Il CT Cesare Butini fa un primo parziale bilancio sulla spedizione Azzurra alle Olimpiadi

«Forse i singoli non sono arrivati psicologicamente preparati, mentre sulla preparazione non credo ci siano stati errori.» E conclude su Carini, «E’ un atleta che ha dato conferma di essere di alto livello, è giovane e potremo puntare anche su di lui per i prossimi quattro anni

Intervistato sul piano vasca dell’Aquatics Centre di Rio da Elisabetta Caporale della RAI, il CT Cesare Butini fa un primo bilancio, seppur non completo, della spedizione Azzurra alle Olimpiadi di Rio analizzando le possibili cause delle controprestazioni, talvolta deludenti, così come mette in evidenza anche quanto di buono è stato fatto a Rio.

«Secondo me bisogna partire prima da quello che c’è stato di positivo in queste Olimpiadi, con la medaglia stupenda vinta da Gabriele Detti, atleta che veniva anche da un anno particolare, una medaglia insperata all’inizio ha dichiarato la Butini Ottima anche la 4×100 stile femminile e un’altra cosa eccezionale secondo me è stata la consacrazione di un’atleta importante, quale Federica Pellegrini, che nonostante tutto si è confermata ai vertici dei 200 stile libero. Questo penso che sia il frutto anche del lavoro svolto nei Centri Federali in cui la Federazione investe molto. Certamente l’Olimpiade non è andata secondo quelle che erano le aspettative, ma fare una valutazione adesso, non è facile e al momento opportuno sarà fatta in maniera approfondita. Ciò che dispiace è che avevamo atleti che avevano le corde per poter competere ad alto livello qui a Rio, ma c’è da dire anche che in Italia siamo abituati a coccolare gli atleti. Bisogna ricordare che le Olimpiadi sono una situazione ben diversa da un Europeo o un Mondiale e la differenza la fa la consapevolezza e la determinazione del singolo. Ripeto, questa non è un’analisi completa, potrebbero esserci stati anche errori di preparazione, ma bisogna ricordare che veniamo da un quadriennio importante, nel quale abbiamo messo a disposizione, come Federazione, quello che potevamo per gli atleti. Anche nel ritiro di Santos abbiamo messo a disposizione degli atleti i loro allenatori, dando ai ragazzi il massimo per poter ottenere il massimo dei risultati.»

«Vedere oggi nella fattispecie un atleta come la Di Pietro che ha fatto bene il primo giorno, riuscire a nuotare un tempo molto vicino al Record Italiano e restare fuori dalla semifinale per un soffio, ci fa capire che per alcuni il passo è stato fatto, mentre forse per altri non ancora – riferendosi all’esclusione dell’atleta dalle batterie dei 50 stile libero – Non è una giustificazione, ma a Rio abbiamo visto anche altri Paesi in difficoltà, vedi Gyurta ad esempio, così come è da dire che sono emersi giovani interessanti come la canadese che ha vinto i 100 stile. Anche noi abbiamo investito molto sui giovani e a Rio ne abbiamo portati diversi. Penso anche che l’aspetto psicologico dei singoli abbia pesato tanto in questa Olimpiade, ma non voglio dare tutta la responsabilità a loro. Dal punto di vista della preparazione, onestamente, non credo ci siano state difficoltà. Non si può dire che sia stato soltanto l’aspetto emotivo ad incidere sulle prestazioni, ma evidentemente certi atleti hanno subito psicologicamente l’evento Olimpiade, anche se è da dire anche che alcune volte la ruota non ha girato a nostro favore.»

«Sapevamo che Giacomo Carini poteva far parte di questa nazionale, come non poteva farne parte – Conclude in merito al Record Italiano siglato a distanza da Giacomo Carini Adesso che ha nuotato il Record Italiano, ha dato la conferma di essere un atleta di alto livello e importante per la nazionale. È da dire però che dare il massimo e fare una prestazione importante in contesto magico come quello dello Stadio del Nuoto, dove ci si sente a casa, è sicuramente più facile rispetto a fare una prestazione importante in un contesto quale quello delle Olimpiadi. È comune un atleta giovane sul quale puntare per il prossimo quadriennio.»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine