Enrico_Giacomin

Enrico Giacomin non si ferma e dopo la Manica vuole altre sfide.

Enrico Giacomin non si ferma e dopo la Manica vuole altre sfide.
L’atleta paralimpico dell’ASPEA Padova vuole fare ancora beneficenza.

Enrico_Giacomin

di Paco Clienti
E’ già trascorsa una settimana da quando Enrico Giacomin, atleta classe di disabilità S7 di 47 anni  dell’ASPEA Padova, ha tentato di compiere la Traversata della Manica a scopo benefico a supporto di una raccolta fondi per aiutare le persone con lesioni del midollo spinale nel Regno Unito e in Irlanda e parallelamente per raccogliere ulteriori fondi da destinare a progetti a sostegno di atleti con danni al midollo.
La Traversata a nuoto della Manica, da Dover in Gran Bretagna, a Calais in Francia, copre una tratta di circa 45 km che varia in base alle correnti. La manifestazione doveva svolgersi il 17 agosto, ma a causa delle pessime condizioni meteo è stata continuamente rimandata fino al 29 settembre, ma purtroppo il mare non è stato amichevole. Dopo circa 16 ore di nuoto infatti, il team di Giacomin ha dovuto rinunciare a causa delle correnti troppo forti che hanno costretto gli atleti al ritiro.
Ma Enrico Giacomin non si è arreso e adesso cerca altre sfide per raccogliere altri fondi! La Traversata della Manica è stato solo l’inizio, come ci racconta nell’intervista realizzata per Swim4Life.
Com’è stato affrontare la Manica?

«È stata veramente dura, anche se è stata una bellissima esperienza. Purtroppo abbiamo dovuto ritirarci perché uno degli atleti della squadra stava annegando. Il mare era molto mosso, tanto da costringere le persone che erano sulla barca a stare seduti. Era impossibile restare in piedi. Le condizioni del mare ci hanno fatto addirittura perdere l’atleta per qualche istante, sono stati momenti non facili.»

Anche se non sei riuscito a portarla a termine, è stata comunque una bellissima impresa.
«Si è stata davvero una bella impresa, ma adesso vediamo di pensare alla prossima. Anche se è bello gioire per una vittoria insieme ad altri compagni in una staffetta, vorrei provare qualcosa in solitaria più che in staffetta. Pensavo allo Stretto di Gibilterra oppure tornare a fare la Traversare della Manica, anche se da solo è molto dura.»

Come ti sentivi a nuotare al buio e al freddo?
«Nuotare al buio e con quel mare mosso è stato tremendo perché non riesci a capire da dove arrivano le onde. Questo è stato probabilmente uno dei motivi per cui la ragazza del nostro team si è ritirata. La temperatura dell’acqua invece non era insostenibile, sui 17 gradi centigradi, più di quanto previsto, solo che il freddo lo pativi comunque una volta sulla barca, alla fine del proprio turno di gara.»

Quando avete capito che non ce l’avreste fatta?
Enrico_Giacomin_Traversata_della_Manica«Abbiamo capito che non avremmo chiuso la gara in pochi istanti perché non c’erano stati segnali che ci facessero preoccupare di non farcela. Io pensavo addirittura che ormai fosse conclusa, ormai mancavano solo due turni gara.»

Cosa hai pensato quando vi siete dovuti ritirare?
«Stavo talmente male che non ho pensato a niente di particolare. L’amarezza mi ha investito. La mattina seguente ho pensato che in ogni caso una cosa del genere non avrei potuto farla da solo.»

Ti attiverai o già sei attivo in altre cose?
«Questa è stata la mia prima iniziativa a scopo benefico e la cosa di poter dare il proprio contributo, mi ha entusiasmato. Poter aiutare chi come me ha avuto una sfortuna è stata veramente una bellissima cosa. In altri modi mi ripeterò, per il piacere di aiutare persone che hanno bisogno.»

Clicca qui per leggere i dettagli della Traversata della Manica di Giacomin raccontati nell’articolo pubblicato sul sito ufficiale FINP

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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