Nuoto, perché la FINA non ha approvato l’Energy for Swim di Torino

Alla base dell’opposizione, il timore della nascita di una nuova lega internazionale che rappresenterebbe una scomoda concorrenza

È di ieri la notizia che aleggiava nell’aria già da tempo dell’annullamento dell’Energy for Swim 2018 che si sarebbe dovuto disputare a Torino il 20 e 21 dicembre al cospetto di una parata di stelle del nuoto internazionale che avrebbero dato indubbio spettacolo.
Tutti sanno dopo il comunicato della FIN che l’evento internazionale, organizzato dalla Federazione Italiana Nuoto e sostenuto economicamente dalla Energy Standard Group con il supporto della Città di Torino, è stato ritenuto non approvato dalla FINA che ha addirittura minacciato sanzioni a carico degli atleti che eventualmente avrebbero partecipato, tra i quali figuravano anche Adam Peaty e Sarah Sjostrom.

Ma perché la FINA si è opposta in maniera così perentoria allo svolgimento di quello che si prevedeva essere un meeting spettacolare organizzato con lo scopo di incrementare l’interesse verso il nuoto?
Le ragioni sono di carattere politico ovviamente e sono motivate dal fatto che la Federazione Internazionale del Nuoto tema la nascita di una nuova lega internazionale che possa rappresentare un rivale concorrenziale scomodo nei confronti degli eventi di marchio FINA.

Il timore non è infondato e non arriva a caso, perché già lo scorso giugno emersero note di disappunto della FINA verso la neo nata International Swimming League (ISL), una lega composta da otto club internazionali rappresentati da dodici atleti maschi e dodici femmine che avrebbero dovuto dar vita a quella che sarebbe stata la prima edizione di un nuovo evento di nuoto che mirava a evolversi in più appuntamenti da disputarsi nel corso della stagione e diventare la versione sportiva della Champions League di calcio. L’appuntamento in progetto era atteso proprio per la fine di quest’anno in due giornate di gare in vasca corta con in palio un montepremi in denaro sostanzioso, praticamente la medesima formula sulla quale era basato l’Energy for Swim di Torino.

Già in quell’occasione la FINA inviò una lettera aperta a tutti i 209 Paesi membri, avvisandoli di non riconoscere quella realtà, non rientrante nel calendario internazionale, che i risultati e i record raggiunti eventualmente nel meeting da loro organizzato non sarebbero stati ufficializzati e omologati e che l’eventuale collaborazione con quella competizione internazionale sarebbe stata sanzionata.

L’amministratore delegato della ISL, Ali Khan, affermò di aver raggiunto comunque un accordo con la European Swimming League (LEN) capitanata dal Presidente della FIN Paolo Barelli, che ricordiamo non riuscì l’anno scorso a essere eletto come nuovo Presidente FINA, diretta ancora dall’uruguaiano Julio Maglione.
Khan è un ex banchiere d’investimento con base a Londra che ha lavorato a livello internazionale con aziende tra cui UBS, HSBC e RBS e ha l’obiettivo di proseguire l’impegno del gruppo di Energy Standard del magnate russo Kostantin Grigorishin e nel quale figura anche il tecnico italiano Andrea Di Nino in qualità di direttore tecnico.

Ma perché la FINA dovrebbe temere un concorrente per gli eventi internazionali? Se dovesse nascere una nuova lega internazionale per supportare ed esaltare il nuoto parallelamente alla FINA, non ci guadagnerebbero tutti?

La cosa certa è che in tutta questa storia chi ci rimette sono proprio gli appassionati, gli atleti e lo spettacolo e che dopo una serie di evoluzioni maturate nel corso degli ultimi venti anni, il nuoto sente oggi il bisogno di avere a disposizione più appuntamenti internazionali di un certo rilievo, coperti adeguatamente sia dalle emittenti televisive che dal parco premi in palio, per potersi guadagnare uno spazio più rilevante nell’interesse degli appassionati e sfruttare meglio le proprie alte potenzialità per concorrere con gli sport definiti “maggiori” come il calcio che proprio attraverso una serie innumerevole di appuntamenti internazionali per club e squadre nazionali, aumentati nel corso della storia, ha guadagnato sempre più interesse e di conseguenza forza economica per poter crescere e curare nuovi campioni all’interno di quella che può essere considerata oggi una vera e propria industria.

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Paco Clienti

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