Partenza e virata a dorso secondo Tony Trippodo!

Alcuni suggerimenti per migliorare dall’esperienza diretta del campione Master 

La partenza e la virata nelle competizioni a dorso sono fasi particolarmente delicate della nuotata, motivo per il quale vanno particolarmente curate e costruite in allenamento. Partenze e virate possono anche essere chiamate anche “quinto stile” ed hanno ormai una grossa importanza sulla qualità di una prestazione.
In queste righe riportiamo semplicemente l’esperienza di Tony Trippodo, dettata esclusivamente dalla passione per il nuoto e dal lavoro di tanti anni in acqua, iniziato negli anni ’90 come atleta agonista che ha vestito anche l’Azzurro nella nazionale giovanile e proseguito in seguito come atleta Master e Coordinatore Scuola Nuoto e Maestro di Salvamento presso la Piscina Comunale di S. Angelo Lodigiano per la Nuotatori Milanesi.

Lasciamo pertanto la parola a Trippodo che per titoli vinti e record infranti, non ha certamente bisogno di presentazioni:

A quei tempi Stefano Battistelli, Luca Bianchin ed Emanuele Merisi, davano spettacolo con le loro prestazioni a dorso, ognuno dei quali con peculiarità diverse ma di grosso spessore tecnico. Io personalmente adoravo Battistelli, per la sua grinta, il suo carisma e forse perché somigliava molto alle mie caratteristiche fisiche. Era il mio esempio: gare aggressive e frequenza di bracciata molto alta. Nuotava “con il coltello tra i denti” e non mollava mai e poi aveva quella particolarità che mi colpì molto osservando una sua gara a dorso: mi accorsi che al comando “a posto” tutti caricavano il corpo in alto verso il blocco, mentre invece lui no, rimaneva fermo, anzi andava verso il basso!

Da quel momento quotidianamente cercavo di imitarlo, di riprodurre quello che vedevo attraverso le sue gare e miscelando le mie caratteristiche di stile con le sue, ricercavo di lavorare per far si che la partenza diventasse uno dei miei punti di forza; sentivo che partire in quel modo mi dava un grosso vantaggio e mi dava la positiva sensazione di essere ben allineato al via con tutti i miei avversari e quindi ottenere come risultato un ottimo inizio gara.
Era quasi un paradosso: ogni volta al comando di preparazione al via, tutti salivano ed io scendevo! Piegare le gambe e portare il sedere verso la piastra cronometrica appoggiata al muretto mi dava maggior spinta esplosiva allo start. Ricordo che la paura più grossa era di scivolare, così come credo che sia quella di qualsiasi dorsista. Se perdi aderenza e scivoli, vuol dire “mandare a quel paese “ il risultato prestativo di tutta la gara.

Ecco come imposto la mia partenza:

partenza-dorsoi piedi sono appoggiati alla piastra cronometrica soltanto con le punte e quindi leggermente staccati, con il destro più alto del sinistro. In questo modo aumento la superficie d’appoggio riducendo la probabilità di scivolare.

La schiena è dritta, le spalle leggermente sollevate, non abbandonate alla forza di gravità e pronte per impostare la traiettoria ottimale durante la fase aerea.
Le mani invece sono poste sopra la barra di partenza e non di lato, permettendo così alle braccia più libertà di movimento.

Al segnale di partenza, la testa si muove indietro, gli arti inferiori spingono il corpo verso la superficie dell’acqua, le braccia spingono la barra e vanno a cercare la posizione per alto-dietro cercando di entrare in un unico punto nel quale seguiranno anche il sedere e le gambe completando l’ingresso in acqua iniziato dalle braccia che sono le prime a rompere l’acqua con le mani.

L’ingresso in acqua e la fase subacquea

In quel momento si inizia a percepire la “visione della gara“ e non bisogna essere impreparati. Durante la competizione l’atleta deve sapere cosa fare senza farsi travolgere dalla gara stessa; nulla è dato alla casualità, tutto deve essere preciso, calcolato e studiato a regola durante l’allenamento.

Per sfruttare l’accelerazione e la propulsione data dalle gambe dalla spinta dal muretto, è bene tenere il corpo e la muscolatura perfettamente allineati e pronti al contatto con l’acqua, in modo da essere fluidi e continui dopo la fase aerea.
Il corpo in posizione supina inizia la fase subacquea, trovandosi circa mezzo metro sotto la superficie dell’acqua dove si riducono le turbolenze che frenano lo scivolo; le prime 2-3 gambate devono essere più ampie: si imposta il movimento per poi aumentare la frequenza prima dell’uscita. Consiglio di iniziare la bracciata leggermente prima dell’uscita, per rompere la superficie senza “bucare“ l’acqua nei primi appoggi, cosa che farebbe perdere velocità.

L’attacco, la nuotata e la virata

Da questo momento in poi le prime bracciate aprono il sentiero al nuotare a testa in su, per il quale i punti di contatto visivi del soffitto di una piscina possono fare la differenza.
In prossimità della fine della vasca, a cinque metri esatti dall’altro muretto, troviamo le bandierine che per un dorsista significano “rinforziamo la concentrazione, si avvicina il momento della virata”. Alla vista delle bandierine bisogna contare le bracciate, dopo di che, al momento giusto, passare dalla posizione supina a quella prona per fare quella capriola per virare e risalire la vasca nuotando nel senso opposto.

Le domande sono: Quante bracciate devo fare prima di girarmi? Da che parte girarmi?

Le risposte dovete darvele da soli, nel senso che solo l’esercizio fatto in allenamento e la ripetizione del gesto atletico può darvi le misure in base alle vostre attitudini e di conseguenza prepararvi ad eseguire la virata nel modo più congruo possibile alle vostre potenzialità ed ottenere di conseguenza un buon risultato in gara. Spesso anche la gara stessa è fonte di lavoro per migliorare e la virata ti insegna ad affrontare il muro.

tony-trippodoPersonalmente cerco di arrivare al muretto con tre bracciate dalle bandierine, mi giro e senza lasciar cadere il braccio, cerco di rimanere in presa con la mano. Bisogna imparare a visualizzare bene il muretto, virare rapidamente, appoggiare i piedi in modo deciso e carpire la spinta con il corpo allineato e il capo tra le braccia, assetto che farà acquisire velocità per la vasca di ritorno.

Percepire una buona spinta, vuole dire scivolare ed essere fluidi, tanto da garantire una propulsione tale da facilitare la subacquea. I piedi in spinta devono essere un po’ più alti rispetto al corpo, per favorire una traiettoria parabolica che mi permetterà di evitare le turbolenze dopo la virata ed avere il tempo di impostare la gambata a delfino in modo corretto. Se la spinta è diritta, il corpo si troverà troppo vicino alla superficie dell’acqua, fattore che farà perdere il risultato di una buona spinta arrestando il vostro abbrivio.

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