Squalifica Filippo Magnini, alcune considerazioni sui quattro anni inflitti al campione

L’atleta è stato punito esclusivamente sulla base di intercettazioni telefoniche, ma non è mai stato trovato positivo o in possesso di sostanze dopanti

La bufera che si è scatenata ieri, pochi minuti dopo la sentenza che vede l’Azzurro Filippo Magnini squalificato per quattro anni dopo le accuse avanzate in seguito alle indagini avviate dalla Procura antidoping NADO Italia a ottobre dello scorso anno, ha infiammato il popolo italiano che come sempre, non si è fatto attendere nel dare giudizi sulla vicenda.

I supporter del nuotatore si sono spaccati in due: da un lato chi ha offeso pesantemente il pesarese, ritiratosi dalle competizioni a dicembre dello scorso anno, definendolo un dopato, dall’altra i fedelissimi che credono ancora alla sua innocenza. A questi si sono aggiunte tutte quelle persone che pur non seguendo affatto il mondo del nuoto, hanno ritenuto opportuno esprimere il proprio parere sui Social affossando il bicampione mondiale dei 100 stile libero.

In qualità di cronisti dobbiamo riportare le notizie e i fatti e in quanto tali, ieri abbiamo pubblicato quella relativa alla condanna di Filippo Magnini e Michele Santucci, insieme al dottor Porcellini – clicca qui per saperne di più – ma questo non ci esula dalla possibilità di poter commentare quanto accaduto e la notte porta consiglio.
Ricapitoliamo, Filippo Magnini, come anche Santucci, sono stati squalificati per quattro anni per violazione dell’articolo 2.2 del codice Wada, “uso o tentato uso di sostanze dopanti”, escludendo le altre violazioni per le quali il 36enne era stato imputato, di cui agli artt. 2.8,  “somministrazione o tentata somministrazione di sostanza vietata” e 2.9 “favoreggiamento”, sulla base degli atti dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Pesaro nei confronti del medico nutrizionista Guido Porcellini, squalificato invece per trent’anni.

I fatti per ora dicono che le indagini si sono basate esclusivamente su intercettazioni telefoniche, perché agli atti ufficiali ricordiamo che in occasione dei numerosi controlli antidoping che il campione Filippo Magnini ha subito durante la sua attività agonistica, non sono mai state riscontrate sostanze dopanti nel suo organismo e che il pesarese non è mai stato trovato in possesso di alcuna sostanza dopante, né tanto meno sono state trovate sostante dopanti detenute dal dottor Porcellini e a lui destinate. A oggi non è inoltre chiaro quali siano le sostanze vietate per le quali Magnini è stato squalificato e perché quindi, la decisione dei quattro anni.

Dalle parole di Magnini a caldo, si evince che probabilmente la squalifica sia stata inflitta perché l’accusa è giunta alla conclusione che l’atleta ha pensato alla possibilità di doparsi e pur non avendolo mai fatto, ha ritenuto opportuno punirlo. Basandoci esclusivamente sui fatti ufficiali, la domanda che è lecito farsi è: perché la squalifica e perché quattro anni se l’atleta non è mai stato trovato positivo e non è mai stato trovato in possesso di alcuna sostanza dopante?

Ci fermiamo alla domanda, senza esprimere pareri, ma a tal proposito questo Magazine ritiene giusto ricordare un caso di doping abbastanza recente, ovvero quello di Yulia Efimova: nei primi mesi del 2016 la russa fu trovata positiva al Meldonium, la stessa sostanza per la quale fu squalificata la tennista Maria Sharapova; la sospensione cautelativa della Efimova, che ricordiamo era già stata squalificata nel 2014 per 16 mesi con retroattività per l’uso di un anabolizzante, fu poi revocata dal responsabile del gruppo antidoping della FINA Robert Fox, rimandando il caso alla Court of Arbitration for Sport di Losanna che avrebbe dovuto stabilire se le quantità di Meldonium rilevato nell’organismo dell’atleta fossero al di sopra o meno della soglia di tolleranza e che dopo due settimane assolse la campionessa olimpica riammettendola alla partecipazione alle Olimpiadi di Rio.
Quindi ricapitolando, un atleta trovata positiva per uso di anabolizzanti fu squalificata per un anno e quattro mesi e poi assolta due anni più tardi dopo essere stata trovata positiva a un’altra sostanza vietata, mentre Magnini ha subito quattro anni di squalifica (contro gli otto per i quali era stata fatta richiesta dalla Procura) sulla base di intercettazioni telefoniche che puniscono la sola intenzione dell’atleta ad assumere sostanze vietate.

Ai posteri l’ardua sentenza, ma intanto la Federnuoto si schiera con i due atleti esprimendo il proprio sostegno nel Comunicato Stampa pubblicato ieri sera – clicca qui per leggerlo.

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