Dalla moto al nuoto, la voglia di rinascere di Lorenzo Alibrandi passa per lo sport!

Una brutta caduta non gli ha tarpato le ali ed oggi il campione paralimpico del Santa Lucia è un atleta disabile modello.

Far finta che non ci sia la disabilità è una stupidaggine. Trovare il modo per aggirare la disabilità, è un modo giusto per accettarla veramente. Questo è ciò che dice Lorenzo Alibrandi, 21enne romano che solo tre anni fa ebbe un brutto incidente mentre era alla guida della sua Kawasaki Ninja, una moto super sportiva, dopo il quale la sua vita è cambiata radicalmente.
Lorenzo ha imparato a guidare la moto prima ancora di poterla portare su strada, a soli 13 anni, ragion per cui si può ben comprendere che la due ruote era per lui non solo una passione, ma una ragione di vita.

«Non poter guidare più la moto con una certa libertà, non è più la stessa cosa – rivela Lorenzo Alibrandi – La moto è l’unica cosa della vita che mi manca di più.»

Lorenzo-Alibrandi-motoTanti fattori che prima Lorenzo dava per scontato, dopo l’incidente non lo erano più. Ma quell’esperienza gli ha aperto un mondo nuovo nel quale ha avuto modo di apprezzare le cose veramente importanti e semplici della vita, così come ci rivela nell’intervista realizzata.
Contemporaneamente poi, oltre alla moto, Lorenzo coltivava anche un’altra passione, quella dalla pallanuoto nella quale ha giocato per nove anni tra Serie C e Serie B come atleta della Vis Nova. E proprio dall’acqua Lorenzo ha avuto modo di ripartire dopo l’incidente.
La fisioterapia gli stava già stretta ed il suo essere disabile non era assolutamente un freno per lui che ha un carattere impetuoso e competitivo. E così, dopo la ricerca di uno sport paralimpico da praticare a livello agonistico, arriva la possibilità di nuotare nel settore della Federazione Italiana Nuoto Paralimpico come atleta tesserato del Santa Lucia Roma, la stessa Società sportiva che ha cessato di esistere nel mondo del nuoto da fine luglio (leggi qui la notizia).

Quando hai fatto l’incidente ti sei reso conto che era successo qualcosa di veramente grave che avrebbe cambiato la tua vita?
«No e purtroppo non ho perso nemmeno conoscenza al momento dell’incidente. Pensavo che mi fossi slogato una spalla e di essermi rotto il polso. Ero sicuro di farmi rimettere velocemente la spalla a posto e farmi ingessare il polso, così che la sera stessa sarei potuto andare alla festa di 18 anni del mio migliore amico. E invece sono rimasto qualche giorno all’ospedale dove inizialmente mi dissero di aver riportato seri danni alla mano che non avrei potuto più muovere come prima e invece poi, giorno dopo giorno, ci rendemmo conto che avevo subito dei danni tali da riportare una disabilità con lesioni di plesso brachiale. Non è stata una batosta facile da assorbire ma non sono mai stato uno che si piange addosso e mi sono subito rimesso in marcia per riorganizzare la mia vita.»

Lorenzo-Alibrandi-IMG_8448Non c’è stato nemmeno un momento in cui hai pensato di non poter più fare una determinata cosa a causa della disabilità che avevi?
«Paradossalmente sento di essere stato fortunato in quanto avendo avuto l’incidente a 18 anni, ho avuto modo di costruire il percorso della mia vita tenendo conto della disabilità che avevo e non ho dovuto invece rivedere tutto come magari capita a qualcun altro. Se ad esempio avessi fatto un percorso di studi per diventare chirurgo, non avrei mai potuto praticare la professione e quindi avrei perso del tempo. Invece io mi sono trovato nella condizione di poter scegliere la mia strada senza dover perdere tempo.»

E su cosa hai deciso di puntare?
«Inizialmente ho iniziato a seguire Ingegneria Meccanica all’Università perché sono un appassionato di motori, ma poi dopo due anni ho capito che quella non era la mia strada e allora ho intrapreso gli studi per Global Governance, un misto di legge ed economia fatto tutto in inglese.»

Come è nata invece l’idea di diventare un nuotatore paralimpico?
Lorenzo-Alibrandi-IMG_8457«In piscina mi sono sempre sentito a casa e dopo l’incidente, oltre a fare fisioterapia, mi prestavo anche per poter fare piccole cose che mi facessero sentire non un paziente inerme ma un paziente attivo. Io ho sempre bisogno di competizione nella mia vita e così dopo tre mesi di fisioterapia in piscina, ho chiesto se ci fosse una disciplina acquatica paralimpica nella quale potessi competere. Ricordo la prova che l’allenatore Riccardo Vernole mi fece fare il primo giorno, 2mila metri di allenamento che lo convinsero a farmi entrare subito in squadra.»

Come ricordi il tuo esordio in gara?
«Il mio esordio lo ricordo ad un Campionato Giovanile Regionale se non ricordo male, nel quale feci il Record Italiano di Categoria nei 50 stile libero. Non fu il record a rendermi entusiasta, ma l’aver battuto un atleta che mi dava per sconfitto già prima della gara. Del mio percorso nel nuoto ed il modo in cui lo affronto, devo molto anche al mio compagno di squadra Gianluca Cacciamano che mi ha aiutato tanto sotto l’aspetto del carattere e della motivazione.»

Quanto è cambiato da quando hai iniziato a nuotare nel settore paralimpico ad oggi?
«All’inizio ero un po’ intontito e non avevo ben chiaro cosa stessi facendo. Oggi invece, seppur mi sento molto più sicuro, non mi sento ancora un atleta di un certo livello. Ho bisogno di fare ancora esperienza, conoscere me stesso e capire come posso gestire una gara o un allenamento.»

Lorenzo-Alibrandi-nuoto-paralimpicoOggi quanto è importante il nuoto nella tua vita?
«Il nuoto prende più della metà della mia vita, non tanto come impegno in termini di tempo, ma come elemento condizionante del mio modo di essere e di vivere. Cerco ad esempio di tenere sempre un certo regime alimentare, non bevo e non fumo. Per quanto mi è possibile insomma, faccio una vita da atleta.»

Se non ci fosse stato il nuoto paralimpico nelle tue possibilità, oggi cosa faresti?
«Un corridore o un triatleta. Senza sport non riesco a stare!»

Quali sono oggi i tuoi obiettivi per il futuro?
«Anche se difficile, vorrei provare a partecipare ad una manifestazione internazionale.»

E nella vita di tutti i giorni invece, oltre lo sport, quali traguardi ti piacerebbe tagliare in futuro?
«Provare a lavorare all’estero per formarmi, arricchirmi e poi potermi affermare in Italia.»

Pensi che arriverà un giorno in cui non avrai più tempo da dedicare allo sport?
Lorenzo-Alibrandi-IMG_8085«Il tempo per lo sport lo si deve trovare sempre e anche se magari non potrò più essere l’atleta di classe S8 più forte in Italia perché non potrò allenarmi più come mi alleno oggi, cercherò sempre e comunque di togliermi qualche soddisfazione personale.»

Oggi la Società che ti ha fatto nascere come atleta paralimpico si trova in grandi difficoltà economiche, tanto che ha dovuto smantellare la squadra di nuoto. Tu e tutti i tuoi compagni del glorioso Santa Lucia Roma come avete reagito a questo imprevisto?
«Gli atleti dell’ormai ex Santa Lucia Roma si stanno già muovendo tutti per poter rinascere insieme. In questo momento stiamo lavorando sulla possibilità di reperire degli sponsor che ci aiutino a ripartire e sono fiducioso che ci riusciremo. Non siamo finiti e non spariremo dalle vasche.»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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