La Responsabile Stampa della FINP Giada Lorusso racconta le sue Paralimpiadi

«Ad ogni vittoria c’erano lacrime di gioia, sorrisi e forti abbracci, le 13 medaglie vinte a Rio sono di tutti, anche di chi ci ha seguito da casa!»

I risultati emersi dalle Paralimpiadi che si sono concluse sabato scorso a Rio, rappresentano un importantissimo passo in avanti nel progresso del Nuoto Paralimpico sotto tutti gli aspetti: quello del livello tecnico e competitivo della nazionale italiana che ha conquistato 13 medaglie, arrivando quasi a raddoppiare il risultato dei Giochi di Londra 2012, quello numerico con i 21 atleti Azzurri portati a Rio che rappresenta il numero più alto di sempre per la nazionale e altro e tanto importante, quello del coinvolgimento del pubblico, incuriosito prima ed appassionato poi da questo straordinario movimento di atleti che in dieci giorni di gare, complice sicuramente anche gli orari di trasmissione più “comodi”, hanno richiamato secondo gli share della Rai un’attenzione addirittura più alta di quella ottenuta dalle Olimpiadi!

Ed è proprio sull’importante aspetto del coinvolgimento mediatico, ma non solo, che ci siamo confrontati con chi era al centro di tutto quanto fatto ai Giochi di Rio, Giada Lorusso, Responsabile dell’Ufficio Stampa della Federazione Italiana Nuoto Paralimpico.

Ora che tutto è terminato, considerando che hai vissuto in prima persona anche le Paralimpiadi di Londra 2012, Rio è stata come te l’aspettavi o è riuscita a sorprenderti?
«Rio non me l’aspettavo affatto così come è stata, anzi, nonostante avessi seguito tramite le informazioni che arrivavano in Italia, il crescere degli impianti, delle strutture e del Villaggio olimpico, ripetevo tra me e me “Non sarà mai come Londra. A Londra tutto ha funzionato alla perfezione, mentre sinceramente avevo dubbi su Rio e invece, che meravigliosa sorpresa!»

giada-lorusso-paralimpiadi-rioQuali erano le preoccupazioni che ti riempivano la testa prima di partire per il Brasile?
«Le mie non erano preoccupazioni, ma vere ansie. Prima fra tutte, la rete Wi-Fi. Ebbene si, per il mio lavoro è fondamentale internet e temevo di arrivare “seconda” con l’aggiornamento dei risultati e delle news. Tant’è che prima di partire, mi sono munita di tutto, inclusa una scheda brasiliana per le urgenze. Una volta arrivata, dopo dieci ore di volo, mi sono recata immediatamente all’Olympic Aquatics Stadium per controllare eventuali problemi di connessione, ma fortunatamente tutto ha funzionato e alla grande anche. Altre preoccupazioni particolari non le ricordo, al contrario, ricordo quanto fossi felice due giorni prima della partenza. Mai dimenticherò l’emozione di piegare le maglie della Nazionale e sistemare la cartella di lavoro.»

Come ricordi il primo giorno alle Paralimpiadi di Rio?
«È stato come il primo giorno di scuola. Ricordo che faceva molto caldo nonostante fosse inverno, credo che la temperatura quella mattina fosse di circa 30°C. Dopo una veloce colazione, ho messo il pass al collo, lo zaino in spalla ed il tragitto per arrivare alla piscina, credo di averlo fatto saltellando talmente tanta era la felicità. Una volta aver fatto le scale che mi avrebbero poi portata in tribuna stampa, sono stata accolta dal tifo brasiliano che riempiva completamente gli spalti e l’occhio è stato rapito subito dalle migliaia di maglie bandiere e colori. C’era tantissima energia e quella mi è bastata per farmi sentire già a casa. Il calore di quel Popolo lo porterò sempre dentro di me. È una cosa impossibile da dimenticare, questa è la mia Saudade ora. Ricordo di aver iniziato subito a scrivere ed il tempo mi è volato. Mi sentivo meravigliosamente bene.»

giada-lorusso-tommaso-mecarozzi-paralimpiadi-rioSicuramente è difficile descriverlo a parole, ma puoi provare a raccontarci cosa si manifestava nel clan Azzurro ad ogni vittoria di una medaglia?
«Purtroppo come Responsabile Stampa io non ho vissuto gli atleti 24 ore al giorno. L’Italia del Nuoto Paralimpico era al Villaggio ed io invece in un hotel quasi interamente riservato ai giornalisti, ma quel che ho “sentito a pelle” mi è bastato per capire quanta emozione e felicità ci fosse all’interno del Team Italia. La Nazionale Azzurra con a capo il Team Leader Franco Riccobello coadiuvato dal CT Riccardo Vernole era proprio bella da guardare: quella complicità ed il gioco di squadra che si sono instaurati subito, sono stati fondamentali per far crescere della sana competizione, senza contrasti. Ad ogni vittoria c’erano lacrime di gioia, c’erano strette di mano, c’erano sorrisi e forti abbracci. C’era energia positiva.»

Sicuramente tutte le gare sono state meravigliose, ma nel medagliere delle emozioni, quale ha vinto l’oro, quale l’argento e quale il bronzo e perchè?
«Non vorrei esser di parte, ma a questa domanda rispondo secca: l’oro di Francesco Bocciardo nei 400 stile libero, l’argento di Arjola Trimi nei 50 stile libero, il bronzo di Giulia Ghiretti nei 50 delfino a pari merito con quello di Efrem Morelli nei 50 rana. Mi chiedi il perché, ma non è facile spiegare un’emozione.

giada-lorusso-francesco-bocciardoIl terzo posto di Giulia io non me lo aspettavo, quindi oltre la gioia infinita, si sono unite due componenti: incredulità e sorpresa. Mentre Federica Fornasiero insieme al giornalista di Raisport Tommaso Mecarozzi commentavano la gara, io mi sono alzata dalla tribuna e mi sono detta “Non ci credo. Il momento più bello è stato raggiungere Giulia alla mixed zone, aveva una luce ed un sorriso difficili da dimenticare. Mentre la stampa internazionale cercava di strapparle un’intervista, si è avvicinata a me aprendo le braccia, beh lì mi sono emozionata, l’ho abbracciata e siamo scoppiate in un bel pianto di gioia.
Il bronzo di Efrem invece non rappresenta per me solo una meravigliosa medaglia, ma la tenacia, il senso di rivincita ed il carattere determinato che contraddistingue un vero atleta come lui. È stata una lezione di vita della quale tutti dovremmo prendere appunti. La medaglia della Trimi la aspettavamo tutti e ce l’ha regalata nell’ultimo giorno di gare, infiocchettata con uno strepitoso Record Europeo. L’ultimo giorno in cui tutti erano stremati, lei ha fatto la differenza. Si è tenuta le ultime energie rimaste ed è andata a conquistarsi il podio, come posso spiegartela la gioia? Impossibile!
Infine, d
opo l’oro Mondiale a Glasgow e quello Europeo a Funchal, finalmente è arrivato quello paralimpico per Francesco Bocciardo che ha lavorato molto sui 400 stile libero e quindi meritava in pieno il gradino più alto del podio. Indimenticabile anche l’argento di Bettella, quello della Camellini, il bronzo di Boni e poi anche se ormai viene dato per scontato, il fenomeno Federico Morlacchi che ha vinto la prima medaglia d’oro per l’Italia alle Paralimpiadi e le tre bellissime medaglie d’argento.»

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Relativamente ad organizzazione, gestione degli atleti, gestione della burocrazia, della comunicazione media e del coinvolgimento, cosa conteneva alla base la tua ricetta per poter ottenere successo su tutti i fronti?
«Per la prima volta non ho usato particolari strategie, ma ho osservato cosa cercava il pubblico e una volta compreso questo, ho fornito il web quasi per 24 ore al giorno di foto, news, filmati, qualche diretta e continui aggiornamenti sui Social. Il fatto poi di ricevere quotidianamente complimenti, mi ha motivata ancor di più regalandomi quel pizzico di fiducia per osare ed andare oltre. Ora dopo la semina sto raccogliendo dei bei frutti. Sono molto soddisfatta.»

In qualità di Responsabile Stampa della FINP, cosa delle Paralimpiadi di Rio ti ha soddisfatta di più?
giada-lorusso-federico-morlacchi-giulia-ghiretti-rio«La mixed zone funzionava alla perfezione, avevamo il tempo di fare delle piccole interviste agli atleti, di scattare foto e di prenderci il nostro spazio. All’interno dell’Olympic Stadium non si rimaneva mai sprovvisti di startlist e risultati aggiornati e questo è fondamentale. La connessione, come ho già detto, era eccellente e questo ha permesso di pubblicare in tempo reale tutti i risultati. Infine, sono rimasta piacevolmente colpita anche dallefficienza dei volontari: ad ogni problema arrivava la soluzione condita da sorrisi e da bottigliette di acqua. Sembrerà sciocco, ma sono stata coccolata e questo calore ti aiuta a superare la stanchezza e gli affetti che hai lasciato a casa.»

Consapevole del percorso che la Federazione ha fatto negli ultimi quattro anni che hanno portato ai risultati dei Giochi di Rio, cosa ti aspetti dal prossimo quadriennio e cosa ti piacerebbe ottenere in più da qui a Tokyo 2020?
«Il prossimo step sarà il Campionato del Mondo a Città del Messico nel 2017 e non ti nascondo che sto già pensando a come presentare gli atleti alla Stampa. Nello stesso anno ci sarà anche il Campionato Europeo giovanile, quindi il quadriennio si prospetta davvero copioso e ricco di opportunità. Dopo Londra 2012, il cammino verso Rio è stato costante ed a tratti faticoso, ma ora stiamo godendo appieno dei successi e di una sempre più grande partecipazione e coinvolgimento da casa. Questo significa che abbiamo fatto bene tante cose. Il segreto è ragionare e fare dei tentativi, perché solo sperimentando e compiendo un passo alla volta si possono percorrere migliaia di passi. Proprio come Londra e Rio. Più che ottenere, da qui a Rio mi sono già prefissata degli obiettivi da raggiungere. Penso che Tokyo ci sorprenderà molto ed io non voglio farmi trovare impreparata.»

squadra-nuoto-paralimpico-rio-2016Ci siamo detti tante cose in questa ricca intervista, ma c’è qualcos’altro che vorresti aggiungere?
«Rischierò di andar fuori “tema”, lo so, ma vorrei dire Grazie a tutti, in primis a voi di Swim4Life che siete il nostro Media Partner e che ci avete seguiti anche a notte fonda e poi a tutti coloro che mi hanno supportato nonostante la distanza. Solo assieme si possono raggiungere grandi vittorie e queste 13 Medaglie sono di tutti!»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine