Perchè Federica Pellegrini ha mancato il podio dei 200 stile alle Olimpiadi?

Una finale di livello altissimo come non si era mai vista e vissuta come un incubo senza risveglio, ma non c’è motivazione per cui la veneta l’abbia sbagliata dopo esserci arrivata in gran forma. E nonostante tutto va solo ringraziata

Lo abbiamo scritto ieri, anzi stanotte, amarezza e senza fine per Federica Pellegrini. Amarezza perché la sua condizione faceva pensare che la veneta avesse nelle braccia, ma soprattutto nella testa, l’energia e la carica necessaria per spaccare in due la finale dei 200 stile. Per quanto visibilmente tranquilla e sicura di se dopo le gare delle eliminatorie e delle semifinali, addirittura per un momento abbiamo sognato che potesse contrastare l’aliena Katie Ledecky per la corsa all’oro e invece la finale di ieri è stata un incubo, proprio come l’ha definita lei nell’intervista postuma.

Un incubo perché l’ultima vasca, quella del marchio di fabbrica Pellegrini, quella del piatto forte della casa, è venuta meno. È pur vero e non da tralasciare il fatto che nonostante la Pellegrini non fosse di certo l’ultima arrivata, si trovava a disputare una finale olimpica in cui in vasca c’erano almeno altre tre atlete di caratura impressionante che di onde non ne avrebbero risparmiate. Katie Ledecky, Sarah Sjostrom ed Emma Mckeon che alla fine sono salite sul podio, ma anche l’altra australiana Bronte Barratt che a Londra 2012 vinse il bronzo e la cinese Shen Duo che si era fatta notare nelle semifinali non erano certamente da non temere.

La finale di stanotte era di altissimo livello, basti pensare che tutte e tre le atlete al podio hanno nuotato sotto il minuto e 55, cosa che non si era mai verificata in nessun’altra edizione dei Giochi e anche la stessa Ledecky che sulla carta non aveva avversarie per l’oro, ha sentito il confronto. E la tanta amarezza si sente in bocca proprio per questo motivo, perché nonostante tutto, la Pellegrini era lì, pronta a vendere cara la pelle, con tutte le munizioni pronte nel caricatore e con tutta la voglia di arrivare più in alto possibile sul podio. Non le mancava nulla.

E allora perché quella contro prestazione inspiegabile? Che qualcosa non andasse si è notato già al passaggio dei 100 metri in 56”45, il più lento in assoluto, troppo lento per essere da finale olimpica, troppo lontana dalla testa della gara. È andata avanti segnando 1’25”84 ai 150 metri per chiudere in 1’55”18, alle spalle degli 1’53”73, 1’54”08 e con 1’54”92 delle avversarie, sulla carta più stanche di lei visto che avevano sulle spalle già diverse altre gare tra staffette e individuali.

«Non so spiegare cosa non sia andato – ha affermato Federica a fine gara – Sensazioni diverse rispetto alle semifinali. Sono morta, con l’ultimo 50 che non ne avevo. Ieri con 55”4 mi sembrava di aver nuotato in scioltezza. Sapevo di potermela giocare e molto tranquillamente volevo lottare almeno per il terzo posto. Onestamente mi sembra di vivere in un piccolo incubo. Sensazioni troppo differenti da quella delle semifinali.»

Di valutazioni tecniche e non se ne potranno fare tante, ma probabilmente le motivazioni reali di questa non vittoria, non arriveranno mai. Un’ampia considerazione molto attinente e realistica è quella fatta dal collega Paolo De Laurentiis del Corriere Dello Sport, un ko senza spiegazioniclicca qui per leggerla.

Ma nonostante come sia andata, Federica Pellegrini la si può solo ringraziare, per aver alzato il livello di interesse per il nuoto in questi 12 anni, per aver portato in Italia medaglie mai viste, per aver siglato primati importanti (il mondiale dei 200 stile è ancora suo) e perché quando vai all’estero e ti riconoscono come italiano appassionato di nuoto, ti esclamano “Ohh, you swim, Federica Pellegrini…”

Un nome che rappresenta uno sport in un Paese è un risultato che non raggiunge chiunque e non lo fa facilmente.

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Grazie Federica!

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine