foto: Augusto Bizzi

Nuoto Paralimpico, Vincenzo Boni vuole rinascere dalle ceneri di un Mondiale non al top

Il portabandiera Azzurro e primo italiano nella storia a posare per il catalogo Speedo internazionale vuole ripartire subito, “Il Mondiale non è andato bene, ma non vedo l’ora di prendermi la mia rivincita”

Succede a tutti i grandi campioni di subire una fermata di stop mancando un obiettivo: Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri e perfino Michel Phelps non hanno sempre vinto, ma in qualche occasione, rara per loro fortuna, hanno dovuto incassare anche sconfitte ed è ciò che è capitato anche a Vincenzo Boni in occasione dei recenti Campionati Mondiali Paralimpici di Londra.

Il partenopeo del Caravaggio Sport Village e Fiamme Oro si presentava all’evento carico di medaglie vinte in questi ultimi quattro anni tra due Mondiali precedenti, una Paralimpiade e due Europei, motivo per il quale partiva sicuramente tra gli atleti più attesi.

La concorrenza è stata però vasta e forte per il 31enne che ha terminato l’evento iridato ai piedi del podio dei 200 stile libero e quinto sia nei 50 dorso che nei 50 stile libero, tre gare che nei precedenti Mondiali di Glasgow 2015 e Città del Messico 2017 lo hanno sempre visto a podio.

Il nuoto paralimpico però non tiene conto soltanto del talento dell’atleta, ma anche di tantissime altre variabili che ruotano intorno alla disabilità e alle classificazioni sportive e talvolta non si compete soltanto contro avversari ma anche contro numerose altre difficoltà.

“A volte ci vorrebbe una classe di mezzo per poter individuare perfettamente la classe sportiva di un atleta paralimpico – racconta Vincenzo – Purtroppo però quella classe di mezzo non c’è e in ogni caso è inutile fossilizzarsi sugli aspetti tecnici. Meglio guardare avanti e rimboccarsi le maniche”

foto: Augusto Bizzi

Cosa non ha funzionato in questo Mondiale?
“Una bella fetta del mondiale me la sono giocata con la testa che non era al posto giusto
. Sono arrivato a Londra con tanta ansia e paura di fallire. Ho provato per la prima volta la paura di perdere”

Questo timore potrebbe appartenere a un esordiente, ma tu non lo sei: perché sei arrivato ai Mondiali così carico di incertezze?
“Non so dirti il motivo esatto. Forse non volevo deludere chi aveva puntato su di me e forse avevo troppa paura di non riuscire a ripagare tutti i sacrifici fatti durante la stagione, il tutto nonostante effettivamente non fosse la mia prima esperienza internazionale e nonostante la squadra mi sia sempre stata vicina”

Perché non sei riuscito a gestire queste paure?
“Sono partito con la paura di tornare a mani vuote da questo mondiale e una volta che a Londra si sono manifestati i miei avversari, questa paura è cresciuta ancora di più. Non so dirti per quale motivo io non sia riuscito a reagire a questa paura, ma so che non deve accadere di nuovo, perché il grande atleta sa superare anche la paura di non vincere”

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Hai pensato a come evitare di ricadere in queste paure in futuro?
“Sicuramente mi farò aiutare da un mental coach a partire dalla prossima stagione”

Nonostante la delusione nei risultati, hai tratto qualche indicazione importante per il futuro?
“Penso di aver visto il vero Vincenzo Boni soltanto nelle qualifiche dei 50 stile libero, in cui ho nuotato un tempo che non facevo da due anni e tra l’altro con una nuova nuotata che mi ha visto ritornare un po’ alle origini, sul dorso con doppia bracciata. Questa soluzione è stata provata forzatamente a causa dei numerosi problemi avuti con un braccio che mi impedisce di nuotare come so. La doppia bracciata è stata valutata grazie alle osservazioni del tecnico Azzurro Enzo Allocco durante i Mondiali. Il 46”8 delle qualifiche è stato un tempo che mi ha dato una grande dose di ottimismo, ma il dolore al braccio, il fatto di non essere più abituato a nuotare in quel modo e che avessi spinto un po’ di più del dovuto, mi ha portato a spendere troppe energie e per questo motivo non sono riuscito poi a fare meglio nella finale. Questa resta una delle poche note positive di questo mondiale”

Quei 50 stile possono essere il punto da cui ripartire?
“Sicuramente si. Aver riscoperto le doppia bracciata mi può riportare a risultati che non riesco a fare da un po’ e può rappresentare la mia arma in più per le prossime Paralimpiadi, in cui il parco avversari sarà incredibile, così come è incredibile il progresso del livello competitivo nel nuoto paralimpico. Basti pensare che il mio peggior tempo in questo mondiale valeva un podio in passato e invece adesso con lo stesso tempo sei al limite per qualificarti per una finale”

Io sono sicuro però che quella del 50 stile non sia l’unica nota positiva di questo Mondiale: sei stato il portabandiera di una nazionale storica che per la prima volta ha vinto il medagliere iridato!
“Essere stato portabandiera di questa nazionale è per me motivo di vanto e di orgoglio. Durante i Campionati mi sono sentito spesso responsabile di dover incoraggiare i miei compagni e ho sentito un po’ di più emotivamente questo evento. Ho gioito per i risultati della mia Carlotta Gilli, anche se è stato un Mondiale un po’ strano anche per lei, mi sono emozionato per la vittoria con Record del Mondo di Morelli. Insomma, mi sono sentito una specie di capitano in seconda alle spalle dello statuario Efrem”

Come è stato invece posare per il nuovo catalogo Speedo proprio al termine dei Mondiali?
“È stata un’esperienza straordinaria e sono stato felicissimo di averla vissuta perché mi ha aiutato a risollevarmi. Posare per Speedo, insieme a tantissimi campioni paralimpici internazionali del team Speedo che ammiro, mi ha fatto sentire un po’ un VIP. Sembrava di essere in un film! Tra tantissimi anni potrò dire che nel catalogo Speedo 2020 c’ero anche io. Speedo mi è stata vicina anche in questo momento difficile e non è scontato che un marchio così importante ti affianchi anche quando non vinci. Speedo è uno dei pochi marchi di rilievo interessato anche all’aspetto umano e non solo a quello sportivo e io ho apprezzato molto”

foto: Augusto Bizzi

È trascorsa una settimana da quando sei rientrato dai Mondiali di Londra. Come ti senti oggi?
“In una settimana sono riuscito a metabolizzare quelli che sono stati miei Mondiali, che certamente non mi hanno soddisfatto e che mi lasciano con l’amaro in bocca per non essere riuscito a contribuire al medagliere Azzurro, ma rimuginare continuamente su quello che non è arrivato e che avrei voluto arrivasse, non serve a nulla, quindi ho messo un punto e insieme al mio allenatore abbiamo guardato avanti, alla prossima stagione, in cui non vedo l’ora di prendermi la mia rivincita”

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