Efrem Morelli, l’abitudine di tornare.

Dopo la decisione del ritiro nel 2014, il rientro per inseguire Rio con nuove motivazioni.

La tanto sognata medaglia in campo internazionale inseguita per una intera carriera, finalmente conquistata con il bronzo vinto agli Europei di Eindhoven 2014 nei 100 rana SB4 ed i problemi fisici che lo avevano attanagliato in quella stessa stagione, avevano spinto Efrem Morelli a pensare che dopo sette anni di Azzurro, aveva ormai dato tutto quello che aveva alla nazionale di Nuoto Paralimpico, decidendo di ritirarsi e concedersi soltanto qualche gara a livello nazionale.

Tantissime le presenze in Azzurro del capitano dell’Italia che ha preso parte a due Paralimpiadi, quella di Pechino nel 2008 e quella di Londra nel 2012, tre Mondiali e due Europei, diventando poco a poco uno dei perni della nazionale Italiana di Nuoto Paralimpico, fino ad esserne poi il capitano.

Il nuoto è entrato a far parte della vita di Efrem in seguito ad un incidente subito durante i Campionati Italiani di Motocross del 2000 che gli provocò una lesione completa al midollo e la paraplegia, ovvero l’impossibilità di utilizzare le gambe. La terapia in acqua che gli fu prescritta in seguito alle operazioni, lo portarono nel mondo delle piscine e nel cuore della Polisportiva Bresciana No Frontiere nella quale entrò a far parte e ancora tutt’oggi milita.
Oltre 30 titoli e 20 Record Italiani tra vasca corta e vasca lunga lo hanno consacrato come uno degli atleti più rilevanti del palcoscenico nazionale e la ciliegina sulla torta messa in Olanda con quel bronzo nei 100 rana, sembra forse essere stato l’apice della sua carriera.

E invece, dopo l’annuncio del ritiro al termine di quei Campionati Europei, Efrem si ferma, si riposa, si rigenera, riflette e arriva alla conclusione che forse non era ancora del tutto finita per lui. Il cambiamento del Regolamento di Classificazione Internazionale poteva ridargli motivazioni ed una classe di disabilità più idonea alle sue capacità motorie, rilanciandolo nel firmamento internazionale del nuoto paralimpico.
Morelli, appoggiato dalla Federazione Italiana Nuoto Paralimpico e dai tecnici Azzurri, ha deciso quindi di rincorrere quella possibilità, facendo di tutto per non avere poi alcun rimpianto in futuro per non aver tentato di fare qualcosa che secondo gli attuali regolamenti era fattibile. Essere in una categoria o un’altra, nel nuoto paralimpico può cambiare la vita ed è ciò che è successo ad Efrem Morelli con la sua riclassificazione internazionale.

efrem-morelli-02Pochi anni fa si parlava in maniera molto rumorosa del tuo addio alla nazionale, mentre invece agli ultimi Campionati Italiani Assoluti invernali di Reggio Emilia hai realizzato la migliore prestazione assoluta maschile, oltre al fatto che sei una delle punte sulle quali la nazionale conta sia per gli Europei di Funchal, ma soprattutto per le Paralimpiadi di Rio. Come rapporti quel periodo in cui decidesti di dire addio all’Azzurro ed oggi che invece sembra che tu abbia ritrovato motivazioni forti oltre che grandissimi risultati parallelamente al cambio di categoria?
«L’anno in cui decisi di dire basta, fu uno degli anni più difficili della mia carriera perché sono stato fermo più di due mesi a causa di un infortunio al collo che mi portavo dietro da tempo ed è stato in seguito a quello che avevo sentito l’aggravarsi della mia situazione. In quell’anno ho fatto veramente tanta fatica e credevo di essere arrivato al limite della mia condizione fisica. Dopo l’Europeo e la stagione 2014, mi sono fermato per un po’ e avevo deciso di nuotare solo a livello italiano, dando la mia disponibilità alla nazionale solo per una eventuale staffetta. Quel periodo fermo mi ha un po’ rigenerato e mi ha fatto capire che forse c’era ancora qualcosa da poter dare e che forse non era giunto ancora il momento di ritirarsi in maniera definitiva e quindi sono rimasto a disposizione. Intanto è stato modificato il regolamento delle Classificazioni Internazionali, cosa che mi ha permesso di richiedere una riclassificazione per il problema che negli ultimi cinque anni avevo avuto a livello cervicale e che mi causava alcuni problemi nelle mani che mi limitavano nella nuotata. Hanno accettato il mio ricorso e poi è stato riconosciuto dalla Commissione IPC Swimming il peggioramento, motivo per cui ho avuto una categoria di disabilità più bassa. Le persone non sanno che talvolta il regolamento delle classificazioni cambia e in alcuni casi può aprire qualche strada che ti consente di correre ancora ed è un po’ quello che è capitato a me con la nuova classe di disabilità che mi ha aperto una strada per un 50 rana competitivo a livello mondiale e quindi da lì sicuramente è cambiato tutto per me.»

Come dici tu, da lì sicuramente è cambiato tutto perché si sono aperte nuove prospettive di competizione per te, ma io credo che in te sia nata anche la voglia e la necessità di tornare a competere a livello internazionale. Cosa è scattato in te a prescindere di quanto accaduto con la riclassificazione che ha poi agevolato la tua rinascita?
efrem-morelli-03«Credo che la decisione che avevo preso nel 2014 è arrivata in un periodo molto difficile che infine mi aveva portato a pensare al ritiro. Dopo essermi riposato come dicevo prima ed aver avuto il tempo di curarmi meglio e migliorare la mia condizione, ho potuto capire che avevo ancora voglia di gareggiare. A volte questi tira e molla possono essere interpretati male da alcune persone, ma in realtà avevo solo bisogno di staccare un po’ dopo tanti anni, tanto è vero che nel 2015 ho nuotato solo a livello italiano e questo mi ha permesso di ricaricare un po’ le batterie. Anche la mancata convocazione al Mondiale di Glasgow è stato un bene perché mi ha permesso di rifiatare e valutare attentamente cosa fare nel 2016.»

Come hanno reagito i tecnici dello staff della nazionale ed i tuoi compagni di squadra quando hanno saputo della tua decisione di tornare disponibile?
«I tecnici della nazionale ed i tecnici della mia società, mi hanno aiutato molto e mi hanno sempre dato la possibilità di trovare la voglia di tornare, soprattutto il CT Riccardo Vernole, con un’ampia disponibilità che mi è stata data nel tentare di fare il ricorso alla riclassificazione e questo credo sia stato importantissimo perché per fare certe cose devi avere in primis il loro appoggio. Avendo uno spiraglio, mi hanno sempre dato la possibilità di sfruttare ogni occasione e di questo sono veramente grato ai Tecnici della nazionale, a quelli della mia Società, ma soprattutto a Vernole. Purtroppo la mia riclassificazione non è stata vista bene da tutti perché è una classificazione al limite. So benissimo anche io di rientrare nell’attuale classe in cui sono classificato per pochi punti, però purtroppo il regolamento cambia, non lo faccio io, non mi sono classificato io e credo di aver fatto quello che dovevo fare senza aver rubato niente insomma. È logico che essendo un borderline vieni visto un po’ in maniera strana dai tuoi avversari, però spero che col tempo si possa dimostrare che la mia situazione è trasparente, pulita e non c’è niente di strano, anche perché basta guardare il ranking mondiale dei 50 rana nel quale dal primo all’ottavo posto siamo racchiusi in due secondi, fatto che vuole dire che siamo tutti sullo stesso livello. Sono veramente contento perché per la prima volta in carriera mi posso giocare una gara completamente ad armi pari  con gli altri. Posso vincere, o posso arrivare quarto solo per merito o demerito mio e non perché un mio avversario ha qualcosa in più rispetto a me a livello fisico e questa cosa mi dà molta carica.»

efrem-morelli-04Quella di quest’anno potrebbe essere per te, facendo tutti gli scongiuri, la terza Paralimpiade. Ci vuole anche il terzo tatuaggio?
«Si, che poi sarà anche da coprire – risponde scherzando Morelli – Sarebbe una grande soddisfazione ma la cosa bella è che sarebbe una Paralimpiade per la quale avrei un obiettivo diverso. Nella prima, l’obiettivo era semplicemente arrivarci, nella seconda è stato entrare in finale, ma per la terza, l’obiettivo cambia e diventa più ambizioso perché posso giocarmi una medaglia.»

La storia diventa ancora più bella quindi, sei d’accordo?
«Certo, la storia diventa ancora più bella e di questo sono contento perché è una bella motivazione. Voglio però andare per gradi, concentrarmi sull’Europeo e cercare di arrivare più tranquillo possibile a settembre. Non vorrei caricare troppo le aspettative e poi essere un po’ cotto nel momento clou. La stagione è veramente lunga e la Paralimpiade a settembre è tosta.»

Mancano poco più di due mesi agli Europei e poi testa bassa verso Rio. Come speri di trascorrere questi due periodi che ti separano da due appuntamenti importanti?
«L’obiettivo è quello di pensare il meno possibile alla Paralimpiade e concentrarsi sugli Europei, dopo di che avremo la strada libera per Rio e sarà allora che inizieremo a calibrare tutto quanto per i Giochi. Credo che adesso sia giusto mettere a posto un po’ le cose dove sono carente e in difficoltà anche a livello fisico perché purtroppo il problema al collo ce l’ho ancora e devo stare attento e tenerlo sotto controllo perché se sbaglio qualche lavoro, potrei ancora incorrere in un infortunio che mi fermerebbe per diversi mesi e a quello non voglio arrivare. La situazione per me è chiara, così come per lo osteopata e chi mi segue. Tutti sappiamo che dobbiamo stare veramente attenti perché ho quattro ernie cervicali e un leggero spostamento della colonna a livello cervicale che va a toccare alcune nervazioni e questo mi causa a volte dei problemi di sensibilità e forza alle mani.»

efrem-morelli-05La cosa positiva forse è che tra gli Europei e le Paralimpiadi passa un periodo tale che ti consentirà di recuperare e prepararti bene e rifiatare.
«Sicuramente sarà un Europeo un po’ diverso anche perché in formato Open, aprendo la competizione a tutto il mondo. Il fatto che sia così lontano da Rio non so se sia proprio un bene perché verremo da una stagione veramente lunga e bisognerà gestirsi veramente bene durante l’anno. Io vissuto Pechino nel 2008 che fu a metà settembre come sarà Rio e mi ricordo di aver veramente fatto fatica a gestire un anno così lungo.»

Dovrai contare sugli otto anni di esperienza in più che hai oggi!
«Si, sicuramente l’esperienza di sapere già cosa mi aspetta, mi aiuterà molto.»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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