Coronavirus, test per tutti gli atleti, poi ripresa allenamenti, protocollo italiano riferimento per gli USA

E Malagò favorisce il nuoto, “Più semplice riprendere con gli sport individuali, ma solo per gli allenamenti. Per le gare è troppo presto”

Sono giorni cruciali per la decisione in merito alla ripresa degli allenamenti, fermati a causa dell’emergenza Coronavirus, e infatti proprio oggi è prevista una nuova riunione tra FIGC e la commissione dei medici per definire le tappe di un possibile rientro del Calcio, ma nelle ultime ore è intervenuto anche il Presidente del CONI Giovanni Malagò che ha parlato di nuoto, favorendolo per la ripresa rispetto ad altri sport di squadra e di contatto.

“Sarei contento se si potessero riprendere gli allenamenti dal 4 maggio ma non è ammissibile pensare di riprendere subito anche con le competizioniha dichiarato Malagò in un’intervista a Radio Kiss KissPotrebbero ricominciare l’enorme numero di atlete e atleti che a livello individuale con molti meno rischi nell’allenamento sono stati ugualmente fermati. Esempio: per allenarsi Federica Pellegrini fa 30 metri da casa sua alla piscina, ha la chiave per aprire e nuota da sola in una corsia con l’allenatore che la segue a 15 metri di distanza sul bordo vasca ed ora non lo può più fare! Casi come questi sono stati accomunati a quelli del calcio. Il comitato tecnico scientifico ha deciso che quelle regole valevano per tutti”

Malagò dunque favorevole alla ripresa degli allenamenti, ma non alla ripresa immediata delle competizioni.

“Se Federica si allena è una cosa, un’altra se deve andare magari fuori Italia per una competizione insieme ad un allenatore, un mental coach, una delegazioneha aggiunto MalagòQuesto è l’elemento che ha senso studiare, sempre che da qui al 4 maggio le cose vadano bene. Va anche visto come si trasforma l’allenamento in competizione, spesso a centinaia di chilometri”

Intanto dagli Stati Uniti prendono l’Italia come riferimento per la ripresa delle attività sportive e nello specifico il protocollo proposto da Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana e leader della Federazione delle Associazioni di Medicina dello Sport Europea e anticipato nel nostro articolo pubblicato lo scorso 9 aprile clicca qui per leggerlo grazie alla collaborazione del dottor Cristiano D’Errico, autore in passato di numerosi articoli scientifici per Swim4Life Magazine e membro della Federazione Medico Sportiva Italiana.

“Il fatto che siamo un esempio da seguire per gli Stati Uniti dimostra la competenza e la credibilità dei nostri medici sportivi – ha affermato D’Errico – Da sempre pronti a tutelare la salute, tanto da essere preso a modello perfino oltreoceano”

Maurizio Casasco ha affermato che le linee guida recentemente pubblicate dalla FMSI dovrebbero essere estese per tutta l’Europa, soprattutto se il calcio e la UEFA intende riprendere presto la Champions League e l’Europa League.

“È necessario un protocollo comune – ha dichiarato Casasco in un’intervista all’americana Associated Press ripresa anche dal Washington Post e dal Times – A livello nazionale ed europeo le regole devono essere le stesse per tutti e non solo per il calcio ma per tutti gli sport professionistici”

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Come spiegato nel nostro precedente articolo dedicato proprio al protocollo studiato dalla Federazione Medico Sportiva Italiana, è prevista una divisione degli atleti in due categorie:

  • Gruppo 1, per coloro che sono stati positivi al virus o hanno mostrato sintomi associati
  • Gruppo 2, per coloro che non sono risultati positivi, compresi gli atleti che erano in contatto con persone che erano risultate positive ma che erano rimaste asintomatiche

Per ciascun gruppo di atleti sono previsti test medici – clicca qui per leggere tutti i test previsti dalla FMSI – e al termine del processo di verifica, otterrebbero l’autorizzazione ad allenarsi e disputare competizioni, ma il protocollo prevede in ogni caso ulteriori osservazioni anche successivamente ai test.

Una volta autorizzati all’allenamento, gli atleti del Gruppo 1 dovrebbero ad esempio aumentare gradualmente i loro livelli di attività in un periodo di 15 giorni.

Il protocollo è stato sviluppato da una commissione di otto persone che includeva Ranieri Guerra, il vicedirettore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità.

“Avrà un costo, ma penso che debba essere seguito – ha aggiunto Casasco – Il protocollo è studiato per gli atleti ma le regole devono essere applicate anche a tutti i membri dello staff della squadra. Chiunque venga a contatto con lo spogliatoio: responsabili delle attrezzature, fisioterapisti, allenatori, dirigenti del club. Tutti.”

Ricordiamo che sono molti gli atleti in tutto il mondo risultati positivi al Coronavirus Covid-19: il nuoto ha visto diversi casi in Ungheria ad esempio, mentre in Italia spiccano i casi nel calcio, con diversi ben 15 atleti della Serie A risultati positivi, oltre ai medici di Inter, Fiorentina e Sampdoria.

Poichè il blocco ordinato dal Governo in Italia scadrà dopo il 3 maggio, per Casasco è necessario che i test del protocollo vengano avviati dal 4 maggio.

“Non è possibile riprendere gli allenamenti finché tutti gli atleti non sono stati testati, altrimenti si rischia di creare un nuovo focolaio – ha spiegato Casasco che oltre tutto è a capo di una commissione medica e scientifica istituita dalla Serie A di calcio per far fronte alla crisi del Coronavirus – E ovviamente non è possibile radunare tutti insieme per eseguire i test, ma seguire il protocollo individualmente”

Non tutti sono d’accordo però alla ripresa entro maggio, ponendo come periodo ideale in cui riprendere gli allenamenti tra giugno e luglio.

“Sport di contatto come il calcio hanno un alto rischio di trasmissione – ha dichiarato Giovanni Rezza, direttore delle malattie infettive dell’istituto sanitario nazionale italiano –  Non sono favorevole alla ripresa immediata di determinati sport”

“Sport come il calcio non sono una priorità – ha affermato Sandra Zampa, sottosegretario del governo per la salute – Non vedremo stadi pieni fino a quando non ci sarà un vaccino”

“Penso che questo virus avrà una lunga vita – ha aggiunto Casasco – O hai un vaccino o un medicinale per combatterlo, oppure puoi combatterlo con le precauzioni già in atto, perché non avremo mai il rischio zero fino a quando non avremo il vaccino”

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine