I sogni e le ambizioni di Angela Procida, nuova promessa del nuoto paralimpico italiano!

Si è avvicinata al nuoto per caso e oggi sogna di arrivare in nazionale.

C’è un’età nel nuoto che viene ritenuta ottimale per individuare un futuro grande campione e Angela Procida a 16 anni, si trova proprio in quella fascia di età. È giovane per poter ambire già a traguardi importanti a livello internazionale, ma non troppo per poterli sognare ed è quello che sta iniziando a fare dopo aver mosso le prime bracciate nel nuoto, disciplina nella quale si è tuffata per caso, alla ricerca di un’attività sportiva da poter praticare con la sua disabilità causata da un incidente stradale subito quando aveva circa sei anni.

Angela non si reputa disabile ma diversamente abile perché come ben dice lei, fa tutto ciò che fanno gli altri ma soltanto in maniera diversa. Da grande non sa ancora cosa vuole fare, anche se tra i suoi sogni c’è quello di diventare un ingegnere per poter progettare strutture per i diversamente abili. Intanto c’è il nuoto, la scuola e la vita sociale che tanto ama.

Il nuoto rappresenta anche un momento di svago per Angela in quanto, oltre agli obiettivi agonistici, la giovane partenopea vi trova anche tanti amici con i quali confrontarsi e divertirsi crescendo e forgiando il carattere di colei che domani sarà una donna.

Ai recenti Campionati Italiani Assoluti invernali l’atleta di classe S3 tesserata per la Nuotatori Campani guidata dal Tecnico Azzurro Enzo Allocco, ha vinto la Finale Open dei 50 dorso siglando il nuovo Record Italiano e la medaglia di bronzo nella Finale Open dei 100 stile, oltre a vincere l’oro di categoria in entrambe le gare, lanciandosi definitivamente tra le giovani promesse più interessanti del nuoto paralimpico italiano.

angela-procida-nuoto-paralimpico-IMG_2736Sei soddisfatta dei progressi emersi ai Campionati Italiani invernali di Reggio Emilia?
«Sinceramente non mi aspettavo di migliorare così tanto, sia nei 50 dorso nei quali ho migliorato di circa sette secondi il mio personale, che nei 100 stile nei quali sono riuscita a migliorare addirittura di 20 secondi.»

Quando hai visto il tabellone dei tempi illuminarti quei risultati, cosa hai pensato?
«Ho pensato che sicuramente c’era un errore e che fosse saltato qualcosa nel sistema di cronometraggio – ha risposto sorridendo Angela – Secondo me hanno pensato la stessa cosa anche il mio allenatore e mia madre che era a Reggio Emilia a seguire le gare.»

Quando invece hai realizzato che effettivamente avevi segnato quei tempi, cosa hai provato?
«Mi sono sentita soddisfatta perché comunque ho lavorato tanto nei mesi precedenti alle gare e quindi mi sono sentita ripagata dei sacrifici e del lavoro speso.»

Alla luce di questi risultati e della possibilità di classificarti a livello internazionale, cosa vedi nel tuo futuro immediato?
«Per il momento non posso pensare di puntare subito alle Paralimpiadi che si terranno quest’anno, ma per i Mondiali del prossimo anno ci faccio un pensiero. In ogni caso tutto quello che arriverà sarà ben accolto.»

Oggi ti trovi ad essere una delle giovani promesse del nuoto paralimpico italiano, ma come ci sei arrivata e come ti sei avvicinata a questa disciplina sportiva?
«Un’amica di mia madre ci consigliò di provare a praticare nuoto a livello paralimpico che sinceramente non sapevo nemmeno esistesse. Ho subito voluto provare questo sport, anche perché mi è sempre piaciuto nuotare in quanto quando sono in acqua mi sento libera di muovermi tranquillamente come desidero in piena autonomia. Nonostante questo, ricordo che l’inizio non fu esaltante e non fui subito assidua nel frequentare gli allenamenti. Poi arrivarono le prime gare ai Campionati Italiani di Società nel 2014 alle quali segnai un Record di Categoria e gli Assoluti invernali della stagione successiva dove feci il mio primo Record Italiano Assoluto. Fu dopo quelle gare che capii che forse dovevo impegnarmi di più perchè magari avevo potenzialità che nemmeno io pensavo di avere.»

angela-procida-nuoto-paralimpico-IMG_7410Cosa è cambiato da quando ti sei impegnata di più nel nuoto che in origine era uno sport che nemmeno consideravi?
«È cambiato che ho iniziato a credere di più in me ed avere una forte motivazione! Vedere il tabellone che ti mostra un tempo che per te vale un semplice miglioramento o un Record Italiano, è un incentivo per me incredibile che alimenta la voglia e la determinazione per andare avanti sempre meglio.»

È vero che tua madre ti segue a tutte le gare e che ormai è diventata la tua personale accompagnatrice ufficiale?
«Si è vero, ormai è la mia accompagnatrice ufficiale, nonché manager – risponde sorridendo Angela – Non c’è gara in cui lei non sia presente.»

Cosa provi quando sei in gara e stai per tuffarti in acqua dove non hai barriere di nessun genere?
«Quando sto per gareggiare ho il cuore che batte a mille! Ho paura di sbagliare la partenza, di non sentire lo start, o di commettere altre leggerezze ed è forse per questo che talvolta sbaglio qualche gara. Per riuscire a concentrarmi, devo scaricare l’ansia e infatti spesso riesco ad andare molto meglio nelle Finali Open che nelle batterie perché ci arrivo più scarica di paure.»

Quanto è difficile restare concentrati e impegnarsi in allenamento con il passare del tempo, quando inizia a diventare sempre più difficile migliorare ancora?
«La cosa più importante è restare tranquilli e riuscire a raggiungere sicurezza durante le gare. Sicuramente sono consapevole che non è facile migliorare sempre negli anni, perché sono arrivata ad un livello in cui è più difficile ottenere un miglioramento importante, ma basta impegnarsi un po’ di più per riuscirci ed io sono pronta a farlo, senza paura!»

angela-procida-enzo-alloccoCosa sta dando il nuoto alla tua vita?
«Grandissime soddisfazioni e soprattutto emozioni uniche, sia a me che a mia madre. Per me è bellissimo dare soddisfazioni a mia madre che fa tanti sacrifici per me.»

Siamo in chiusura, vuoi aggiungere qualcosa?
«Ci tengo a ringraziare il mio allenatore, mia madre e tutti quelli che hanno creduto in me fino in fondo. Vorrei ringraziare anche una persona in particolare della quale però dico soltanto l’iniziale del nome, D. lui capirà.»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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