Dino Schorn sul caso Rodella: «Ipocrisia far finta che il doping sia poco diffuso nei master.»
Rodella è pulito, ma ci sono altri su cui dubito.
di Paco Clienti
Il caso doping nel settore master scoppiato a fine luglio dopo il comunicato ufficiale emesso dal CONI per la squalifica cautelare dell’atleta Mauro Rodella, M50 della Aquatica Torino, trovato positivo al termine dei 50 stile libero del 28 giugno ai Campionati Italiani Master FIN di Riccione, ha sollevato non poche polemiche, così come si poteva ben prevedere.
La domanda che ci eravamo posti nel trattare la notizia con allegata intervista a Mauro Rodella, fu “Mauro Rodella si è veramente dopato o è vittima di un caso sfortunato di superficialità?”.
Attraverso la Posta dei Master, spazio web che da sempre mettiamo a servizio di chi voglia pubblicare un parere su un argomento in particolare o denunciare un ingiustizia, siamo stati raggiunti in questi giorni da Dino Schorn, uno degli atleti master italiani di punta che figura molto bene anche a livello internazionale, forte del suo prestigioso passato da ex agonista che ha voluto intervenire sull’argomento.
«Mi sembra da ipocriti parlare di ombra del doping nei master, perché secondo me è assurdo che in 30 anni di nuoto master in Italia, siano stati beccati solo un paio di atleti. I controlli sono pochi e sono scarsi. Fare i controlli antidoping soltanto ai Campionati Italiani, Europei e Mondiali, mi sembra davvero poco. Capisco che ci sono dei costi per sostenerli, ma secondo me andrebbero fatti anche durante l’anno, almeno in occasione di convalida dei Record nazionali e internazionali. Quanti record crollano nei meeting di Circuito Supermaster durante la stagione? Una caterva! E quanti controlli vengono eseguiti? Zero! Questo per me non è normale.»
Cosa ne pensi del caso Rodella quindi?
«Il caso Rodella è per me fuori luogo. Vorrei sottolineare che da agonista Mauro è stato un grande campione a differenza della maggior parte degli agonisti (me compreso) ora master, quindi non ha bisogno né di dimostrare, né di dimostrarsi alcunché. Mauro non è un ex agonista qualunque che per arrivare a risultati importanti non raggiunti da giovane sceglie la scorciatoia del doping. Questo per me è un validissimo motivo per cui non posso credere che abbia scelto di doparsi per vincere una staffetta ai campionati italiani, è illogico. Secondo me, casomai, sono sospetti i tempi nuotati da certi atleti che da agonisti non avevano fatto nulla di rilevante ed ora, realizzando record europei e mondiali, hanno dei crono molto vicini a quelli di 15-20 anni prima!»

In altre parole credi che Rodella sia in buona fede, anche se a tutti gli effetti lui ha assunto una sostanza dopante coprente che in occasione del controllo antidoping non ha dichiarato di assumere?
«Io penso che sia stata commessa una leggerezza che poteva capitare a tutti. Faccio un esempio: io assumo da un anno e mezzo il Cardirene, un antiaggregante piastrinico a causa di una trombosi venosa profonda subìta in seguito ad un’operazione al legamento crociato del ginocchio. Ebbene, quando mi reco a donare sangue e mi viene chiesto se assumo farmaci, io rispondo di no, dimenticandomi completamente del fatto che invece assumo quotidianamente il Cardirene. Non mi viene in mente di dichiararlo poiché è una cosa che faccio ormai automaticamente da tempo e probabilmente la stessa cosa è capitata a Mauro nel momento in cui gli hanno chiesto se assumesse farmaci prima del controllo anti-doping. Mi auguro che nelle sedi opportune Mauro possa dimostrare la sua buona fede.»
Pensi dunque che nei master il doping sia più diffuso di quanto realmente viene fuori dai controlli?
«Non ho le prove per affermarlo ma penso proprio di sì. Meno di due anni fa è uscito il libro “Lo sport del doping” del prof. Sandro Donati, il maggior esperto italiano di doping, dove si legge che mentre la WADA (agenzia mondiale anti-doping) riscontra mediamente una percentuale di positività intorno all’1,2 %, quella italiana raggiunge appena lo 0,6 % che diventa molto meno se si escludono i numerosi casi di positività per cannabis. Inoltre, storicamente, la percentuale dei casi di positività riscontrati dal laboratorio anti-doping del CONI è tra le più basse tra i 25 laboratori internazionali accreditati dalla WADA. Cifre percentuali così piccole possono sembrare delle inezie ma vi accorgete che una è doppia rispetto all’altra? Tornando al nostro sport, possibile che solo i ciclisti siano scorretti? Tra i nuotatori master è stato trovato un solo atleta in una trentina d’anni e nemmeno in flagranza di reato. Ammetterete che la cosa sia alquanto singolare. Ricordo che ai campionati italiani di Ostia 2010 una persona vicina alla FIN mi disse “Siamo soddisfatti che non ci siano stati dei casi di positività”. Secondo me quella persona avrebbe dovuto ritenersi soddisfatta se, al contrario, fosse stato pescato almeno un atleta, perchè sarebbe stato indice di una ricerca mirata.»
Perché pensi che il doping sia molto più diffuso di quanto venga fuori dai controlli?
«Mi chiedo come si faccia a replicare o addirittura migliorare tempi stabiliti 20 anni prima, considerando che per motivi lavorativi e/o familiari non ci si allena più quotidianamente e che non ci sono più le condizioni per fisiologiche e non per esprimerci al meglio. Nel mio piccolo, per poter battere il record mondiale di Silvestri, campione italiano assoluto 1979 proprio nei 1500 e sul podio tricolore consecutivamente dal 1978 al 1982 nei 400 e 1500 stile, ho dovuto allenarmi sei giorni a settimana in acqua con l’aggiunta di 2-3 sedute in palestra! Quel 16’22” era lontano ben 46″ dal mio personale di 15 anni prima e, nuotato senza il costume integrale (sebbene in tessuto), probabilmente un minuto al netto di quell’aiuto. Comunque, al di là dell’argomento doping, mi fa sorridere leggere certe interviste a pluriprimatisti del mondo che in acqua si allenerebbero tre volte a settimana, alcuni dei quali intervistati proprio da Swim4Life . Nel 2008 lessi che un nostro campionissimo si allenava anch’egli tre volte per un’ora e mezzo con un’ora di palestra a settimana, naturalmente negando pure di utilizzare gli integratori… Probabilmente io e quasi tutti gli altri non abbiamo ancora capito nulla del nuoto!»
Visto che fare i controlli antidoping ha un costo troppo oneroso e per cui la FIN ne fa a campione solo in occasione dei Campionati Italiani, tu cosa suggeriresti?
«Mi sembra assurdo controllare a campione solo ai campionati italiani perché se consideriamo che in ogni meeting del circuito FIN è obbligatoria la figura del medico, che costo potrà mai avere per lui prendere un campione di urine, sigillarlo e mandarlo al laboratorio anti-doping? In ogni caso andrebbero controllati almeno gli atleti che registrano nuovi record, se non altro quelli europei e mondiali (se proprio si vuole risparmiare) per poi poterli convalidare. Non chiedo il controllo a sorpresa! Quello sarebbe oneroso e poi non siamo professionisti. Ho molto a cuore un tema delicato ed importante come questo, un argomento che ho trattato nelle scuole ma soprattutto nella sezione “About doping” del sito web che curo dove potete trovare per esteso tutta la polemica nata a riguardo nel 2009, quando un noto sito web specializzato nel nuoto si rifiutò di pubblicare una mia lettera aperta sull’argomento.»
E voi cosa ne pensate del caso Rodella?
Clicca qui per leggere la sezione “About Doping” sul sito web di Dino Schorn
Commenta i nostri articoli sui Social Network.
Swim4life è anche su:
Facebook, diventa fan: www.facebook.com/Swim4life.it
Twitter, diventa follower: www.twitter.com/Swim4life_it
Swim4life – All rights reserved
Swim4Life Magazine Nuoto, Paralimpici e Master 
