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Giulia Borra si confessa, “Soffro di disturbo alimentare”

L’atleta del Centro Nuoto Torino pubblica una lunga riflessione sul problema che affligge lei e molte nuotatrici, “Spero che le mie parole vi facciano riflettere e sensibilizzino su questo tema, spesso troppo sottovalutato”

Giulia Borra pubblica una lunga confessione in cui ammette di soffrire di disturbo alimentare, un problema comune a molte atlete, nuotatrici e non.

Il disturbo alimentare è probabilmente un problema abbastanza diffuso, di cui hanno sofferto anche atlete del calibro di Federica Pellegrini e Ilaria Cusinato ad esempio, e come dice Giulia Borra, spesso troppo sottovalutato.

L’”obbligo” non scritto di restare in forma scatta in un modo o nell’altro per qualsiasi atleta che fa dello sport la propria vita, ma c’è chi riesce a gestirlo senza problemi e chi come Giulia cade nel circolo del disturbo alimentare.

Giulia Borra si confessa, “Soffro di disturbo alimentare”

Bronzo con la staffetta 4×100 stile libero agli Europei Junior di Helsinki 2018 e convocata nel team Azzurro giovanile degli European Youth Olympic Festival a Tbilisi 2015 e degli Europei Junior di Netanya 2017, la 21enne astigiana, tesserata per il Centro Nuoto Torino, ha voluto mettere a disposizione di tutti la propria privacy con un fine alto: essere di aiuto.

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Sul suo canale Instagram ha pubblicato coraggiosamente una lunga e profonda riflessione sul suo disturbo alimentare, con la speranza di aiutare chi come lei vive la stessa sofferenza e sensibilizzare su un tema molto delicato.

Ve la riportiamo qui, con il nostro personale augurio a Giulia di risolvere il problema al più presto possibile:

Probabilmente mi domanderò se sia giusto o sbagliato condividere quello che ho scritto fino ad un secondo prima di farlo; probabilmente me ne pentirò, oppure proverò un senso di leggerezza smisurata nel rompere questo silenzio che ormai si era fatto troppo rumorosa e nella consapevolezza che la mia storia possa essere di aiuto a ragazzi o ragazze che oggi vivono le mie stesse problematiche e hanno paura nel raccontarlo.

Ormai da qualche anno soffro di un disturbo alimentare: fisico muscoloso, pancia piatta, culo sodo, strano no? ho sempre trovato nel cibo una fonte di consolazione, un momento in cui dimenticarmi di tutto ciò che mi faceva soffrire, in modo tale da non appesantire chi mi sta attorno.

Questo mio eccesso, usato solo per colmare alcune mancanze, non poteva andare di pari passo con la mia vita e il mio futuro: io ero una nuotatrice, io sono una nuotatrice, io dovrò essere una nuotatrice; come tale quindi, la corretta alimentazione era alla base della performance, o almeno credevo fosse così.

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Questa mia sensazione di “dovere” mi ha portata a trovare una soluzione, rapida ed efficace a tutto ciò che facevo in quelle ore di solitudine: vomitare. Tante volte mi sono auto convinta che quella fosse l’ultima volta, che dal giorno dopo avrei ricominciato a seguire un’alimentazione sana e bilanciata, che mi sarei goduta le uscite con gli amici, gli aperitivi, le cene, i momenti di felicità, ma sapete cosa vi dico? Non è mai successo.

Dopo qualche giorno dove tutto sembrava equilibrato, un allenamento no, una giornata sbagliata, una litigata, mi portavano a cedere al mio peccato di gola. In questi due anni non sono mai riuscita a rendermi conto della gravità del problema, perché in un modo o nell’altro, le cose non funzionavano, inconsciamente però, sapevo che si trattava di un’illusione, che stavo solo camminando sull’orlo di un burrone, e che tutto prima o poi sarebbe venuto a galla”

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È da poco più di due mesi che ho deciso di prendere in mano la mia vita e di “risolvere” questo tipo di problema, parlandone, raccontandomi e cercando di vivere una quotidianità dove la performance, il tempo cronometrico, il voto, il senso di riscatto, non siano il centro della mia esistenza. Non voglio mentire, cambiare questa mia prospettiva è difficile, alcuni giorni impossibile; ed è proprio quando percepisco di non farcela che cedo alle mie tentazioni e ricado nei miei errori.

Il nuoto e la competizione sono sempre stati una parte fondamentale del mio essere. Ho partecipato a tante gare, ma tra tutte quelle che ho dovuto affrontare, ce n’è una in particolare che mi è rimasta nel cuore e che ho l’obiettivo di portare a termine, quella con l’avversario più temuto che ognuno di noi possa mai affrontare: noi stessi.

Spero che le mie parole vi abbiano fatto riflettere e sensibilizzato su questo tema, spesso troppo sottovalutato. In un mondo dove ormai la fisicità prevale sulla personalità e il senso di dovere e perfezione sono all’ordine del giorno, ognuno di noi si ritrova in silenzio ad affrontare paure, difficoltà e senso di inadeguatezza.

Parlatene con chi vi fidate e fatevi aiutare, sarà un percorso altalenante, ma con il tempo imparerete a godervi un po’ di più tutto quello che avete. Partite dal presupposto che ci saranno ricadute, che avrete ancora momenti difficili, che il fine ultimo di questo viaggio introspettivo non è la perfezione, ma la consapevolezza del proprio valore.

Io non ho smesso di cadere, ma ho imparato ad alzarmi dopo ogni ricaduta! Grazie”     

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine