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Nuoto, come è cambiata la nostra vita dopo un anno di Covid-19?

Metabolismo, salute, umore e formazione dei giovani, cosa abbiamo perso con la chiusura delle piscine?

Covid-19, è trascorso ormai oltre un anno dall’inizio della pandemia e si potrebbe dire che nel frattempo è successo tutto e niente.

Facciamo qualche passo indietro: il 9 marzo 2020 l’allora premier Giuseppe Conte imponeva per la prima volta il lockdown per l’Italia con un effetto a catena che si sarebbe ripercosso nel corso di tutto lo scorso anno su numerose attività produttive, tra cui piscine e palestre che sono state tra le più colpite economicamente dalle chiusure.

Negli ultimi dodici mesi le piscine sono state più chiuse che aperte e oltre a influire negativamente sulla stabilità di società e associazioni sportive, queste chiusure hanno inevitabilmente modificato la routine e talvolta il percorso di vita di milioni di italiani.

Una buona parte delle giovani promesse dell’agonistica che hanno dovuto rinunciare all’attività acquatica in assenza di una piscina dove allenarsi, hanno deciso di abbandonare il nuoto, una disciplina sportiva severa che non accetta lunghe assenze dagli allenamenti.

Il loro percorso di vita è stato modificato, la formazione del loro carattere è stata intaccata e oltre tutto questo, chissà di non aver perso una futura Pellegrini o un futuro Paltrinieri tra tutti quelli che si sono allontanati dal nuoto.

Non solo, anche molti bambini e appassionati dei corsi di nuoto di base hanno dovuto rinunciare alla piscina e di conseguenza a tutto quel prezioso insegnamento, formazione caratteriale ed educazione civica che i corsi di nuoto regalano, insieme a quei momenti così spensierati e liberatori tra le corsie.

È tempo di bilanci, di capire quanto abbiamo guadagnato e quanto abbiamo perso con le decisioni del Governo decretate per tutelare gli italiani.
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Chi al Governo ha deciso che le piscine fossero un luogo rischioso per la diffusione del contagio di Covid-19 a prescindere dalle severe norme e restrizioni impartite dal Comitato Tecnico Scientifico incaricato dal Governo stesso, a oltre un anno dall’inizio della pandemia è chiamato a riflettere.

Chi al Governo ha deciso che il rischio di contagio generato in una piscina era talmente elevato da imporre la chiusura prolungata degli impianti sportivi, perfino nel caso della Sardegna che è diventata ormai zona bianca per il basso indice di contagio, è chiamato a una profonda riflessione.

Ormai non si parla più soltanto di associazioni e società sportive al collasso, ma di intere generazioni allo sbando!

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Cosa ha comportato alla popolazione italiana la chiusura così prolungata di piscine e palestre? Come è inevitabilmente cambiata la nostra routine dopo oltre un anno di pandemia?

Cosa ha causato l’impossibilità di frequentare la piscina per chi era abituato all’allenamento acquatico?

Gli aspetti negativi causati dalla chiusura forzata degli impianti sportivi
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In mancanza dell’attività in piscina, per tutte quelle persone appassionate di nuoto e di attività di fitness in acqua, sono cambiate innanzitutto le abitudini alimentari, in peggio ovviamente.

Non c’è più lo spuntino prima dell’allenamento, non c’è più una regolata alimentazione motivata dall’attività sportiva e di conseguenza è cambiato il metabolismo, che si è rallentato.

Aumento di peso e massa grassa e una diminuzione del tono muscolare che incidono sul sistema cardiovascolare sono soltanto alcune delle conseguenze per chiunque nuotava anche soltanto due volte a settimana.

Insieme al metabolismo, soprattutto per gli adulti e per i diversamente abili, è peggiorato lo stato di salute, con il riaffiorarsi di problemi cronici tenuti a bada proprio dall’attività sportiva.

È diventato difficile gestire dolori articolari, fare una rampa di scale dopo aver fatto la spesa al supermercato e accettare tutti questi cambiamenti, che inevitabilmente influiscono anche sullo stato psicologico.

Per molte persone la piscina e il nuoto rappresentavano infatti anche un luogo fondamentale di socializzazione e svago.

La mancanza di un punto di raccolta così importante ha influito pesantemente sull’umore e quindi sul rendimento lavorativo e perfino sugli equilibri familiari.

La verità è che quando un anno fa ci dissero che avremmo dovuto fare dei sacrifici e che restando a casa avremmo salvaguardato la nostra salute e il nostro futuro, nessuno poteva immaginare cosa ci aspettava veramente.

Quello stare a casa ci ha sicuramente salvaguardato dal Covid-19, ma che al contempo abbiamo perso comunque qualcosa di importante.

La verità è che il nuoto, quello prima del Covid-19, manca pesantemente a troppe persone.

Manca tutto quello che di buono ci regalava, per la condizione fisica, per la salute e per la condizione psicologica e dopo un anno è difficile accettare motivazioni tali da giustificare ancora oggi la chiusura permanente degli impianti sportivi.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine