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Una vita dedicata allo sport l’ha resa forte e indistruttibile, è così che è diventata Arjola Trimi

Ha dovuto rinunciare ai Mondiali ma non vede l’ora di ripartire guardando avanti: «L’acqua mi ha regalato tanto e sono certa che lo farà ancora, perché ogni volta che nuoto scopro sempre cose nuove ed ho così la possibilità di pormi sempre nuovi obiettivi»

Arjola Trimi ha sempre vissuto lo sport praticando fin da piccola Atletica Leggera, Karate, Basket (che ha fatto anche in carrozzina dopo la malattia) e poi il Nuoto, sempre a livello agonistico. È per questo, racconta, che è una persona forte non solo fisicamente ma anche caratterialmente e psicologicamente.
A dodici anni ha avuto un incidente cadendo e battendo il ginocchio, cosa che ha innescato la malattia rara che poco dopo ha dovuto affrontare, una tetraparesi spastica degenerativa ereditaria.

«Non è vero che dal momento che hai un problema fisico non devi fare più nulla, anzi – afferma con convinzione Arjola durante l’intervista – Fare sport aiuta a livello fisico e mentale per aggirare i tuoi limiti, cosa che poi sfrutti anche nella vita di tutti i giorni ed è fondamentale»

Arjola è originaria di Tirana ma vive in Italia dall’età di due anni e mezzo, motivo per cui va considerata italiana a tutti gli effetti e non solo per cittadinanza. Vive a Milano, dove lavora come impiegata in Banca ed il nuoto non è la sua unica passione: le piace molto stare in famiglia e ama le nipotine di quattro e due anni (le figlie della sorella) che tra l’altro sono anche sue grandi fan che l’hanno seguita ai Giochi di Rio insieme al resto della famiglia.
La famiglia, un valore importante in casa Trimi, che ha sempre sostenuto Arjola, anche nel farla praticare sport dall’età do quattro anni e mezzo iniziando incredibilmente dal Karate.

«Ho sempre preso lo sport sul serio e ho fatto le mie cose credendo in ciò che facevo – racconta Arjola scavando tra i ricordi – Penso che lo sport mi abbia aiutato molto a formarmi, sia prima della malattia che dopo»

Una carriera nel nuoto di recente inizio, 2012, ma non per questo avara di trionfi: un oro, due argenti e due bronzi tra i Mondiali di Glasgow nel 2015 e quelli di Montreal nel 2013, tre ori, due argenti e tre bronzi agli Europei tra le edizioni di Eindhoven 2014 e Funchal 2016 e poi quella tanta ambita medaglia alle Paralimpiadi di Rio con l’argento vinto nei 50 stile classe S4.

Puntava a riconfermarsi agli imminenti Mondiali di Città del Messico, ma l’altezza della quota alla quale si trova il Paese americano e la conseguente importante differenza di pressione, le hanno giocato un brutto scherzo.
«Purtroppo Città del Messico ha un’altitudine che non è perfettamente compatibile con le mie condizioni fisiche – spiega la Trimi – Ho una pompa che mi inietta dei farmaci e ovviamente funziona a pressione, quindi cambiando la pressione del luogo in cui mi trovo, cambia anche il flusso di farmaci che vengono iniettati nel mio organismo. Per testare a cosa andassi incontro prima dei Mondiali, ho quindi fatto una prova a Livigno che si trova ad una quota abbastanza alta e ho subito riscontrato dei problemi evidenti che mi hanno costretta ad interrompere gli allenamenti. Una settimana dopo mi è stato prognosticato un edema polmonare, ho rischiato grosso a non individuarlo subito. Quando poi i Mondiali sono stati annullati a causa del terremoto, ho avuto una speranza che fossero spostati altrove, dove non fosse a repentaglio la mia salute, ma non è stato così. Mi sono allenata fino alla fine con la speranza di partire, ma la difficoltà era troppo grande e ho dovuto rinunciare. Meglio la mia salute che qualsiasi competizione sportiva»

Il peggio per Arjola è passato ormai e l’atleta della PolHa Varese guarda già avanti parlando con serenità, una caratteristica della 30enne che certamente la contraddistingue, impaziente di stare bene per poter riprendere gli allenamenti e fare ciò che le piace fare.

Ma come ricordi la tua prima gara?
«Devo essere sincera, non ricordo la mia prima gara – ammette sorridendo Arjola senza nascondere un pizzico di imbarazzo – Forse è stata una cosa talmente naturale per me che l’ho archiviata»

Naturale così come vivi la tua disabilità in acqua?
«Si. Il nuoto mi ha aiutato a capire come gestire la mia disabilità e come adeguarmi ad essa affinchè trovassi le sensazioni giuste. All’inizio ricercavo movimenti che facevo quando non ero malata, senza poterci riuscire ovviamente perché cercavo di nuotare con muscoli che non avevo più. Quando Raffaela Agape, la prima istruttrice paralimpica che mi ha seguito, mi ha indicato la strada da percorrere e mi ha fatto capire che le cose erano cambiate, mi si è aperto un mondo, anche fuori dalla vasca. Di lì a poco mi sono tuffata nel nuoto competitivo in ambito FINP ma essendo abituata alla competizione non ho accusato alcuna difficoltà emotiva»

E sei stata devastante per risultati raggiunti in poco tempo
«Devo riconoscere che la mia è stata un’ascesa continua, divertente prima di tutto»

Quella del 2017 però è stata una stagione particolare per te per tanti aspetti
«Si è vero, è stata una stagione molto particolare, però io tendo sempre a vivere e affrontare i problemi uno per volta. In realtà quindi anche se ho avuto diversi problemi e qualche stop in più rispetto agli anni scorsi, non mi sono mai abbattuta e sono sempre stata positiva. Ovviamente non ho una sfera di cristallo per sapere come e quando succederanno le cose, per cui la mia filosofia è che bisogna affrontare ogni ostacolo per come si pone, cercando di fare il meglio che puoi»

Qual è stata la cosa più bella che ti ha regalato il nuoto fino ad oggi?
«Le sensazioni che provo in acqua! Non c’è medaglia che regga in confronto a quello che provo quando sono immersa in piscina, un aspetto indipendente dal mio percorso agonistico. Il nuoto mi ha fatto coronare il sogno di vincere una medaglia ai Giochi Paralimpici, ma le sensazioni che vivo ogni giorno in acqua sono impagabili rispetto a qualsiasi vittoria»

Cosa speri possa ancora regalarti?
«Da quello che ho vissuto in questi anni, sono abbastanza convinta che l’acqua possa regalarmi ancora tanto, anche perché ogni volta che nuoto scopro sempre cose nuove ed ho così la possibilità di pormi sempre nuovi obiettivi»

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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