Francesca Dallapè, da sempre sua compagna di sincro dal trampolino, vince la medaglia d’oro con record di punti, nella tappa di Roma.

Successivamente arriva la qualificazione alle Olimpiadi estive di Pechino grazie al 5° posto ottenuto nella Coppa del Mondo in programma proprio nella capitale cinese, nel sincro da 3 metri, ancora una volta in coppia con la Dallapè. Agli Europei di Eindhoven del 2008 arriva anche la prima medaglia in carriera ai campionati europei, un bronzo conquistato in coppia con Tania Cagnotto nella piattaforma sincro da 10 metri, che la fa entrare nella storia dei tuffi italiani come quarta atleta azzurra di sempre a salire sul podio in un campionato europeo.

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batkiAlle Olimpiadi di Pechino 2008 la coppia Batki-Dallapè, arriva 6^ in finale della gara del sincro da 3 metri.

Poi il salto definitivo di qualità e arriva la perla di Budapest, proprio nella sua città natale, agli Europei dell’anno scorso, dove conquista un meraviglioso Argento dalla piattaforma di 10 metri, dietro alla tedesca Christin Steuer e davanti alla russa Yulia Koltunova. Sulla scia del successo, conquista la medaglia d’oro, sempre dalla piattaforma 10 metri, agli Europei di tuffi di Torino 2011, totalizzando 346,35 punti, precedendo sul podio ancora la russa Yulia Koltunova, argento con 327,30 punti e la tedesca Maria Kurjo, bronzo con 318,45 punti. Con questa vittoria, la Batki diventa la prima atleta italiana a qualificarsi alle Olimpiadi di Londra 2012!

Venerdì 21 ottobre Noemi ha terminato il primo allenamento collegiale della stagione con la Nazionale che era iniziato a Roma il 16, in vista delle Olimpiadi di Londra 2012 e oggi è con noi di Swim4life per raccontarci delle sue avventure dal trampolino!

La tua è una vita di tuffi! Hai iniziato prestissimo e non poteva essere altrimenti vista la carriera di tua madre, tuffatrice prima di te. Come vivi la tua realtà, cosa ami e cosa odi del mondo dei tuffi?

Effettivamente posso dire di essere stata indirizzata a questo sport, anche se sono convinta che la passione non si possa forzare, quindi la mia scelta e la mia carriera è stata volontariamente costruita e mai forzatamente subìta. Fin da piccola mi è sempre stata lasciata la libertà di provare ogni sport che mi interessava e quindi ho avuto la possibilità di forgiare le mie passioni. Ciò che mi ha convinto a soffermarmi sui tuffi è stato sicuramente l’aspetto emotivo di questo sport. Mi è sempre piaciuto il fatto di dover sempre superare i propri limiti, di provare paura e piacere e far sempre prevalere la seconda; inoltre trovo che l’ambiente acquatico abbinato a quello aereo sia una cosa spettacolare. Da una parte mi dispiace che questo sport sia così “di nicchia” e che sia poco seguito, dall’altra ne sono quasi contenta perché questo ci porta ad essere atleti un pò più “speciali”, che come tutte le cose rare stupiscono più spesso.

Come ricordi i tuoi primi anni da tuffatrice?

Eh, come dimenticarli. Vivevo a Belluno, mia mamma era appena tornata dalle Olimpiadi (Barcellona ’92 n.d.r.), avevo 5 anni ed iniziavo ad andare in piscina con lei anche 4 volte a settimana, a scatenarmi. Devo ammettere di non essere stata un tipo acquatico all’inizio, infatti fino a 4 anni non mettevo nemmeno la testa sott’acqua. Ricordo poco dei primi anni,  tranne che tutti mi dicevano che avevo una bella linea e che potevo arrivare lontano. Certo, posso dire che abbiano avuto ragione, ma ora mi rendo conto, voltandomi indietro, che ho dovuto affrontare mille sfide per arrivare qui ora, spesso contro me stessa, ed è stata più rilevante la mia crescita psicologica rispetto a quella meramente fisica.

Quanto tempo dedichi agli allenamenti?

Negli ultimi anni questo sport è diventata la mia vita e fortunatamente, grazie al Centro Sportivo dell’Esercito, posso considerarlo il mio lavoro, quindi mi impegna dalle 4 alle 6 ore al giorno, in base al periodo dell’anno e alla quantità di carico necessaria.

In che modo si allena una tuffatrice?

noemibatki2Ci si allena sia in palestra che in acqua e quello che una persona esterna non immagina mai è che talvolta la parte a secco, di ginnastica o di corsa, può essere prevalente rispetto all’allenamento in acqua. Io personalmente do molta importanza alla ginnastica, soprattutto perché, essendo piattaformista, ho bisogno di una buona base di potenza e tenuta fisica per sopportare gli urti e le forze a cui vengo sottoposta quando mi tuffo. Quindi passo dalle 2 alle 3 ore al giorno (divise tra mattina e pomeriggio) a bordo vasca o in palestra, a fare potenziamento muscolare, scioltezza o acrobatica. La nostra ginnastica potrebbe essere definita una via di mezzo fra l’atletica e l’artistica, infatti lavoriamo molto sia sulla forza pura che sulla sua trasformazione in reattività, elasticità e coordinazione. Talvolta inseriamo nel programma lavori aerobici, ma raramente arriviamo a tempi di esecuzione lunghi, preferendo la dinamica alla resistenza. Generalmente la ginnastica viene suddivisa in un riscaldamento, sempre iniziale e in una parte di potenziamento che può venire eseguita talvolta dopo la sessione in acqua. Quest’ultima consiste in una certa quantità di balzi e “cadute” per abituare le spalle e perfezionare l’entrata in acqua, seguita dalla vera e propria ripetizione dei tuffi che, da quelli più semplici a quelli più complessi, porteranno poi alla costruzione del programma di gara.

Ma che vita è riservata ad una tuffatrice italiana? È facile allenarsi ed avere sempre a disposizione le strutture e gli spazi adeguati?

Credo che non si possa fare di tutta l’erba un fascio perché dipende molto dal livello di ciascun atleta. Diciamo che per un professionista della nazionale A  si aprono molte porte ed è possibile esporre richieste per ottimizzare il proprio allenamento. I problemi emergono nelle società sportive dove ci si trova a dover gestire spesso tanti bambini e ragazzi senza le disponibilità logistiche ed economiche adeguate, in quanto spesso gli spazi e i fondi sono dedicati agli sport maggiori.

Per arrivare alla Nazionale ce ne vuole però. La realtà dei Tuffi in Italia, trova poche strutture disponibili ed è quasi impossibile per molti iscriversi ad un corso! Perché è così difficile perseguire questa passione nel nostro paesi? Cosa dovrebbe cambiare e perchè?

In realtà nelle città in cui ci sono gli impianti di tuffi, i corsi esistono e sono spesso frequentati assiduamente. La difficoltà sta effettivamente nell’abitare vicino ad una località dove esiste l’impianto! Le piscine a norma in Italia sono poche e quasi totalmente localizzate al nord perché richiedono ingenti risorse sia per la costruzione che per il mantenimento, senza considerare l’aspetto più ovvio, che una piscina di tuffi in attività richiede molta più organizzazione e porta un circolo più ristretto di atleti rispetto a una vasca nuoto dove tutto sommato non è difficile in quattro e quattr’otto trovare qualche istruttore ed avviare un’attività. Il nostro è uno sport che il più delle volte conviene avviarlo ed investirci quando ci sono prospettive di arrivare ad alto livello, altrimenti una società difficilmente sopravvive, gli ostacoli sono molteplici in un paese dove il calcio ha monopolizzato l’attenzione dell’80% dei bambini.

immagini1_largeTua madre riesce a scindere la figura di mamma da quella di allenatrice quando lavorate?

Ci sono stati momenti della mia gioventù e della mia adolescenza in cui questo aspetto è stato delicato, non tanto da parte sua, quanto dalla mia. Mi prendevo delle piccole libertà, soprattutto quando si trattava di sfogare i piccoli nervosismi e le arrabbiature che la paura e lo stress mi portavano. Questa situazione si è complicata quando nella mia attività mi hanno affiancato anche le mie 2 sorelline più giovani. Ci tengo però a puntualizzare che siamo sempre state educate a considerare le due figure separatamente, tant’è che la sorellina minore in piscina mia mamma la chiama per nome come gli altri atleti.

E tu riesci ad essere solo la sua atleta quando lei ti allena oppure esce fuori anche la figlia in qualche occasione?

In un certo senso sono solo la sua atleta quando siamo in vasca, certo, ma credo che io e lei siamo oltre a questa dimensione, lei mi conosce come essere umano e quindi nella profondità dell’animo, e conosce il mio cuore come nessun altro, credo che questo esuli un po’ dal rapporto formale allenatore-atleta. Io sono la sua creatura, mi piace pensare di essere il suo capolavoro, che lei ha forgiato e modellato nel corso degli anni (nella foto a sinistra, Francesca Dallapè, compagna di mille battaglie di Noemi Batki).

Per ora ci fermiamo qui e vi diamo così modo di tirare il fiato…

Restate collegati su Swim4life per il proseguo dell’intervista a Noemi Batki!

Paco Clienti

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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