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Noemi Batki: un tuffo al cuore! Le emozionanti avventure della tuffatrice azzurra

Noemi Batki: un tuffo al cuore!
Le emozionanti avventure della tuffatrice azzurra

batki-noemi-tuffiLa settimana scorsa Swim4life si è “tuffato” nel mondo dei Tuffi con la pubblicazione della prima parte dell’intervista alla campionessa azzurra Noemi Batki. Clicca qui per leggere la1^ parte

Oggi pubblichiamo la 2^ delle tre parti dell’intervista completa:

Cos’è cambiato dopo la prima vittoria importante? Hai affrontato i tuoi impegni in un modo diverso? Con uno spirito e una convinzione diversa?

La vittoria più bella è stata indubbiamente quella di Budapest, perché è stata la prima individualmente, ma soprattutto perché è stata il frutto sofferto di un anno di lavoro impegnativo e di una voglia di riscatto impetuosa. Il mondiale di Roma dell’anno prima era andato male, infatti era ancora fresco il ricordo dell’ ”addio” della mia compagna di sincronizzato Francesca Dallapè e stavo ancora aspettando una conferma come frutto del mio lavoro individuale indirizzato alla piattaforma. Dopo quella vittoria (anche se non è stato un oro la considero una formidabile vittoria per me) sono cambiate tante cose. Non solo al di fuori, in quanto premi, riconoscenze e gratifiche sono solo eventi momentanei, ma il vero cambiamento, il vero salto di qualità l’ho fatto nei confronti di me stessa, nel mio animo. Quella gara infatti mi ha dimostrato non solo che posso considerarmi al livello delle più brave tuffatrici europee, ma mi ha anche reso consapevole di poter sfiorare la perfezione, come è stato negli ultimi due tuffi della mia serie. Anche per questo motivo sono più affezionata all’europeo di Budapest, anziché a quello di Torino, perché le emozioni che ho regalato e che mi sono regalata, anche se frutto di una gara con più bassi e meno costanza, ha portato con se due tuffi pressoché perfetti che credo siano uno degli obiettivi più gratificanti di un atleta: il poter dire “ecco, ce l’ho fatta, ho raggiunto l’esecuzione perfetta”  è impagabile. Ora ci si riprova, chissà, magari alle Olimpiadi…

Batki_Noemi_ITACom’è stato quindi vincere un argento incredibile nella tua terra d’origine, l’Ungheria?

Quella medaglia ha rappresentato l’inizio della mia carriera e l’averla vinta a Budapest, l’ha resa ancora più speciale. Nel 2006 avevo già gareggiato nell’Europeo sempre in quella piscina ma non ero riuscita a dare il massimo, complice l’agitazione di dovermi esibire di fronte a tutta la mia famiglia che mi guardava in tribuna. Nel 2010 ho affrontato l’evento con più serenità e maturità, con la consapevolezza di avere alle spalle una solida preparazione che sapevo non mi avrebbe tradito. La giornata è stata un’emozione unica, data non solo dal risultato, ma anche da tutte le sensazioni che mi ci hanno portato: non sarebbe stata la stessa cosa vincere l’argento senza aver prima vissuto tutta la giornata e tutto l’anno che c’è stato dietro. Sono stata noemi-batki_1felicissima di aver regalato un pizzico della mia gioia a tutto il pubblico ungherese, che mi considerava una connazionale, alla mia famiglia, agli italiani e ai miei colleghi dell’Esercito impegnati in Afghanistan a cui ho dedicato un pensiero dopo la medaglia.

Successivamente è arrivata la vittoria ai campionati europei di tuffi di Torino 2011 e con l’oro dalla piattaforma di 10 metri sei stata la prima atleta italiana a qualificarsi alle Olimpiadi di Londra 2012! Cos’hai provato in quell’occasione?

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Ho provato una grande emozione, quasi un sollievo, per essermi tolta il peso (almeno per un momento) della responsabilità che inevitabilmente la medaglia di Budapest dell’anno prima, mi aveva affibbiato. È stato importante non pensare alle conseguenze ma vivere esclusivamente il presente, tuffo per tuffo, momento per momento. Ovviamente più vittorie si hanno alle spalle più difficile risulta restare concentrati e focalizzati unicamente sulla gara, senza pensare a tutto il contorno. Per questo mi sento di paragonare la mia prima vittoria alla gioia di un bambino che riceve il suo agognato regalo, la sua macchinina telecomandata o la playstation, dopo aver lavorato duramente per ottenere l’ottima pagella che il genitore chiedeva in cambio. Mentre a Torino è stato come laurearsi all’Università, una gioia liberatoria dopo il percorso riuscito, per la maturità raggiunta in un momento quando tutti già si aspettavano che tu non fallisca più.

noemi-batki_10Cos’è successo invece dopo quella sorprendente e straordinaria vittoria? Cosa si è innescato e come sei arrivata a Shanghai?

Il campionato europeo è stato svolto a marzo, quindi la stagione era appena cominciata, e non ci si poteva certo prendere molto tempo per festeggiare. Forse sono state proprio le nuove consapevolezze a farmi perdere un poco di quel timore e auto protezione che mi contraddistingue. Infatti durante due tappe consecutive del circuito delle gare del Grand Prix, ho dovuto gareggiare eseguendo la mia serie di gara per sei volte in due settimane (essendomi qualificata ogni volta per la semifinale e la finale del mio evento). Il che non sarebbe stato un gran problema, stanchezza a parte, se non mi fossi leggermente stirata il tricipite in un entrata in acqua durante la prima gara. Il voler terminare ad ogni costo la mia prestazione senza ritirarmi, mi ha portato a contrarre uno stiramento di diversi cm al tricipite accompagnato ad una microfrattura alla mano in seguito agli urti della mano contro la testa durante l’ingresso in acqua. Conseguentemente, ho dovuto sospendere per un mese intero ogni tuffo di testa, potendo fare solo ginnastica e tuffi di piedi e senza rotazioni, in acqua. E questo succedeva a metà giugno. Quindi sono arrivata ai mondiali con un mese di preparazione, in cui ho dovuto riprendere sensazioni e forma fisica, solo che questo non è stato mai menzionato in nessuna telecronaca.

Possiamo dire che sei sempre ad altissimi livelli in competizione europee e che forse sei sfortunata ai Mondiali? Come abbiamo accennato prima, Shanghai e anche Roma non sono andate bene…

Noemi-BatkiMi sento di dire che di mondiali ormai ne ho fatti 4, di cui 2 sono andati bene e gli ultimi due un po’ meno. Il 2009 per me è stato un anno difficile sia perché mi sono dovuta ri-orientare su una specialità individuale, dopo il quadriennio improntato sui tuffi sincronizzati, ed a questo si sono aggiunti notevoli problemi causati da divergenze con la mia società sportiva, che ho voluto abbandonare. Il 2011 invece è stato un anno particolare, segnato dall’infortunio di cui sopra.

Entriamo adesso più nel vivo della competizione. Quali sono le tue ultime sensazioni e gli ultimi pensieri quando ti stai avviando sul trampolino?

Durante la gara bisogna pensare esclusivamente a quello che si sta facendo, estraniarsi da tutte le circostanze. Quindi io cerco il mio equilibrio interiore, la calma e la concentrazione in modo che le mie conoscenze e i movimenti così a lungo elaborati possano trovare liberamente fare il loro corso.

Ci fermiamo qui e vi diamo appuntamento nei prossimi giorni con la parte finale dell’intervista! Restate collegati a Swim4life!!!

Paco Clienti

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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