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Doping e Olimpiadi a braccetto. Gli USA attaccano, ma la storia dice che…

Doping e Olimpiadi a braccetto.
Gli USA attaccano, ma la storia dice che…

dopingdi Antonio Izzo.
La notizia del giorno in ambito sportivo è la positività al doping dell’atleta azzurro Alex Schwazer, 27enne altoatesino, campione olimpico in carica che sabato prossimo avrebbe dovuto concorrere alla prova della 50 chilometri di marcia, la stessa che lo vide trionfatore quattro anni fa a Pechino. Pronto è stato il provvedimento da parte del CONI che lo ha subito escluso dalle Olimpiadi di Londra. Duro il tecnico Michele Didoni che non ammette l’errore del suo atleta. “Ho dedicato tempo della mia vita, togliendolo alla mia famiglia ed alle mie figlie per allenare questo ragazzo. Anche la Federazione ci è stata molto vicina per consentire all’atleta di rientrare nel migliore dei modi al fine di poter partecipare alle Olimpiadi preparati. Purtroppo questa è la moneta con la quale Schwazer ci ha ripagato. Chiedo scusa a tutti a nome suo” queste le parole di un Didoni amareggiato. “Ho sbagliato – ammette Schwazer – ho scelto la strada sbagliata e me ne pento ma ormai la mia carriera è finita”. È una sconfitta molto grave questa che brucia troppo, più di una medaglia persa sul campo di gara!

alex-schwazerIl Doping è una piaga pericolosa che si espande sempre di più nello sport. L’atleta non teme la squalifica e non ha paura di morire il che fa capire quanto la piaga si sia purtroppo insediata in quello che dovrebbe essere un ambiente da valori ben diversi da quelli della scorciatoia per vincere!

Nei giorni scorsi si è parlato moltissimo di doping anche nel nuoto, con le accuse infondate lanciate dagli americani sulla favola della cinese Shiwen Ye che ha creato un dibattito in rete enorme.
A molti è sembrato impossibile che una ragazza di 16 anni, alta 1,72 per una cinquantina di chili, abbia nuotato più veloce di un armadio come Ryan Lochte, 1,88 x 90 kg!

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Eppure il suo exploit nei 400 misti, specie nell’ultima frazione dei 100 stile nuotata più veloce di quanto ha fatto Phelps nella medesima gara, ha fatto parlare per la prima volta del temuto e atteso doping genetico.
L’allarme è stato lanciato da John Leonard, direttore della World Swimming Coach Association.

Ma cos’è questo doping genetico?

Nel DNA i geni relativi alle qualità sportive di una persona sono circa 250 e si occupano di varie aspetti collegati alle prestazioni fisiche come il volume di ossigeno da apportare, resistenza, potenza dei muscoli, velocità ecc.
La costruzione del supercampione avverrebbe trasferendo geni modificati per dotare l’atleta bionico delle caratteristiche di forza, velocità, resistenza e quant’altro serva nella disciplina in cui si dovrà cimentare.
Le tecniche per fare questo sono attuali ed esistenti e i controlli per scovare operazioni di tale tipo sono inesistenti.

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Lanciato l’allarme, resta aperto il dibattito se la questione sia da identificare come mancanza di fair play degli USA o reale preoccupazione.

La storia insegna che le medaglie olimpiche possono anche essere revocate ed a tal proposito uno degli atleti più colpiti di sempre è stata proprio la statunitense Marion Jones!
La velocista dell’atletica leggera USA ha subito la revoca le 5 medaglie olimpiche vinte a Sidney 2000 per doping, 3 d’oro (100 m, 200 m e staffetta 4×400 m) e 2 di bronzo (salto in lungo e staffetta 4×100 m).
WADAIl caso di Marion Jones non è affatto isolato. I medaglieri olimpici sono in continua riscrittura perché i campioni prelevati agli atleti olimpici sono conservati per 8 anni. Infatti, il Comitato Olimpico Internazionale ed il Wada (l’agenzia mondiale antidoping) sono tenuti a conservare i prelievi effettuati a ridosso delle gare, campioni che vengono sottoposti ai nuovi test che si sviluppano nel tempo.
Purtroppo il Doping è sempre avanti all’antidoping e questi nuovi test “tardivi” stanno riscrivendo in alcuni casi i medaglieri delle ultime edizioni degli eventi sportivi, anche se passano nell’anonimato più assoluto.

Curiosità: a Pechino 2008 il CIO ha revocato alla squadra di equitazione Norvegese la medaglia di bronzo nella specialità di salto a ostacoli a squadre per positività del cavallo di Tony Andre Hansen ai controlli antidoping effettuati sui campioni raccolti durante l’Olimpiade.

Per la serie, il doping non ha frontiera alcuna!

Il doping genetico è realtà o fantascienza?

Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine